Interventi del Presidente di Europa dei Diritti a “Vivere Meglio”: Su Internet, cliccando sulle voci di seguito elencate, sono riproposti su YouTube alcuni interventi televisivi del presidente dell’Associazione Europa dei Diritti, relativi ai quesiti posti dai lettori e dagli associati:
VEDIAMO allora quali strumenti e metodologie possono essere impiegati per tutelare i propri diritti e cercare di raggiungere l'obiettivo di una salute che sia realmente uguale per tutti.
Il problema fondamentale è trovare qualcuno che sia in grado di aiutare, valutare anche tecnicamente i problemi ed indirizzare nella scelta delle azioni da compiere per tutelare i propri diritti. Il fatto è che molti cittadini non sanno neppure a chi rivolgersi. Esistono però diversi interlocutori in proposito:
a) L'URP (ufficio relazioni con il pubblico) presso le strutture di cura. Se non siete soddisfatti delle prestazioni cliniche o del ricovero o se siete vittime di un errore medico, potete rivolgervi ad un apposito Ufficio interno alla stessa struttura sanitaria che vi ha accolto. Le procedure da seguire in caso di insoddisfazione relativamente ai servizi proposti (imperizia o negligenza medica, vitto e alloggio non conformi, condizioni igieniche o strutturali precarie, attrezzature manchevoli, non disponibilità del personale medico-sanitario ecc.) sono stabilite dalla Legge. Se avete riscontrato un problema durante la vostra permanenza in ospedale o volete segnalare un’anomalia o un’irregolarità nella gestione di analisi, esami, visite specialistiche della struttura alla quale vi siete rivolti, seguite queste procedure. Recatevi presso l’URP dell'ospedale portando con voi tutto il materiale che ritenete necessario per supportare la vostra richiesta scritta (la cartella sanitaria con la vostra storia clinica, nomi dei medici che vi hanno visitato, date e dettagli sull’eventuale episodio da contestare ecc.). La richiesta può essere fatta anche telefonicamente, via mail o via fax (dipende dall’entità del problema: se si necessita solo di qualche chiarimento è più utile e veloce telefonare, se invece si tratta di un caso più articolato conviene recarsi personalmente). Una volta contattato l’URP e identificto il problema, normalemente viene richiesta una relazione dettagliata dell’accaduto, da rispedire all’URP entro una decina di giorni. A questo punto, seguendo un preciso protocollo certificato a livello nazionale, l’ufficio aprirà un’istruttoria e invierà la segnalazione del paziente al Direttore Sanitario dell’organismo, oppure al Direttore dell’Unità Operativa responsabile, nel caso si tratti di un caso clinico, oppure al Responsabile Servizio Alberghiero se la segnalazione concerne il vitto o le condizioni generali della struttura (bagni, stanze, letti ecc.). I tempi di risposta sono anche questa volta sanciti dalla Legge: massimo 30 giorni, più altri 15 se si appura che serve un’indagine approfondita che coinvolge altri fattori o aziende esterni alla struttura. Gli URP tendono a precisare che la tempistica è decisamente subordinata alla gravità dello specifico evento e alla reperibilità dei medici e di eventuali altri individui coinvolti nel fatto denunciato, e che l’ordine delle richieste segue necessariamente una scala di priorità e fattibilità, stabilita secondo i casi contingenti. Nel periodo di attesa della risposta l’Ufficio dovrebbe comunque impegnarsi a tenersi sempre in contatto con il paziente, per aggiornarlo sull’avanzamento dell’indagine relativa al suo caso. Quando la struttura sarà pronta con una risposta che ritiene esaustiva, concordata e controfirmata dal Direttore Sanitario o Amministrativo, contatterà l’utente il quale, se non si riterrà soddisfatto, potrà a questo punto decidere di adire le ordinarie vie legali.
b) L'assistenza di un legale o di un’associazione Un'alternativa a quanto visto nel punto precedente è quella offerta dalle sempre più numerose associazioni che si occupano di tutelare i diritti dei malati, fornendo anche un supporto concreto per far sì che le loro richieste non rimangano inascoltate. Capostipite di questa realtà assistenziale è senza dubbio il Tribunale per i Diritti del Malato, creato espressamente per tutelare i diritti dei cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e assistenziali. E’ costituito da più di 10.000 volontari, tra cittadini comuni, operatori dei servizi e professionisti, che operano su tutto il territorio nazionale promuovendo innumerevoli campagne di sensibilizzazione, sulle materie sanitarie più disparate. Le associazioni permettono spesso di poter avviare una tutela contenendo i costi di gestione della pratica, che in molti casi può essere anche gratuita. Quand’è opportuno, invece, rivolgersi direttamente ad un avvocato di fiducia? È una questione di gravità? E' bene chiarire subito che un criterio univoco per stabilire quando dire risolutamente "mi rivolgo ad un avvocato" non esiste e che la consulenza diretta di un legale, magari particolarmente esperto in materia, è una scelta possibile in ogni tempo e spesso premiante. Tuttavia va detto che ci sono due fattori da considerare nel momento in cui si è coinvolti in presunti casi si malasanità. Il primo è che non si deve ragionare in termini di risultato: le emozioni che si provano quando si subisce un torto, specialmente quando è in gioco la salute, sono molto forti ed è naturale provare il desiderio di "partire in quarta" ma bisogna sempre tenere presente che l'obbligazione inerente il medico non è di risultato bensì di mezzi; il medico cioè deve adoperarsi al meglio per la riuscita dell'operazione ma non è tenuto a garantirne la sua riuscita (e quindi non sempre la mancata riuscita di un intervento o di una cura giustifica una azione legale). Il secondo punto da tenere in considerazione è che non esiste una scala di gravità che ci porta a rivolgerci a un avvocato, ossia non è che per i casi più lievi si passa dall’URP mentre per quelli più pesanti si telefona allo studio legale: la scelta è puramente soggettiva e del tutto personale.
