La Cooperativa Sociale l’Ovile non ha partecipato al bando di gara indetto dalla prefettura, che è andato deserto.

La Cooperativa Sociale l’Ovile non ha partecipato al bando di gara indetto dalla prefettura, che è andato deserto.

Reggio Emilia, Italia, 2019-04-11

Valerio Maramotti: “Abbiamo dimostrato in questi anni di saper fare accoglienza seriamente e in modo proficuo, ma a certe condizioni non è davvero possibile”

Martedì alle 14 sono scaduti i termini per partecipare al bando di gara indetto dalla prefettura per l’accoglienza delle persone richiedenti asilo. La Cooperativa l’Ovile non ha partecipato al bando che è andato deserto.

“È stata una decisione molto sofferta e meditata – ha spiegato Valerio Maramotti, presidente della cooperativa sociale e del Consorzio Oscar Romero - Finora abbiamo gestito l’accoglienza di queste persone proponendo percorsi di reale integrazione sia sociale che lavorativa, e possiamo dire che, ad oggi, i numeri delle persone inserite con successo nel mondo del lavoro e in attività sociali lo dimostrano”.

“Abbiamo dato lavoro, assumendo e pagando in modo regolare, giovani educatori, insegnanti, mediatori culturali e abbiamo dato vita a collaborazioni con le comunità locali, con le associazioni e con la nostra Chiesa – prosegue il presidente della Cooperativa L’Ovile - Abbiamo preso in affitto e pagato affitti in modo regolare a tanti proprietari italiani. Abbiamo cercato di far sentire questi uomini e donne a “casa loro”, ascoltato le loro sofferenze, condividendo i loro cammini di vita e correggendo, ove sia stato possibile, atteggiamenti non positivi”.

“Il capitolato di questo nuovo bando, però, non prevedeva molto di tutto questo. Riduce il ruolo delle cooperative a dispensatori di pasti in piatti, posate e bicchieri di plastica usa e getta, e un letto con lenzuola di carta da buttare, e che quasi non copre neanche gli oneri della sicurezza sul lavoro delle persone assunte. Nella vita degli uomini, il cibo e il letto sono importanti ma non sono tutto – spiega con profondo rammarico il presidente Maramotti – e noi abbiamo cercato di non dare soltanto un tetto e un piatto di pasta a queste persone, inserendole nel miglior modo possibile in una società nella quale potessero diventare figure attive e produttive, in grado di dare e non soltanto di ricevere”.

“Qualche riduzione nel nuovo bando ci poteva stare, ma il vero risparmio poteva e doveva essere nel ridurre i tempi di risposta dell’istanza di richiesta asilo (oggi in media più 600 gg, con le relative difficoltà di gestione degli individui per quel periodo) che esasperano i richiedenti e gli accoglienti. Non siamo disponibili ad una accoglienza di bassa qualità che vede le persone non più come uomini e donne da integrare ma soggetti “da mantenere” in attesa di un’espulsione che sappiamo bene molto difficilmente arriverà, almeno in termini di realizzazione concreta del provvedimento”.

Analizzando però la situazione attuale, a fronte del bando andato deserto, il presidente Valerio Maramotti fa il punto e sottolinea: “Non metteremo per strada nessuno e almeno fino al prossimo 30 giugno per noi non cambierà niente, poi si vedrà ”.

“Rimaniamo come sempre a disposizione del prefetto Maria Forte e della dottoressa vicaria Alessandra Denotaristefani alle quali va tutta la nostra stima per la collaborazione e la comprensione dimostratici in questi anni, ma una cosa certa l’accoglienza è una cosa seria e noi abbiamo dimostrato coi fatti di averla interpretata nel modo corretto, ma a queste condizioni è davvero difficile, se non quasi impossibile, mantenere gli stessi standard, col rischio poi di ritrovarci tante persone senza punti di riferimento, pronti magari a trovare espedienti per sopravvivere a discapito della sicurezza dei cittadini reggiani. Mi auguro che qualcosa cambi e cambi in fretta per consentirci di fare il nostro lavoro e per dare un futuro dignitoso e queste persone che sono solo alla ricerca di un po’ di serenità”.

 

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