E' morto il giornalista Ivano Davoli, fu l'inventore della Dolce vita

Reggio Emilia, Italia, 2010-09-13

Il celebre cronista reggiano si è spento ieri a 80 anni al Santa Maria Nuova

di Pierluigi Ghiggini

REGGIO EMILIA (9 settembre 2010) - Ivano Davoli è morto giovedì pomeriggio intorno alle 18 al Santa Maria Nuova, dove era ricoverato dai primi d’agosto per un brutta polmonite dopo aver subito, nei mesi scorsi, una complessa operazione. Il giornalista reggiano aveva ottant’anni, e sino all’ultimo aveva lottato con tenacia per non cedere al male. Ancora pochi giorni fa dal letto del reparto di Medicina III aveva continuato a lavorare per l’ultimo numero di Stampa Reggiana, il mensile da lui fondato alcuni anni fa. I funerali saranno celebrati quasi certamente nella giornata di sabato.
Con Ivano Davoli se ne va un protagonista del giornalismo italiano, anzi un pezzo di storia del costume del nostro Paese. Giornalista, attore, direttore e fondatore di giornali e periodici, innovatore dei telegiornali a Telemontecarlo, grande uomo di pubbliche relazioni, comunicatore nato, amico di politici e industriali fra i più potenti del Paese, il suo nome rimarrà sempre legato alla straordinaria stagione della “dolce vita” romana, che lui raccontò per primo sulle colonne di Paese Sera. E nessuno riuscì a superarlo.
Ivano Davoli, figlio di un licenziato politico delle Reggiane, collaborò giovanissimo con le redazioni reggiane de l’Unità e del Progresso d’Italia. Partì per Roma senza una lira in tasca ma con una lettera di presentazione di Davide Lajolo, e con i suoi scoop (il primo sulla situazione degli ospedali romani) si conquistò presto un posto nelle redazioni dei quotidiani del Pci. A Paese Sera prese il volo come cronista della notte: raccontava la vita scintillante di via Veneto e dei night romani negli anni del boom economico, le storie dei divi, i loro segreti e i loro amori. Diventò in breve il giornalista numero uno della Dolce vita, intercettando da protagonista sul campo la voglia di benessere e i cambiamenti in atto nella società italiana.
Fu celebre, cercato, coccolato e temuto dai Vip, anche con conseguenze imprevedibili nei rapporti con l’editore, il Pci di Botteghe Oscure. Più di una volta fu licenziato e naturalmente riassunto nella stessa giornata. I suoi scoop rimangono scolpiti nella storia del giornalismo italiano, come la notizia di Soraya, moglie ripudiata da Reza Palhevi scritturata da De Laurentiis come attrice. E proprio nel film a episodi "I tre volti" interpretato da Soraya, Davoli fu l’attore di se stesso come protagonista della prefazione firmata da Michelangelo Antonioni: fu quello il momento più alto della sua celebrità internazionale.
Ma prima ancora Federico Fellini lo aveva intervistato per intere giornate prima di girare "La dolce vita". Fu Ivano Davoli lo sherpa che introdusse il maestro nel cinema nello spirito delle notti romane, fu lui in qualche modo a rendere possibile la Dolce vita. Non a caso il il personaggio interprestato da Marcello Mastroianni era ispirato alla figura di quel giornalista reggiano che partito dal nulla seppe fare fortuna a Roma.
Una personalità straordinaria, un uomo incredibilmente creativo e capace di lanciare con i suoi articoli protagonisti assoluti della canzone come Gianni Morandi, o locali che hanno fatto la storia del costume. Non a caso nel film di qualche anno fa dedicato al Piper, Massimo Ghini ha interpretato la figura romanzata di Davoli.
Sposò Miranda Martino (il matrimonio fu poi annullato dalla Sacra Rota) e la festa alla reggia di Rivalta con più di mille invitati, fra cui Celentano, Little Tony e una sfilata impressionante di star dello spettacolo, diventò un evento mondano senza precedenti a Reggio, e di cui gli anziani si ricordano ancora bene. Ma Ivano ebbe molte compagne, fidanzate, amanti: fra le altre Anna Maria Pietrangeli, poi morta suicida, e Nadia Thiller.
Tuttavia con Miranda Martino rimase in buoni rapporti anche negli ultimi anni: “Se non lo farà lui, scriverò io un libro su Ivano, e lo intitolerò 'L’uomo che si costruì la vita'”, dichiarò la Martino in una intervista di anni fa a Ultime Notizie Reggio.
Davoli non volle mai scriverlo quel libro, un po’ perché il suo archivio fotografico andò perduto nell’allagamento della villa di Fregene e un po’ perché non voleva rivelare alcuni segreti della sua vita privata e professionale che giurò di portare nella tomba, come ha fatto. Fra questi, il mistero che circonda ancora oggi il suicidio di Luigi Tenco al festival di Sanremo e di cui Davoli sapeva probabilmente tutto. Però Miranda Martino aveva già azzecato il titolo: Ivano Davoli fu veramento l’uomo che si inventò la vita, tenace e ottimista, aitante - lui e Maurizio Arena erano i più gettonati a Roma - ma fragile, coraggioso e sempre in lotta con le sue ombre, infedele ma capace di grandi affetti, geniale e innovativo, talvolta troppo fiducioso nel prossimo come quando passò la tempesta di una disavventura d’affari in Sardegna.
Restò sempre molto legato a Reggio: non solo per l’affetto che lo legava alla sorella e ai suoi famigliari, ma perché Roma non riuscì mai a estirpare le sue radici reggiane ben piantate in profondità. Negli anni Ottanta cercò, ma inutilmente, di comprare la Reggiana dal senatore Sacchetti. Tornò definitivamente nel 1999 installandosi in un bell’appartamento in via Guidelli e subito cominciò a lavorare insieme al gruppo di giovani cronisti che aveva aperto l’edizione reggiana di Ultime Notizie, il piccolo quotidiano di Avvenimenti diretto da Claudio Fracassi. L’anno successivo, in ottobre Ultime Notizie Reggio diventò autonomo e lui fu della partita, diventandone anche direttore editoriale. Poi la fondazione del mensile Stampa Reggiana e il passaggio al gruppo dell’Informazione.
L’uomo che si inventò la vita non c’è più: restano la sua lezione, il suo sorriso, la capacità di lavoro instancabile, la montagna di cose che è riuscito a fare. Molti di noi oggi hanno un vuoto nel cuore e una gran quantità di ricordi: prima o poi, quel benedetto libro qualcuno dovrà pur scriverlo.

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