Chiariti questi aspetti, nel momento in cui ci si sente vittime della malasanità va detto che non vi è dubbio che potrebbe essere spesso utile rivolgersi con tempestività ad un legale innanzitutto per valutare se si è stati realmente vittime e decidere insieme l’opportunità di intraprendere o meno un’azione giudiziale (e quale azione) nei confronti dei presunti autori del fatto illecito oppure una strada differente.
RISPONDE la dottoressa Alessandra Pradelli, dal 1 gennaio 2007 direttrice sanitaria della Clinica Villa Verde di Reggio.
Dottoressa Pradelli, com'è potuta accadere una cosa del genere in una clinica milanese?
Certo non è facile fare una analisi di una realtà complessa come quella della sanità della Regione Lombardia, nella quale convivono realtà pubbliche e private di altissimo valore qualitativo accanto a esempi sconcertanti che sono arrivati alla cronaca negli ultimi mesi. Quello che risulta chiaro è che non sono stati messi in atto né a livello interno che da parte della autorità competente responsabile della qualità e della politica sanitaria gli adeguati controlli
Ci spiega come funzionano i rimborsi economici che lo stato elargisce alla clinica per aver curato il paziente?
Nella regione Emilia Romagna i finanziamenti alle strutture sanitarie private avvengono attraverso un sistema di accordo di fornitura tra le singole aziende private e l’Asl la quale fissa un tetto di spesa annuo (cosiddetto budget) delle prestazioni che dovranno essere erogate, specificandone anche la tipologia in base alle necessità dell’utenza e alle caratteristiche della struttura. Ogni prestazione ha un suo peso economico determinato dal cosiddetto DRG che è l’espressione dell’atto medico nella sua complessità. Questa è solo una fotografia economica, ma l’andamento clinico operativo di un intervento chirurgico eseguito in una struttura privata prevede un percorso che parte da una diagnosi che si avvale una valutazione medica clinica con l’ausilio di esami strumentali. Con tale diagnosi il paziente si deve rapportare con il medico di base che prescrive l’eventuale ricovero per l’intervento proposto. Tutto questo deve essere documentato raccolto e conservato all’interno della cartella clinica. L’appropriatezza della codifica dell’intervento (DRG) si basa sull’analisi di tutto questo percorso e su tale appropriatezza devono convergere i controlli del caso.
Come e chi dovrebbe svolgere i controlli sui medici?
I controlli non soltanto sui medici ma su tutti i processi assistenziali devono essere fatti a più livelli per essere efficaci. Quello che considero fondamentale e prioritario è quello interno al quale deve seguire, come supervisione e garanzia per l’utente, quello dell’istituzione ovvero Ausl e Regione. Dico questo perché se all’interno della struttura operante non è radicata la coscienza e la condivisione delle regole non potrà mai attuarsi un sistema virtuoso che vede negli organi di controllo istituzionale non un sistema vessatorio ma una risorsa che permette l’indispensabile miglioramento continuo. A sostegno di questa convinzione vorrei sottolineare come all’interno della Casa di cura Villa Verde è stato da tempo istituito il Comitato di iniziativa e controllo (secondo DL 231) che si occupa di garantire che non avvengano fatti illeciti di alcuna natura. Oltre a questo vi è un ufficio che si avvale di un consulente esterno deputato al controllo delle prestazioni sanitarie di ricovero (controllo interventi chirurgici e codifiche). Per quanto riguarda la selezione del personale in particolare di quello medico, avviene tramite la valutazione della competenza clinica specifica (Clincal Competence).
Con che frequenza avvengono i controlli?
Come dicevo il controllo interno deve avvenire in continuo. Quello dello Staff di controllo dell’Ausl avviene ogni 3 mesi attraverso visite che si prolungano anche per alcuni giorni
C'è differenza sui sistemi di controllo in Lombardia e quelli in Emilia Romagna?
Non ho esperienza dei sistemi di controllo della Regione Lombardia, ma so per certo che il sistema di controllo della nostra regione è molto puntuale sia sul sistema pubblico che su quello privato.
In che modo una clinica ottiene l'accreditamento al servizio pubblico. Che requisiti deve dimostrare di avere?
