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Archeologia. Quei montanari vissuti venticinque secoli fa
Tombe del popolo ligure alla Pietra di Bismantova: scavi in corso

di Pierluigi Ghiggini

REGGIO EMILIA (26 luglio 2010) - E’ un’estate "calda" anche per l’archeologia nella montagna reggiana. Nel mese di agosto prenderà il via la nuova campagna di scavi alla Pietra di Bismantova, per l’esplorazione di un sito di importanza eccezionale: un cimitero del popolo ligure, che potrebbe risalire anche a quattro-cinque secoli prima di Cristo.
Le tombe liguri, per ora tre in tutto, sono state segnalate per la prima volta nel 2008 da  Franca Melloni  e nel 2009 da Giampaolo Montermini . Il primo scavo si deve agli archeologi  Paolo Montanari e James Tirabassi . Il sito e le date delle nuove esplorazioni (presumibilmente avverranno in agosto) sono ancora top secret.
Nell’attesa di saperne qualcosa di più dobbiamo accontentarci delle anticipazioni contenute in un libretto edito dalla Pro Loco Cartogno e dedicato alla  Valle del Tassobbio : la pubblicazione è stata presentata nei giorni scorsi proprio a Cortogno, presenti duecento persone e con  Giovanna Caroli , assessore alla cultura di Casina, a fare gli onori di casa.
Quella che vedete in questa pagina è la prima fotografia disponibile delle tombe liguri della Pietra.
Il libretto sulla Valle del Tassobbio - un bacino di circa cento chilometri quadrati e che interessa i territori di Canossa, Casina, Vetto, Castelnovo Monti e in piccola parte di Carpineti -  contiene uno studio del geologo  Sergio Guidetti  alla scoperta del territorio e soprattutto una miniera di notizie sulle stranezze idrogeologiche del torrente Tassobbio; e un excursus sulla preistoria e la protostoria della vallata, firmato da James Tirabassi, ispettore dei Musei di Reggio e uno dei conoscitori più profondi dei segreti archeologici della montagna reggiana.
La novità principale riguarda le tombe liguri della Pietra (che a quanto pare sono arrivate sino a noi in buone condizioni) ma non è l’unica: nel suo studio, Tirabassi sottolinea che a proposito degli insediamenti estruschi e liguri nel Tassobbio e in genere nell’Appennino reggiano, molte cose sono cambiate negli ultimi anni “grazie ai sondaggi realizzati congiuntamente da Sopritendenza e Musei Civici sulla cima di Monte Valestra, agli scavi sistematici compiuti dalla Soprintendenza a Monte Castagneto, alle ricognizioni effettuate da  Leonardo De Marchi  nella valle dell’Enza” e, come abbiamo detto, al recupero delle tre tombe liguri.
I centri etruschi più importanti sono Campo Pianelli, ai piedi della Pietra (dove sin dagli anni ’70 sono riemersi i simboli di riti religiosi comuni a tutta l’Europa protostorica) e Monte Castagneto, tuttavia - nota Tirabassi - in molte località affiorano reperti che rivelano l’esistenza di siti non ancora esplorati.
Per questo non è possibile tracciare una mappa della montagna reggiana dall’età del Ferro all’arrivo dei Romani, perchè il territorio potrebbe restituire ancora tracce importanti: "Certo è che il nostro territorio fu controllato fra il sesto e il quinto secolo dagli Estruschi, mentre almeno dal quarto secolo in poi, nel momento della crisi della domnazione etrusca innescata dalla calata nei Celti nei domini del Nord, i Liguri sembrano contrastare o quanto meno non lasciare carta bianca agli Etruschi, il che potrebbe aver condotto a una integrazione dei due popoli. In punti strategici quali Rossena, Monte Valestra e Bismantova troviamo tracce conclamate della loro presenza".
Ma quale popolazione dei Liguri occupò questa porzione dell’Appennino? "Ancora non lo sappiamo, anche se i reperti rinvenuti negli abitati di Monte Valestra e Rossena possono essere confrontati con quelli dell’Oltrepo pavese, mentre le tombe di Bismantova rimandano a confronti con reperti della Garfagnana e delle Alpi Apuane". Insomma, almeno una parte della nostra montagna fu occupata dallo stesso popolo che contrastò fieramente i Romani e infine, fra il II e il I secolo avanti Cristo, dovette subire un’epica deportazione verso il Sannio.
Ciò che conta è che gli ultimi di ricerche hanno colmato molte lacune sul mondo ligure la cui presenza più antica è databile al IX secolo a.C,  grazie alle tombe a cremazione rinvenute nel 1958 a Case Pantani.
Oltre alla zona della Pietra, scavi importanti interessano attualmente Monte Castagneto dove la Soprintendenza ha riportato alla luce le strutture murarie già esplorate nell’800 da  Gaetano Chierici .
 Si tratta di spessi muri in pietra, "piuttosto anomali - secondo Tirabassi - per un piccolo e arroccato sito di montagna: ci auguriamo che gli studi in corso possano chiarirne la funzione". Secondo le notizie preliminari sarebbero stati trovati oggetti sia estruschi a sia liguri, a conferma di un’ipotesi di convivenza-integrazione fra le due etnie.
Altri reperti sono stati rinvenuti sulla cima del Monte Venera, a Cortogno in pieno centro storico da  Davide Costoli, sul Monte Barazzone da Vincenzo Ferretti e Francesco Dell’Eva. Sul monte Tesa è stto individuato un sito collocato su un balcone naturale che guarda la bassa valle dell’Enza, sito rioccupato in epoca romana e dove oggi si trova una chiesa.
Da notare che nei decenni passati furono segnalate altre tombe liguri a cassetta, risalenti al periodo delle guerre con i Romani, a Luceria di Canossa, a Villa baroni di Quattro Castella e a  Bosco Cernaieto  tra Casina e Canossa. La stessa Cernaieto della fossa comune in cui furono gettati i militi del distaccamento Rsi di Montecchio, fra cui due sedicenni, e tre donne ammazzate dai partigiani nei giorni della Liberazione. Un destino antico, evidentemente, per il bosco dove oggi sorge una croce a ricordo di quei caduti.
 



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