INCHIESTA 1/ Attenti ai rischi del “tutto e subito”

Sconti anche dell’80% all’Est: nascondono bassa qualità e assenza di assistenza post-operatoria

Reggio Emilia, Italia, 2013-03-05

Sconti anche dell’80% all’Est: nascondono bassa qualità e assenza di assistenza post-operatoria

di Francesca Chilloni

 

REGGIO EMILIA (5 marzo 2013) - Prezzi scontati del 50-75%, con la promessa di venir curati con «materiali dentali solo di primissima qualità» e con «l’uso di metodologie dentistiche all’avanguardia». E’ quando si legge in uno dei numerosi annunci su internet che pubblicizzano cliniche odontoiatriche dei Paesi dell’Est, dagli studi a pochissimi chilometri oltre il confine con la Croazia alla Slovenia, ma anche viaggi rigorosamente “low cost” e “all inclusive” in Romania o Albania. Complice la crisi economica e il tam-tam dei pazienti che si confrontano nei forum online, il fenomeno del turismo dentale è in costante aumento.
Il dottor  Roberto Franceschetti, presidente provinciale dell’Andi (Associazione nazionali dentisti italiani), spiega come una recente ricerca abbia messo in luce che il 4% degli italiani sceglie di andare all’estero per affrontare interventi di un certo rilievo: decine di migliaia di persone che attratte dalla prospettiva di risparmiare, si espongono a rischi imponderabili. Si parte senza alcuna garanzia, e spesso non le si chiede nemmeno, anche perché nella percezione di molte persone una cura odontoiatrica ha più a che fare con il wellness, l’estetica, che con la salute e la chirurgia.
Anche Reggio non è immune da un fenomeno che attraversa ogni classe sociale: anche signore “bene” insospettabili, con la scusa di una vacanza-beauty, non vanno più a farsi il “ritocchino” dal chirurgo plastico o alle terme, ma a farsi impiantare un ponte in Bulgaria per tornare con un nuovo sorriso.
«Complice la crisi è calato dal 40% al 30% il numero di italiani che vanno negli studi dentistici per fare prevenzione», come evidenza il Cao (Commissione albo odontoiatri) e che addirittura - secondo altre indagini - «il 17% dei cittadini ha rinunciato alle cure dei denti».
Per intercettare questi pazienti in fuga, allora, anche in Italia i professionisti si organizzano per offrire prestazioni “low cost” ma anche in questo caso la prudenza non è mai eccessiva.
Temi scottanti, che toccano direttamente la salute e il benessere della persona, ma sui quali è difficile orientarsi. Ne abbiamo parlato con il dottor Alessandro Munari, componente della commissione dell’Albo degli Odontoiatri presso l’Ordine dei Medici provinciale.
Dottore, qual è la situazione nel reggiano?
Sorprendentemente i dati sono in parziale contrasto rispetto a quelli nazionali. Quelli assunti da noi come Federazione degli Ordini dicono che il fenomeno è in leggero calo: in Emilia-Romagna il problema è inoltre presente in misura minore rispetto ad regioni “di confine”, come il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, dove invece è molto rilevante proprio per una vicinanza geografica che favorisce il pendolarismo. Certamente, anche come utente di internet, sono molto preoccupato perché – dopo che la Legge Bersani ha dato il via alla possibilità di pubblicizzare meglio queste attività – è tutto un fiorire di annunci “strani”.
La voglia di risparmiare è alla base fenomeno: come mai le cure all’Est costano così poco?
E’ ovvio: in determinati Paesi il costo della vita è un quinto del nostro, l’affitto di un ambulatorio o lo stipendio di un assistente costano il 40% in meno… In Romania una pizza costa due euro, mentre qui la si paga 12…
Ma le strumentazioni e i materiali utilizzati sono di qualità?
Materiali e strumenti sono costosi ovunque. Perciò è necessario fare un distinguo tra una certa riduzione della tariffa attribuibile al minore costo della vita, e prezzi anomali: è evidente che se lo sconto proposto è eccessivamente inferiore a quello italiano, allora bisogna cominciare a porsi delle domande. Ci sono sicuramente cliniche che lavorano bene, con materiali adeguati, ed altre che “tirano via”. L’unico criterio è capire quando il prezzo non è più giustificato: ribassi dell’80% indicano che c’è qualcosa che non quadra. Ma la problematica su cui noi poniamo l’accento è un’altra: quella del “tutto e subito”.