L’accreditamento regionale si basa su un lungo elenco di requisiti generali e specifici indispensabili che la struttura deve possedere sia dal punto di vista strutturale e strumentale che dal punto di vista organizzativo e gestionale, oltre alla capacità di evidenziare tutta l’analisi e controllo delle varie fasi del processo assistenziale e diagnostico che viene erogato. Per rilevare la presenza e adeguatezza di tali requisiti viene fatta dall’Agenzia Sanitaria Regionale una visita di controllo sul campo effettuata da 9 valutatori. Solo al superamento di tale controllo la struttura può dirsi accreditata.
Un fatto del genere rischia di far perdere la fiducia nelle cliniche private. Come rassicurare i pazienti?
Sicuramente notizie come questa creano grave sconforto nell’utente che ha un problema di salute e può uscire un quadro di tutto il sistema sanitario non soltanto della sanità privata . In verità nella nostra realtà locale, e parlo in particolare per la struttura che rappresento, il sistema sanitario offre garanzia di laicità proprio per quel meccanismo virtuoso che si è andato consolidando nel tempora un fornitore cosciente che mette al primo posto le necessità dei pazienti e un attento e puntuale sistema di controllo istituzionale.
CHOC, sconcerto.
Gli arresti dei sanitari della casa di cura milanese Santa Rita hanno provocato nei reggiani reazioni analoghe a quelle del resto d’Italia.
Un pugno nello stomaco, che va ben al di là del cinismo sanitario che i più sono abituati a vedere su Canale5, durante le puntate del seguitissimo Dr House. Lì almeno la poca umanità è compensata dalla ricerca spasmodica di una diagnosi perfetta. Poche “coccole” al paziente, a favore però di una pronta guarigione. Uno choc che però non smette di far dire ai reggiani: nella nostra abbiamo fiducia. Ovvio: dopo i fatti di Milano ognuno guarda a casa propria. Per esprimere un’opinione definitiva Giovanna Martinelli preferisce attendere che la magistratura giudichi in maniera definitiva, anche se «mi sembra una cosa impossibile - commenta - Ho sempre considerato il mestiere del medico più come una missione che come un lavoro. Ma per il dio denaro evidentemente la gente fa di tutto. In futuro sarò guardinga come lo sono sempre stata - prosegue -, anche se le esperienze che ho avuto negli ospedali reggiani sono sempre state positive. Continuerò a fidarmi». Meno sgomento e un pò più scettico Attilio Santoro: «In realtà questo è stato solo il fatto più eclatante. Ma di errori commessi in ospedale se ne sente parlare spesso, soprattutto ultimamente», dice. Rossella P. non usa mezzi termini: «E’ uno schifo - commenta - E’ davvero brutto che sia successa una cosa del genere». Un pò per fortuna, un pò per la giovanissima età, di esperienze sulla sua pelle in ospedale non ne ha mai avute. «Non è questione di fiducia nella nostra sanità, per quanto riguarda i medici ho una personale, piccola fobia. Non amo andare dal dottore. Certo - ammette -, se dovessero operarmi, i fatti di Milano mi tornerebbero in mente. Ma se avessi bisogno di un’assistenza lieve credo che non ci penserei più di tanto». La giustizia, farà il suo corso. Per il momento il gip ha disposto l’arresto di 13 medici e del titolare della casa di cura. E per Loris Barchi «hanno fatto bene a metterli dentro. Quello che è successo è riprovevole. Se avrò bisogno di andare dal dottore ci andrò e pace. Quando hai bisogno in prima persona - conclude - non ci pensi troppo su e ti fidi». «Ho avuto occasione di essere ricoverata a Villa Verde in passato - dice Gianna Lombardini -, mi sono trovata bene. La sanità reggiana funziona ottimamente, è uno dei fiori all’occhiello di tutt’Italia. Ciò che colpisce dei fatti di Milano è la premeditazione dei medici. Penso - continua - che a volte ci siano medici del tutto coscienziosi, ma forse un pò carenti di umanità. Tante volte una brutta notizia, se detta con cautela, è accettata senza drammi, ma a volte una piccola bugia può far bene. Il malato ha bisogno di coccole, oltre che di cure». Per Caterina Milioli qualcosa si sarebbe potuto evitare se ci fossero stati «più controlli. Per fortuna ho avuto esperienze banali in ospedale a Reggio, ma mi sono sempre trovata bene. Il paziente è seguito prima, dopo e durante l’intervento».
Il Senatore Antonio Tomassini, del Popolo della Libertà, si occupa da anni di sanità.
E' stato Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale ed attualmente è presiedente della Commissione Igiene e Sanità del Senato.
E' anche Presidente del Comitato d'onore dell'associazione “Europa dei diritti”.
Presidente, in questi giorni l'Italia è sconvolta da quanto apparso sui giornali a proposito di quanto è emerso dalle indagini sulla Clinica Santa Rita di Milano. Da quanto sembra, non si tratterebbe di "semplice" malasanità ma di vera criminalità, di truffa aggravata, di lesioni gravi, addirittura di omicidio volontario. Come può accadere tutto questo?
