Concerto. Alberto Fortis, un perfetto esempio della musica che unisce

Il cantautore conquista la folla di Carpineti

Reggio Emilia, Italia, 12/03/2012

Il cantautore conquista la folla di Carpineti

di Adriano Arati

CARPINETI (13 marzo 2012) -
Le prime note sono state quelle dell’immortale Mother di Lennon, seguite rapidamente da uno dei grandi classici di Fortis, Milano e Vincenzo. Il finale, invece, un ricordo – toccante – a un amico e collega che ha appena salutato, Lucio Dalla. Mentre il maxischermo proiettava un primo piano del cantante bolognese, Fortis ha intonato una bella e sentita versione de L’anno che verrà, con finale modificato “c’è una grande novità, Lucio sta riposando” prima di concludere sfumandone le note nell’introduzione della sua La sedia di Lillà, con cui ha salutato tutti. Dopo due ore di fragranze antiche – Settembre, Il duomo di notte – ed altre più recenti. Perché, racconta Fortis con orgoglio nel dopo concerto, «io non sono fermo nel passato, ho sempre cercato di fare musica legata alla contemporaneità, di raccontare l’epoca in cui vivo. Il problema, però sono gli addetti ai lavori. Nelle radio passano solo i brani per cui uno è diventato celebre, ed una canzone nuova fa fatica ad imporsi, a venir riconosciuta», spiega. Anche la qualità cambia: «Non rinnego certo i talent show, visto che anche io vi ho partecipato, ma credo che pochi dei brani che vengono composti oggi per questi spettacoli rimarranno. Anche se gli artisti che li interpretano avrebbero grandi potenzialità. Notavo una cosa camminando per Milano: i musicisti di strada, italiani come stranieri, non suonavano i brani di oggi, ma quelli di un’altra generazione, ben precedente».
A proposito, si è partiti con Lennon e si è chiuso con Dalla. «Un omaggio a Lucio era doveroso e inevitabile. Ai suoi funerali a Bologna sono rimasto davvero colpito, sembravano funerali di Stato, grande commozione, gente comune e personaggi. Io un po’ lo paragonavo a Lennon per questa capacità di saper ridere di sé stessi, di non essere mai completamente seri, di avere questa leggerezza».

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