Quali problemi provoca il “tutto e subito”?
La stragrande maggioranza dei pazienti che si reca all’estero lo fa per interventi di tipo implantologico, i più costosi. Ma questi sono lavori che devono essere eseguiti in un arco di tempo adeguato, con controlli frequentissimi. E questa non è una prassi italiana, ma semplicemente necessaria perché la biologia umana è quella e ci sono dei tempi di attesa tra una fase e l’altra del lavoro – anche di settimane - che vanno rispettati. Per questo sono molto preoccupato da quelle pubblicità clamorose che promettono che il primo giorno si fa la visita, il secondo l’impianto e il terzo si ritorna a casa in Italia.
Quali sono i problemi più frequenti che derivano da queste prassi?
A livello nazionale si stanno raccogliendo dati e nell’elenco di problematiche, sembra siano in aumento quelle legate alle protesi, all’implantologia. Non si prende un aereo per farsi fare due otturazioni. Il turismo dentale è un fenomeno giovane e mi aspetto che in futuro possano emergere altre questioni.
Ci sono persone estremamente soddisfatte dei loro impianti…
Questo è un altro tema. Lo ripeto: si tratta d’interventi che implicano attenzioni, il rispetto di procedure e poi controlli nel corso degli anni. Se uno si fa “riabilitare” male un’arcata, magari subito tutto va bene anche secondo i nostri criteri odontoiatrici, ma nel giro di qualche anno i problemi vengono fuori. Quando addirittura non emergono immediatamente, come le infezioni, e allora i pazienti magari corrono da noi perché non possono fare mille chilometri per farsi prescrivere un farmaco.
Capita spesso?
Il controllo e l’interruzione delle vie delle infezioni in Italia vengono fatti secondo protocolli strettissimi, in sicurezza totale, con strumenti (come le autoclavi) certificati. Spero che sia così anche in altri Paesi… Quelle italiane sono le normative tra le più stringenti in Europa. Dal 2004 gli studi sono soggetti ad autorizzazioni molto rigide: non basta solo l’ok del sindaco, ma si devono rispettare protocolli Ausl, che ripete i controlli nel corso dell’anno. Abbiamo norme molto severe sulla sterilizzazione, sulle apparecchiature radiografiche, sulle procedure… Il paziente è più sicuro, anche se, indubbiamente, ciò si riverbera in modo importante sul costo delle prestazioni.
C’è chi, anche in Italia, propone prestazioni low cost: ci sono rischi?
La Legge Bersani oggi consente al professionista di far conoscere in modo più dettagliato la sua attività e i suoi servizi. La pubblicità però deve essere veritiera e trasparente: se andiamo ad esaminare i vari annunci, nella stragrande non ci sono problemi. Certamente c’è anche chi fa affermazioni scorrette e promesse illusorie; da certi annunci ingannevoli, ad esempio, sembra che l’implantologia possa cambiarci la vita ma il paziente deve sapere che non si può fare in tutti i casi e che se la si vuol fare bene, non si può spendere cifre irrisorie. Noi teniamo ben monitorati questi fenomeni, ma non possiamo far eseguire controlli perché siamo in una “zona di confine” molto delicata.
I pazienti hanno però sempre meno soldi e non sempre riescono a sostenere i costi delle cure. La crisi non induce anche i dentisti italiani ad abbassare i prezzi?
I fatturati sono in calo e la crisi si è sentita in tutti settori, compreso quello dell’odontoiatria: noi dentisti abbiamo cercato di calmierare i prezzi medi per le prestazioni, che peraltro a Reggio non sono aumentati da anni. Sicuramente il fatto che la popolazione abbia possibilità di spendere meno in sanità ha avuto ricadute positive. Ma il messaggio principale che deve essere fatto passare ai cittadini è che non bisogna arrivare ad avere una bocca con grossi problemi, che deve essere riabilitata. Visite e pulizie frequenti da un dentista di fiducia ci eviteranno in futuro di spendere soldi e perdere denti per poi ricorrere a soluzioni drastiche. 

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