Il caso della Santa Rita è sicuramente grave ed ho avuto occasione di esserne al corrente per l'incarico che ho avuto l'onore di ricoprire nella scorsa legislatura quale Presidente della i Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficace e l'efficienza sul Servizio sanitario nazionale. Tutto quello che sapevo è stato rigorosamente secretato perchè erano in corso atti istruttori. Nella vicenda, che fa inorridire chiunque, mi sembra che vi sia una chiara responsabilità criminosa individuale, in cui invero non darei per scontato responsabilità oggettive concomitanti della proprietà della clinica e tanto meno degli organi preposti, dirigenti della A.S.L. e della guida politica della Regione.
E' vero come lei ha già dichiarato tempestivamente in alcune agenzie di stampa che l'emergenza prioritaria è la funzione di controllo? Pochi giorni fa il governatore della Lombardia ha però sostenuto che già da tempo la Clinica Santa Rita era sotto il mirino della Regione con segnalazioni ripetute alle Autorità inquirenti; mi pare che sia servito a poco o no? Non le pare che è come piangere sul latte versato o chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti?
Per quanto riguarda i fatti, che rappresentano una verità oggettiva, la Regione ha veramente predisposto tutti i controlli del caso e segnalato le irregolarità alla magistratura tanto che nessuno ha detto che la clinica ha avuto la sospensione dell'accredito che è stato parzialmente riattivato solo dopo la sospensione di molti dei medici per cui è scattato il provvedimento restrittivo. La Regione ha fatto quindi quello che era nel suo dovere e potere se i magistrati hanno disposto gli ordini successivamente sarà stato per loro insindacabili motivazioni istruttorie. Vorrei sottolineare come buona parte di quelle intercettazioni comparse sulla trasmissione "Matrix" siano state effettuate quando i sanitari erano sospesi dal loro incarico. Questi sono i fatti. Ad essi vorrei aggiungere una valutazione politica. La Regione Lombardia è tra le pochissime direi la sola che fa continui controlli a tappeto sulle schede delle dimissione ospedaliere pur nel limite dell'autocontrollo. Moltissime Regioni non effettuano nessun controllo.
Presidente Tomassini adesso tutti sono sdegnati, il Governatore della Lombardia ha sospeso gli accrediti, alcuni sono stati sottoposti a provvedimenti restrittivi, l'ordine dei medici pare che abbia erogato delle sanzioni. Probabilmente, però, tutto questo sarà dimenticato. Non pensa che situazioni analoghe possano esservi anche altrove, sia in Lombardia che in altre Regioni?
Sicuramente fatti analoghi capitano in altre regioni e basterebbe che i "comunicatori" consultassero meglio le relazioni parlamentari delle commissioni d'inchiesta di tutte le legislature per farsene un panorama. Debbo però sottolineare con fermezza che vi è una particolare tendenza ad evidenziare solo gli abusi nel privato. E in ogni caso voglio però dire che gli abusi sono per lo più amministrativi perché per quanto riguarda la qualità delle cure il Servizio Sanitario Nazionale continua ad essere il migliore del mondo. Infatti, 9 milioni di cittadini passano per queste strutture e ogni 5 anni l'intera nazione viene curata meglio che altrove: basterebbe il dato macroscopico dell'aspettativa di vita in Italia, che è tra le migliori al mondo, a confermare quanto ho espresso.
Presidente Tomassini, è vero quello che lei dice, ma invito lei che ha competenza, esperienza e volontà ad occuparsi oltre che di longevità anche di qualità della vita. Comunque non pensa che tutto questo non andrà a finire in una strumentalizzazione politica? Ad esempio, si parlerà di nuovo del conflitto tra pubblico e privato ed in particolare del privato accreditato? A Roma Marrazzo rimuove l’Assessore Battaglia e si prende un mese per risanare i debiti. Forse chiuderanno i piccoli ospedali? La sanità è allo sfascio?
Credo molto alla qualità della vita e alla qualità delle cure. Obiettivamente in questo senso le strutture private italiane sono in molti casi d’ avanguardia e proiettate nel futuro: i più grossi centri di unita d'organo per esempio Unità cuore, Unità cervello sono di fondazioni private. E quindi veramente concreto il rischio di strumentalizzazione. Il privato viene retribuito solamente con i Drg (pagamento a prestazione), mentre il pubblico è retribuito con i Drg ed il ripiano a piè di lista di ogni debito. Le regioni migliori accreditano il privato ed il pubblico con le stesse regole, quelle meno virtuose utilizzano il privato solo come integrativo delegando le prestazioni di minore interesse: sono questi i casi dei maggiori abusi. Ma una domanda da porsi sarebbe come mai proprio le regioni che hanno poco o nulla strutture private sono quelle con una chiara scopertura dei conti? La regione Lazio è un caso a parte qui il privato c'è ed è del 40 per cento ma la voragine dei debiti e rappresentata soprattutto dal policlinico Umberto I che è pubblico; il così detto piano di rientro invece di far diminuire le perdite le ha aumentate perchè è stato orientato meramente a necessità clientelari politiche. Cosa pensa di fare Marrazzo in un mese è insospettabile a meno di poteri magici inimmaginabili.
