

di Davide Tomì
LOS ANGELES - Alla fine il duello in famiglia, come spesso succede, l’ha vinto lei. La talentuosa e bellissima Kathryn Bigelow e il suo The Hurt Locker schiantano il pachidermico Avatar dell’ex marito James Cameron sotto il peso di sei Oscar su nove nomination tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Sceneggiatura. La Bigelow consolida prepotentemente la propria presenza nella storia del cinema essendo l’unica donna ad aver vinto l’Academy Award come “Best Director”. Riconoscimento sacrosanto e quanto mai significativo quello dell’Academy, la cui brusca sterzata degli ultimi anni in favore di opere di indubbio valore artistico a prescindere da incassi, spinte pubblicitarie e giochi di potere sta facendo riguadagnare credibilità ad un premio nel passato ridicolizzato da scelte infauste e nel presente recente superato in prestigio dai vari festival sparsi per il mondo. Cannes su tutti.
Come ampiamente annunciato il premio come Miglior Attrice Protagonista, visto che proprio di meglio non c’era è andato a Sandra Bullock per The Blind Side. Curiosamente la stessa attrice il giorno precedente si era accaparrata anche il poco ambito “Razzie” , l’anti Oscar, come peggior attrice dell’anno per un altro film, All About Steve. Premio ritirato di persona nella sede dei “Razzies” come quasi mai accade in questi casi. Leggiadra autoironia o prevedibile lungimiranza per il successo della giornata successiva? I biografi si sbizzarriranno. Per la cronaca il Razzie per il peggior film dell’anno è stato assegnato a TRansformers 2-La vendetta del caduto e al suo realizzatore, Michael Bay quello per Peggior regista. Ne’ robot ne’ regista si sono presentati a riscuotere.
Jeff Bridges cantante country alcolizzato in Crazy Heart è il Miglior Attore Protagonista confermando l’indole etilico-stanislawskiana dei membri dell’Academy mentre, giustamente, Christopher Waltz aka Hans Landa di Bastardi senza Gloria regala l’unica gioia della serata a Quentin Tarantino con la conquista del Miglior Attore non Protagonista, dopo tutto il film è lui.
Grande sorpresa ha invece riservato l’assegnazione del Miglior Film Straniero. Il film 'El Secreto de Sus Ojos' (Argentina) di Juan Jose' Campanella ha scalzato i due favoriti Il nastro bianco di M.Haneke e soprattutto lo straordinario polar carcerario Il profeta di J. Audiard molto presto nelle nostre sale. Non è la prima volta che il pronostico viene stravolto in sede di premiazione dei film stranieri, la condizione comune purtroppo è che i vincitori assurgono immediatamente allo status di invisibili, non trovando quasi mai distribuzione. La stessa cosa accadde l’anno scorso quando il giapponese Departures strappò l’Oscar di mano al Valzer con Bashir per poi scomparire nell’oblio distributivo italiano.
Un solo Oscar parla italiano, è quello di Mauro Fiore per la Miglior Fotografia di Avatar, il grande deluso che si è aggiudicato tre Oscar tecnici.
Ulteriore nota di merito per l’Academy è stata l’assegnazione dell’Oscar alla Carriera alla splendida Lauren Bacall e soprattutto a Roger Corman regista e produttore responsabile di una buona fetta del cinema di genere americano degli ultimi 50 anni, personaggio che ha tenuto a battesimo registi e attori del calibro di Joe Dante, Martin Scorsese, Jonathan Demme, Jack Nicholson. I tempi stanno cambiando se la serie B, come ingiustamente sono sempre stati definiti i film di Corman, vengono impalmati sulle scalinate del Kodak Theatre. Stanno cambiando in meglio.
LA LISTA DEI PREMI
MIGLIOR FILM: 'The Hurt Locker'
MIGLIOR REGIA: Kathryn Bigelow ('The Hurt Locker')
MIGLIOR ATTORE: Jeff Bridges ('Crazy Heart')
MIGLIOR ATTRICE: Sandra Bullock ('The Blind Side')
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christoph Waltz ('Bastardi senza gloria')
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Mo'nique ('Precious')
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Mark Boal ('The Hurt Locker')
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: Geoffrey Fletcher ('Precious')
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: 'Up'
MIGLIOR FILM STRANIERO: 'El Secreto de Sus Ojos' (Argentina) di Juan Jose' Campanella.
