Ustica. Il fratello del comandante: "Che fine ha fatto il nastro di Domenico?"

Gatti pilotava il Dc 9 abbattuto

Reggio Emilia, Italia, 2011-09-14

Gatti pilotava il Dc 9 abbattuto

di Andrea Zambrano


REGGIO EMILIA (14 settembre 2011) -
Il dolore raccontato 31 anni dopo per Edoardo Gatti (fratello del comandante Domenico Gatti, pilota del Dc9 abbattuto al largo di Ustica) ha il sapore di una ingiustizia resasi più inaccettabile con il passare degli anni, tra depistaggi e omissioni.
Un muro di gomma contro il quale anche lui, titolare di una nota scuola guida a Reggio, si è dovuto scontrare per cercare di capire, o almeno accettare. Il dolore oggi, nel commentare la notizia sulla sentenza che condanna i Ministeri di Difesa e Trasporti a pagare la somma di 100 milioni alle 81 famiglie delle vittime del Dc9 precipitato il 27 giugno 1980 al largo di Ustica, ha ancora nei ricordi vivi di Gatti, l’ultimo pranzo con lui quel giorno prima dell’imbarco, un saluto frettoloso, il nero delle prefiche pagate a Palermo per piangere all’ospedale i corpi che via via arrivavano per il riconoscimento. Brandelli di corpi, in un ospedale che poteva contenere cinque cadaveri e ne dovette ospitare oltre 38. "Una scena terrificante - ricorda oggi - che non auguro a nessuno. Anche se io non ho potuto trovare il corpo di Domenico su cui piangere". "Il risarcimento? Giusto, ma in ritardo e soprattutto non rende la verità. Oggi mio fratello avrebbe 75 anni", commenta con fastidio. Ma a distanza di 31 anni è il mistero sulle parole pronunciate da Gatti al copilota Fontana quella sera terribile, ad arrovellarlo.

Partiamo da qui. La registrazione a terra delle ultime parole di suo fratello. Un mistero su cui lo Stato ha fatto calare il segreto. Che cosa disse?

Dalle registrazioni di cui venni in possesso sentì mio fratello stupirsi per il cielo. "Sembra un cimitero - disse -. E’ come se ci fossero dei lumini". Poi più nulla.

Dei lumini?  


Sì.

A che cosa alludeva?  Forse a dei traccianti di missili?


E’ un’ipotesi che non riesco a togliermi dalla testa. Mio fratello vide in faccia il suo destino e se penso ai 4 minuti di terrore vissuti dai passeggeri quando l’aereo ha iniziato a precipitare dopo l’impatto, rimango sgomento.

Che idea si è fatto? Missile, cedimento strutturale o bomba?  


Cedimento no, gli aerei venivano già controllati all’epoca e mio fratello sapeva farlo perché lo aveva imparato quando portava i Jumbo dall’America. Credo al missile, i corpi delle vittime contenevano particelle di testate nucleari.

La battaglia nei cieli e il triangolo Libia-Francia-Italia?  

Propendo per la tesi della Bbc

Cioè?  

Una battaglia nei cieli, ma che coinvolgeva tre aerei libici. C’era un pilota che stava scappando dalla Libia. E gli altri due gli davano la caccia. Si nascose sotto il Dc9. Poi venne trovato abbattuto sulla Sila venti giorni dopo.

Che fine ha fatto il nastro?  

E chi lo sa?

Coperto dal segreto di Stato?  

Forse. Altre volte mi dissero che era stato perso, che non si trovava, che non si poteva fare di più. Insomma... un muro di gomma.

Chi glielo disse?  

Entrai in contatto con i vertici dell’Aeronautica. Mio fratello era vicino di casa a Grottaferrata di un generale della scuola elicotteristi di Benevento. Andai con lui a Ustica e poi a Palermo.

E il nastro, (tecnicamente Cockpit Voice Recorder), dove lo ascoltò?  

Al ritorno, ma non ricordo se alla scuola di Aeronautica a Roma o a Benevento. Fatto sta che non ho più potuto ascoltarlo. E’ come se si fosse volatilizzato. La stessa aeronautica mi dissuase dall’andare avanti. Evidentemente lo Stato stava già arrivando a coprire.

(ha collaborato Jacopo della Porta)

(nella foto il comamdante Domenico Gatti)

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