La qualità della vita per la quale so che lei combatte a tutti i livelli, non è però solo salute, ma anche sicurezza, benessere ed occupazione. Dopo il caso Santa Rita, Aldo Ancona, Direttore dell'Agenzia Sanitaria per i servizi sanitari regionali, che è un ente di coordinamento sotto il Ministero della salute, dice che si fanno pochi controlli sul privato ed esistono regole diverse da Regione a Regione è così? Le verifiche si fanno in modo diverso? Ancona sostiene che è obbligatorio verificare il 5% delle cartelle cliniche. Ma anche se fanno questi controlli non le sembra poco? E poi, perché solo le strutture private vengono controllate?
Concordo pienamente con il direttore dei servizi sanitari regionali riguarda al fatto che sarebbe necessario aumentare i controlli: io penso soprattutto alla necessità di una Agenzia terza, veramente indipendente e non autoreferente come in molte regioni che funzioni come regolatore della domanda calmiere dei prezzi e dell'offerta approfondita nei controlli sanzionatori. Ancona omette però, di dire, che solo la Regione Lombardia e poche altre fanno quello scarsissimo 5 per cento di controllo pur condividendo che sono molto pochi. Omette e io lo considero il fatto più grave che praticamente nessun controllo viene fatto sul sistema pubblico. I cittadini devono riflettere attentamente sul fatto che solo il 15 % del SSN delle prestazioni viene affidato al privato nella media nazionale ove per l'85 % è pubblico. È quindi è li che si compiono i fatti più rilevanti di appropriatezza, di spreco e di inefficienza.
La Lombardia, che come vedo è nel suo cuore, senza voler togliere nulla ai meriti di questa Regione, pare che facesse controlli. Allora come è potuto che si verificasse il caso Santa Rita? Come è possibile che la truffa sia concentrata in una sola struttura?
Il mio cuore batte per la Lombardia è vero, e ritengo che abbia il miglior servizio sanitario europeo ma sono comunque appassionato per tutta la sanità dei cittadini italiani. Nei fatti della Lombardia le irregolarità che erano soprattutto amministrative, dai quali ne è conseguita l'indagine penale giudiziaria non erano limitati alla sol, a Santa Rita, ma anche ad un'altra limitata percentuale di Istituti: quando nell'audizione dei magistrati dell'inchiesta abbiamo chiesto se avevano svolto un indagine di controllo sulle stesse evidenze negli ospedali pubblici rilevando quali sono le specifiche anomali alle quali possono risultare le irregolarità amministrative, i magistrati hanno affermato di non averlo ancora potuto fare.
Lei è Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente Onorario dell'Europa dei diritti. Cosa può fare? Quale è il suo programma, le sue intenzioni non solo riguardo al drammatico caso Santa Rita, ma in genere, per evitare o almeno ridurre i mali cronici della sanità, attese lunghe, errori medici apparecchi che male funzionavano e tante e tante altre cose...
Avrei bisogno di una "Treccani" per rispondere esaurientemente a questa domanda io credo per essere sintetico che il SSN sia un valore da difendere in assoluto in tutta Italia ma che non si debbano fare interpretazioni errate dell'articolo 32 della nostra costituzione. L'art 32 non prevede uno Stato padrone che stabilisce dove i cittadini devono essere curati da quali medici e di quali malattie ammalarsi; non prevede che sia lo stato ad essere l'unico erogatore, organizzatore produttore e controllore della salute. La nostra costituzione prevede invece, che lo Stato garantisca le regole, i requisiti, il riequilibro delle diverse "fortune" delle Regioni ed i controlli garantiti. Nell'ambito di queste tutti gli erogatori devono avere l'opportunità di offrire i propri servizi tra i quali è il cittadino a dover essere rimesso al centro del sistema per esercitare il diritto di libera scelta. Questo lo affermo, anche, come obiettivo principale del mio incarico di Presidente Onorario dell'Associazione "Europa dei diritti". (t.s.m.)
Pochi medici in Italia? La notizia è uscita nei giorni scorsi su un giornale nazionale. Abbiamo sull’argomento il professore univeristario Fabrizio Trecca, chirurgo e conduttore di “Vivere Meglio”, trasmissione di Rete 4 che si occupa di medicina, benessere e diritti ogni sabato mattina.
Ci ha colpito molto una notizia in cui si afferma che il numero dei medici è diminuito e questo creerebbe un allarme. Professor Trecca, è vero che i medici sono diminuiti e che questo darebbe adito a problemi in una sanità già così disastrata?
Sì, ho letto anche io che il presidente dell'Ordine dei Medici Amedeo Bianco ha detto che tra 16 anni in Italia ci saranno 70.000 medici in meno e questo dovrebbe creare delle difficoltà. La causa dei problemi andrebbe ricercata in troppi pensionati rispetto ai futuri laureati. Io non sono d'accordo su questo allarme, in quanto fino ad ora il numero dei medici è stato eccessivo, soprattutto se si paragona il rapporto medico/abitanti. Senza citare delle cifre, voglio sottolineare che questo rapporto è talmente elevato che dovremmo essere tutti costantemente monitorizzati e avere sempre un medico a disposizione e invece tutti possiamo notare che non è così”.
Ma allora qual è il problema?
