

ROMA (27 luglio 2010) - Il presidente della Camera Gianfranco Fini è tornato a fare sentire la sua voce. Lo ha fatto in difesa di Fabio Granata, il deputato a lui fedele e in odore di essere deferito a probiviri del Pdl, per le esternazioni sugli intrecci tra mafia e politica. Fini ha detto con durezza che un partito intitolato alla libertà non può "considerare un provocatore chi pone una questione morale". E poi aggiunge che è giusto mantenere alta la questione del garantismo, "ma inopportuno mantenere incarichi politici quando si è indagati". Sono state parole che hanno acceso il Popolo delle libertà come una minaccia, visto che la terza carica dello Stato le ha pronunciate proprio nel giorno in cui uno dei tre coordinatori del Pdl, Denis Verdini, si presenta alla Procura di Roma per la settimana chiave sulla P3. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha osservato un irritato silenzio, mentre ci ha pensato un altro coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, a replicare alle parole del presidente della Camera: è venuto meno al proprio ruolo istituzionale. Mentre il ministro della Difesa Ignazio La Russa invoca che lasci lo scranno più alto di Montecitorio per fare il ministro.