

BOLOGNA (17 settembre 2007) - Continua ad allargarsi l'inchiesta sui test di ammissione alla facoltà di medicina, questa volta nel mirino della giustizia finisce l'ateneo di Bologna. Ora spetta al procuratore capo Enrico De Nicola e al sostituto Enrico Cieri fare luce su ciò che accadeva nel capoluogo emiliano, dopo che alcuni partecipanti hanno fornito la loro versione dei fatti su come andavano le prove. Ciò che emerge sono le solite buste sigillate e poi riaperte per correggere gli elaborati a tempo scaduto e figure presenti alla prova che con certi candidati assumevano il ruolo del suggeritore. Ma all'Università di Bologna spunta una nuova peculiarità nei metodi adottati per passare la prova: si usava l'alfabeto muto per ottenere le risposte esatte dei quiz.
A dare il via all'inchiesta, riporta il Messaggero, sarebbero state quattro ragazze che nel mese di settembre hanno sostenuto la prova e ora hanno mandato un esposto alla Procura. Nelle carte si parlerebbe di un via-vai molto sospetto di studenti avanti in età che sembravano assumere il ruolo di suggeritori di alcuni candidati. Ora sulla vicenda indaga la magistratura.