Non vi è un problema ma molte disfunzioni. Per prima cosa la facoltà di medicina: la scuola medica andrebbe riformata perché le materie sono troppe e alcune inutili, create per motivi clientelari. Il secondo aspetto negativo è che si fa troppa teoria e poca pratica, molti arrivano alla laurea senza aver mai fatto nemmeno un'endovena. Infine, andrebbe rivalutato il ruolo del medico di famiglia, inteso non come "prescrittore di farmaci” ma come vero tutore della salute del paziente”.
Non trova che le specializzazioni siano troppe e alcune non di ottimo livello?
Sì questo è vero. Prima di tutto bisogna ritornare a una visione "olistica” della medicina, che cioè consideri il paziente nel suo insieme. Troppe super specializzazioni, infatti, creano "specialisti di organo”, gente cioè che cura un organo e non la persona affetta da patologia. Molti dicono che i chirurghi cominceranno a scarseggiare, ma non manca in realtà chi vuol fare il chirurgo, mancano invece le strutture e chi insegna ai chirurghi a operare. Questo proliferare di laparoscopie in realtà comporta che tutti si credono in grado di bucare un addome o un torace a un paziente, senza poi saperlo aprire se nasce una complicazione. Il problema è dunque una ripartizione, per tutto il territorio, e non solo nei grandi centri, di medici e di specialisti”.
Pensa che con l'aumento della vita media siano necessari più medici?
No, io penso che servano medici più aggiornati: un medico che abbia smesso di studiare da 10 anni offre al paziente solo una parte delle terapie che la scienza medica può offrire.
Non bisogna quindi aumentare le specializzazioni?
No, bisogna aumentare la qualificazione. Vorrei esprimere inoltre un altro pensiero: trent'anni fa non si poteva applicare la pratica del "numero chiuso” perché tutti dovevano avere la possibilità di fare la professione che volevano. Successivamente, è stato introdotto il "numero chiuso”, una selezione che consiste in quiz che nulla hanno a che fare con la professione del medico. E' necessario stabilire invece, e affermare con forza, che non tutti possono fare il medico, perché vi deve essere un'idoneità a svolgere questa complessa professione”.
Cosa intende con idoneità a fare il medico?
La professione medica è talmente complessa che è difficile stabilire i criteri secondo i quali alcuni possono esercitarla e altri no, come ad esempio si fa per i piloti e per tante altre professioni. Non si può aumentare indiscriminatamente il numeri dei medici perché fare il medico è un privilegio ma richiede anche molto spirito di sacrificio e una dedizione totale alla professione, pertanto il medico dev'essere una persona idonea a più livelli, sia fisicamente che psicologicamente. Non dev'essere né uno scienziato né un missionario, ma una persona preparata e dotata di profonda umanità. Attualmente però è facile riscontrare che non è così. Noi non possiamo affidare la nostra vita a chiunque. Quando sento dire da un noto preside di facoltà di medicina che le iscrizioni andrebbero aumentate del 10% io inorridisco. Perché non viene detto chi può e chi non può fare il medico? Proprio questo è spesso causa di errori e di quello che noi chiamiamo, anche in modo non propriamente corretto, "malasanità”.
«NON POTEVA che essere il sistema ad essere organizzato così. Un medico da solo non potrebbe organizzare una rete così fraudolenta». Il presidente di Salus Hospital Walter Brunello è come tutti sconvolto per i fatti della Santa Rita. Da addetto ai lavori, sa che forzare la legge che regolamenta i rimborsi delle prestazioni, è difficile perché i controlli dell'Asl sono molto frequenti, ma non impossibile. In quello che fino al 1993 era Villa delle Rose ed oggi è un istituto privato convenzionato inserito in una rete di cliniche private sparse in Europa denominato “Villa Maria”, quello che è successo alla Santa Rita è un «crimine che travalica le normali questioni deontologiche». La clinica ha aperto le porte al Giornale di Reggio per un’opera di trasparenza e informazione che si rende necessaria dai recenti fatti di cronaca, ma che, come spiega la direttrice sanitaria Rosanna Carbognani, «per quanto riguarda i controlli dell’Asl avviene molto più spesso nelle nostre cliniche che nel servizio pubblico». «La legge è chiara - spiega Brunello - ed è fatta in modo che il sistema dei rimborsi non si possa forzare». Il primo problema evidenziato alla Santa Rita è quello dell’informazione consapevole del malato. Molti pazienti della clinica milanese hanno raccontato di non aver potuto consultare le lastre prima dell’operazione. «Una prassi sbagliata - spiega il primario di Ortopedia Rodolfo Rocchi -. La documentazione strumentale è indispensabile per arrivare all’evento chirurgico. Tutto ciò che viene fatto sul paziente, dalle lastre alle Tac, è di sua proprietà ed è un diritto del malato disporre del materiale strumentale, o di una sua copia». Sul lato informativo al Salus Hospital precisano di essere anche organizzati nei percorsi di informazione del paziente che vanno «dagli