MIGLIOR SCENOGRAFIA: Rick Carter, Robert Stromberg e Kim Sinclair ('Avatar')
MIGLIOR FOTOGRAFIA: Mauro Fiore ('Avatar')
MIGLIORI COSTUMI: Sandy Powell ('The young Victoria')
MIGLIOR MONTAGGIO: Bob Murawski e Chris Innis ('The Hurt Locker')
MIGLIOR TRUCCO: Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlo ('Star Trek')
MIGLIOR COLONNA SONORA: Michael Giacchino ('Up')
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: 'The Weary Kind', di Ryan Bingham e T.Bone Burnett ('Crazy Heart')
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Paul N.J. Ottosson ('The Hurt Locker')
MIGLIOR SUONO: Paul N.J. Ottosson e Ray Beckett ('The Hurt Locker')
MIGLIORI EFFETTI SPECIALI: Joe Letteri, Stephen Rosenbaum, Richard Baneham e Andrew R. Jones ('Avatar')
MIGLIOR DOCUMENTARIO: 'The Cove' di Louie Psihoyos e Fisher Stevens
MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: 'Music by Prudence' di Roger Ross Williams e Elinor Burkett
MIGLIOR CORTO ANIMATO: Logorama di Nicolas Schmerkin
MIGLIOR CORTO D'AZIONE: 'The New Tenants' di Joachim Back e Tivi Magnusson
LA TRAMA DEL FILM SUPER VINCITORE
The Hurt Locker è la storia di un soldato, un artificiere di stanza in Iraq incaricato di sminare il territorio sul quale agiscono gli americani. Tra la polvere e le macerie la vita e la morte si confondono facilmente, si rincorrono incoscienti tra i fili dei detonatori, si intrecciano in complicate ragnatele di ordigni. L’Iraq è un pianeta distrutto, marcio e arido, in grado di germogliare solamente micidiali mine antiuomo come per difendersi da un’invasione aliena quale sembra essere l’iniziale missione degli artificieri. Bonificare e rischiare la vita, per il sergente maggiore James è la vita stessa, drogato di adrenalina e solitario cavaliere mosso da un mistico delirio di onnipotenza con un piede sempre al di là della linea del suicidio. The Hurt Locker è un film di deflagrante bellezza, fermato in un’estetica iperrealista dalla fotografia luminosissima e forgiato in una messa in scena di rara potenza visiva. Kathryn Bigelow dirige un paio di star e una la fa fuori subito (Guy Pearce), l’altra (Ralph Fiennes) rimane attonito al margine per chiarire immediatamente che l’Iraq non è uno scherzo per primedonne. Dirige il suo fantoccio di carne, l’artificiere James, con la brutalità testosteronica di un marine ed entra nei meccanismi della mente umana allineandoli ai congegni esplosivi in una compenetrazione dalle indiscutibili valenze sessuali. Il sudore, la fatica, il doloroso gusto di ritardare l’atto, accarezzare la morte sotto forma di ogiva come fosse la più bella delle donne, capire da dove partire, che punto toccare per primo, come continuare e concludere senza farsi divorare da una mantide di metallo.
Eleva la tensione a livelli di insostenibilità dilatando i tempi narrativi e delegando alle immagini, al suono, alla luce accecante il compito di raccontare una storia che non ha vessilli patriottici, punti di vista da sostenere, tesi da confermare. The Hurt Locker è una scheggia ficcata nel corpo di una nazione intera, la storia è in flash senza alcuno sviluppo narrativo, racconta la guerra per il male che fa.
Tratto dal reportage giornalistico di Mark Boal, il materiale nelle mani della Bigelow diventa l’elevazione a potenza dell’epica della violenza, la messa a nudo di anime corazzate di metallo e kevlar ormai completamente disadattate ad una vita civile, così che le loro scelte risultano solo un meccanico reagire ad uno stimolo senza nessun filtro etico o morale. Per James, uno strepitoso Jeremi Renner, protagonista del film, non esiste più nulla oltre la linea sottile che separa la vita dalla morte. Viene sacrificato tutto, famiglia, affetti, umanità, rimane la scarnificazione dell’essere umano posto di fronte ad un destino che non ha più alcun bivio da offrire, collocato in un luogo alieno in cui il concetto di bene e male assume una pura valenza teorica.
The Hurt Locker doveva vincere a Venezia nel 2008, ma non è stato così. Troppo duro e non assimilabile ad un genere benché tratti di guerra. Distribuito malissimo e promosso peggio, in Italia non ha avuto alcuna visibilità. Uscito nel 2009 negli Usa è stato un flop al botteghino. Ora è giustamente candidato a nove Oscar: Miglior Film; Regia; Attore; Sceneggiatura; Colonna Sonora; Montaggio; Fotografia; Sonoro; Montaggio effetti sonori.
Già disponibile in dvd, sicuramente lo rivedremo anche in sala, non si sa con quante statuette in dote ma ieri sera a Los Angeles comunque sia andata è stato un successo.