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Ermanno Foroni: un viaggio fra i minatori con lo sguardo stupito

REGGIO EMILIA (1 maggio 2012) - Lo stupore di chi assiste per la prima volta a una realtà diversa, agli antipodi dalla nostra, estrema e difficile, come quella dei minatori brasiliani, riuscendo a racchiudere in uno scatto la storia del fotogiornalismo internazionale. Questo si coglie in Ermanno Foroni, tra i futuri protagonisti di Fotografia Europea, dopo esserlo stato in passato, al centro della mostra sui Garimpeiros nelle miniere del Brasile, in Sierra Pelada, che si inaugurerà alle 21 di martedì 8 maggio al museo dei Cappuccini di Reggio. Era il 1986 quando Foroni partì per il Brasile alla ricerca dei minatori della Sierra Pelada. Il suo bianco e nero parte da Paul Strand, per passare a Robert Capa e Adre Ketesz, si ispira a Tina Modotti per arrivare ai grandi del National Geographic, mentre l'amore per la semplicità e il quotodiano lo avvicinano a Ghirri; ma come tutti i bravi fotografi, ne cogli la sua personalità e unicità.
Ecco cosa dice di lui il critico Massimo Mussini, alla luce della nuova, imminente esposizione. “Se Dante avesse potuto vedere queste immagini, ne avrebbe tratto spunto per la descrizione del suo Inferno, anch’esso strutturato in forma di imbuto come la miniera a cielo aperto di Sierra Pelada, brulicante di figurine, che altre fotografie di questa serie rivelano nella loro entità di esseri umani.  Ermanno Foroni ha scoperto l’esistenza di Sierra Pelada nel novembre 1986. Vi è rimasto per una settimana. Foroni non ne conosceva le immagini e pertanto ha potuto guardare tale realtà con occhi privi di condizionamenti e in modo meno smaliziato di un professionista della documentazione sociale. Per questa ragione il suo approccio all’ambiente non appare mediato dalla necessità di costruire un discorso ideologico, ma si rivela indirizzato a prendere atto con stupore di una realtà impensata e a registrarne le impressioni ricevute. A differenza di Salgado, Foroni si è calato all’interno della realtà quotidiana della miniera, dove è giunto senza alcun supporto logistico e ne ha sperimentato direttamente la durezza di vita, alloggiando nella capanna di un anziano minatore, da cui ha ricevuto la protezione necessaria per potersi muovere indenne fra i garimpeiros. Tale approccio gli ha consentito di non guardare i protagonisti con distacco, ma di coglierne la loro dignità di esseri umani, diversi da lui soltanto per la situazione esistenziale nella quale si sono trovati a vivere. Lo evidenziano le prime immagini della serie, apparentemente “neutre”, perché mostrano il loro giungere sul luogo di lavoro. Sono le successive a divenire “intense” per contrasto, perché ci rivelano come, da una condizione umana, i minatori passino rapidamente a quella subumana, abbrutiti dalla fatica e ricoperti dal fango che trasportano in sacchi sulle spalle. Si passa in tal modo, senza mediazioni, a verificare come siano costretti a procacciarsi da vivere con un lavoro da antichi schiavi e in condizioni prive di ogni sicurezza.
Le immagini di Foroni si appuntano su questi aspetti, che sono i più tangibili agli occhi di una persona abituata a condizioni di lavoro differenti e passano continuamente da campi lunghi in cui, come formiche file di uomini si arrampicano lungo la china e su scale malferme, a primi piani che mostrano quelle formiche ritornate persone.
Non vi è pietismo in questi ritratti, né sensazionalismo, ma soltanto attenzione a una realtà che la parola da sola non sarebbe in grado di fare comprendere”. 

(la. f.)

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