incontri sulla cura del dolore a quelli di gruppo». Altro problema emerso dai fatti di Milano è quello delle dimissioni repentine dopo pochi giorni dall’intervento a causa del risparmio che ne deriverebbe alla clinica. «Ci sono interventi - prosegue Rocchi - in cui è indicata una dimissione precoce, ma il motivo non è economico, bensì clinico, per favorire la funzionalità del paziente. Per interventi più complessi invece, la degenza media è di circa 7 giorni. Si tratta di tempi standard previsti dalla letteratura scientifica». Altro scoglio su cui si sono abbattute le attenzioni della procura di Milano, è il Drg, il sistema dei rimborsi che venivano gonfiati per intascare più soldi dalle Asl. «Il Drg - spiega la Carbognani - è sia nel settore pubblico che in quello privato». Detto questo, è bene spiegare ai lettori come funziona e come viene calcolato il sistema dei rimborsi. «Al termine di ogni ricovero - dice la direttrice sanitaria - viene prodotto un Drg. Si tratta di un codice che tiene conto di tutte le prestazioni e di tutto quello che è stato fatto in quel ricovero. Ad esempio il codice 500 corrisponde all’ernia discale. Il Drg è un atto medico, anzi è l’ultimo atto medico che scaturisce dalla summa di tutta la cartella clinica del paziente. Il rimborso scatta quindi a partire da quel codice». Si tratta di una procedura standard e regolata da un sistema valido per tutti. Come è possibile allora che alla Santa Rita potessero lucrare su interventi mai fatti? «Potrebbe essere successo che nel compilare il Drg - spiega Brunello - il medico abbia aggiunto alcune prestazioni sotto la voce complicanze. L’aggiunta di una prestazione secondaria che esula dalla patologia iniziale di ricovero cambierebbe il Drg e l’Asl si troverebbe a rimborsare anche per una prestazione effettivamente non fatta». Ma è così facile? «No. Molto è affidato ai controlli. Il sistema è organizzato in modo che cose di questo tipo siano lette come una sorta di anomalia nel decorso clinico e facciano scattare immediatamente le verifiche dell’Asl. Ecco perchè alla Santa Rita non poteva un solo medico architettare una truffa del genere». Altra questione: le protesi scadenti o sbagliate. «Tutto il materiale impiantato - insiste la Carbognani - ha un suo codice e una sua rintracciabilità. Il problema non è tanto quello delle protesi infette (ipotesi fantasiosa), ma se le protesi, a causa di un errore vengono aperte accidentalmente e perdono la loro sterilità. In quel caso devono essere rimandate al produttore e sostituite immediatamente». In sostanza. Come essere sicuri che i diritti del malato vengano garantiti? Un buon metro di paragone - prosegue Brunetto - è quello di farsi accompagnare in tutte le fasi del ricovero dal proprio medico di fiducia. E’ inoltre un diritto del paziente avere una consulenza specialista esterna alla clinica. Per quanto riguarda noi medici la vicenda della Santa Rita ci ricorda che i pazienti sono in una condizione di subalternità e che quindi hanno tutti i diritti di essere informati e accompagnati. Di regola valga il fatto che appena ci sono dubbi o comportamenti poco chiari è bene fare riferimento al medico di famiglia in modo che possa essere lui da tramite tra il malato e lo specialista».
A TOGLIERCI dall’imbarazzo della scelta del tema legato alla difesa dei nostri diritti, con gli oltre venti pazienti deceduti (in base a quanto sostengono gli inquirenti) dopo essere stati operati nella clinica Santa Rita di Milano probabilmente senza che ve ne fosse il bisogno, ma solo per permettere ai gestori ed a diversi medici di lucrare tramite i rimborsi del servizio sanitario nazionale. I dati della “malasanità” in Italia Ciò che accade in Italia - va detto - non è certamente assimilabile ai fatti di Clinica Santa Rita. La malasanità, anche nel sentire comune, è legata a concetti come l'incompetenza, l'incuria, la negligenza, l'imprudenza, l'imperizia, la scortesia, la trascuratezza, l’inefficacia di una certa burocrazia. In ogni caso ogni anno nel nostro paese migliaia di persone perdono la vita o restano gravemente menomate a causa di esiti infausti o dannosi di terapie o di interventi inadeguati degli addetti ai lavori del settore sanitario. Si tratta di vittime che sono spesso prive di conoscenza dei propri diritti e che, anche in conseguenza di ciò, restano prive di qualsiasi risarcimento. Conoscere i nostri diritti è la base per poter effettuare ogni eventuale difesa da qualsiasi sopruso. Rispetto al passato, grazie anche ad una migliore prevenzione informativa effettuata dai media e dalle strutture di supporto ai cittadini, si registra oggi un marcato incremento delle denunce di errori medici: in meno di 10 anni sono aumentate del 184%, passando da 3.150 nel 1994 a 7.800 nel 2002. Quelle a carico di Asl e ospedali hanno segnato una crescita più moderata, intorno al 31% (da 5.100 nel '94 a 6.700 nel 2002). Ciò che però colpisce è che a guidare la lista dei più preoccupati (68%, ossia oltre due cittadini su tre), sono proprio gli italiani. Secondo le stime di alcune compagnie assicurative, in Italia ogni anno, su otto milioni di ricoveri in strutture pubbliche, circa 320 mila pazienti (il 4%) denunciano danni e le richieste di risarcimento sono circa 150 mila, di cui 12 mila pendenti davanti ai giudici. Esorbitanti sono poi i costi di tutto ciò ove si pensi che ogni denuncia si ritiene costi mediamente al Servizio Sanitario nazionale ben 26.750 euro. La salute è uguale per tutti? La salute è forse "roba da ricchi"? Esiste una “mappa della salute” anche in Italia? Vediamo di capire meglio. A Torino come a Milano, ad esempio, vi è una notevole differenza tra i quartieri ricchi e quelli popolari: la durata media della vita varia dai primi ai secondi di ben 4 anni. Ma anche tra nord e sud del paese le prospettive cambiano: nel meridione l’attesa di vita alla nascita è più breve che al nord di un anno e mezzo circa; mentre in Trentino soltanto il 4 per cento della popolazione ritiene di avere "gravi problemi di salute", in Calabria questa percentuale sale al 12,5 per cento circa, più del doppio. Sono state indagate anche le cause delle disuguaglianze di salute, o della percezione di essa da parte del singolo, tutte riconducibili alle diverse condizioni socio-economiche. In quattro città diverse, Torino, Firenze, Livorno e Reggio Emilia, chi è sprovvisto di diploma elementare corre un rischio relativo di morte da 2,70 a 3,60 volte superiore rispetto ai laureati della stessa città. E in tutti gli studi fatti, la disoccupazione appare come il fattore sociale che incide più pesantemente sulle condizioni di salute: ma incidono anche il reddito, naturalmente, e il tipo di casa abitata. Non solo: secondo i dati raccolti, è probabile che in Italia, nei prossimi anni, la durata media della vita continuerà a crescere ma che aumenterà in parallelo anche l’handicap di salute che separa i gruppi socialmente svantaggiati, gli emarginati delle grandi città, gli abitanti del meridione, dal resto della popolazione. Il nostro sistema sanitario si può dire veramente equo? Sulla carta sì, ma a in realtà il "sistema-salute" italiano rivela al suo interno evidenti carenze di equità. Si sta infatti diffondendo sempre più il fenomeno che alcuni autorevoli sociologi ed economisti hanno definito "processo di privatizzazione strisciante": una quota molto alta di visite specialistiche è pagata direttamente dagli assistiti (ca. 47%). Sempre secondo l’indagine Istat, il 12,2 % delle famiglie italiane dichiara di “fare fatica a pagare le cure” in caso di malattia, e il problema è in particolar modo sentito dagli anziani. Certamente qualcosa (o più di qualcosa) non funziona, ma come affrontare questi temi e quali le possibili soluzioni? Perché il tasso di mortalità infantile è di 3,2 ogni 1000 nati vivi nel Nord, ma di 4,7 nelle isole e di 4,6 in tutto il meridione? E’ vero che la percentuale degli over-65 assistiti a casa è del 7,9 in Friuli-Venezia Giulia ma dello 0,5 in Calabria e in Sardegna? Se è vero che 47 visite specialistiche su 100 vengono pagate dai pazienti, come fanno a curarsi le famiglie meno abbienti che non hanno la disponibilità economica per usufruire dell'assistenza privata? Dal momento che criticare non è difficile, ci asterremmo dal girare il coltello nella piaga e, con necessario ottimismo, guardiamo all’azione delle istituzioni promuovendo fiducia in quello che si riterrà di voler fare per cambiare direzione. Non dimentichiamo che le inefficenze, i disservizi, le schifezze di pochi danneggiano un settore intero e la fiducia, come abbiamo visto, dei cittadini nell’intero sistema sanitario. Per questo sta alle istituzioni fare piazza pulita, con coraggio e con la necessaria determinazione, di tutte le situazioni di degrado e approssimazione che rischiano di screditare un comparto che, al contrario, ha anche notevoli risorse e professionalità. In sostanza, la via principale da percorrere per combattere le tante manifestazioni di malasanità e le numerose disparità e discriminazioni che questa piaga porta con se è proprio la conoscenza dei propri diritti, quei diritti "alla salute" di cui tanti cittadini non sono minimamente consapevoli e dei quali pertanto non potranno mai esercitare la relativa tutela.
ECCO di seguito il numeri principali di Villa Verde
- ricoveri trasferiti da Ospedale a Villa Verde in Lungodegenza 680;
- ricoveri di medicina arrivati con richiesta medico di base 14;
- ricoveri paganti di medicina 16;
- ricoveri paganti di lungodegenza 4;
- ricoveri chirurgici in Provincia 2785;
- ricoveri chirurgici in Fuori Provincia 832;
- ricoveri chirurgici in Fuori Regione 823;
- ricoveri chirurgici paganti 77.
I ricoveri di lungodegenza avvengono solo per trasferimento deciso dall’Arciospedale Santa Maria Nuova.
Inoltre non vi è possibilità di trasferimento dal reparto di L.Degenza al reparto di chirurgia.
Se un paziente ricoverato in L.Degenza necessita di intervento chirurgico viene trasferito all’Asmn. Salus Hspital. Ricoveri all’anno: circa 5.000 di cui 1.000 di alta specialità.