Prostituzione
Inchiesta pubblicata il 20-09-2008 a cura della redazione di Europa dei Diritti, del quotidiano telematico 4minuti.it e del quotidiano "Il Giornale di Reggio"
vignetta prostituzione
"Ero senza lavoro, adesso guadagno 7mila euro al mese"
"Ero senza lavoro, adesso guadagno 7mila euro al mese"
Parla una italiana che ha scelto il mestiere più vecchio del mondo. Ha una protettrice donna

Basta andare in edicola e acquistare una di quelle riviste piene zeppe di annunci “hot”. Saltando trans e straniere, scelgo una che pare italiana, telefono e in pochi minuti mi dà appuntamento a casa sua. Ho incontrato Mara (il nome è fittizio, ndr), una donna 38enne di origini campane, che da ormai due anni fa la prostituta in appartamento, in uno dei quartieri considerati più pregiati, dal punto di vista immobiliare, di Reggio. Questa è la sua storia.
Cosa ti ha portato a fare questo mestiere?
Lavoravo a Modena, come aiuto cuoca e tuttofare in un ristorante. Il padrone, che mi aveva affittato un bilocale per 500 euro al mese, mi pagava 4 euro all’ora. Dopo qualche tempo la situazione è però degenerata: l’uomo voleva a tutti i costi che andassi a letto con lui. Mi ricattava. Mi diceva che se non lo avessi fatto mi avrebbe buttato fuori di casa. Non ho resistito a lungo, dopo poco sono fuggita. Mi sono ritrovata in mezzo alla strada, senza una lira e piena di debiti. Non sapevo che fare. Ho conosciuto una ragazza che faceva questo mestiere e che, vedendomi in difficoltà, si è offerta di darmi un aiuto e mi ha introdotto nel giro. Avevo paura, non sapevo cosa potesse accadermi. Pensavo di farlo momentaneamente, per pagare i debiti. Da allora sono trascorsi due anni.
Sei indipendente o c’è qualcuno che “si prende cura di te”?
Ho un protettore. E’ una donna, una ex prostituta che, ormai anziana, ha deciso di gestire un giro di ragazze. Siamo in cinque sotto la sua custodia. Conosce molte persone, ci trova l’appartamento e ci garantisce tranquillità e sicurezza. Quando esco di casa o incontro qualcuno, non per lavoro, devo sempre dirglielo. Si prende il 50% dei nostri guadagni.
Hai mai pensato di lasciarla, di lavorare per conto tuo?
Potrei farlo, ma sarebbe molto difficile, a Reggio impossibile. Prima mi butterebbe fuori di casa e si prenderebbe tutti i miei soldi, poi di sicuro mi metterebbe i bastoni tra le ruote. Sarei esposta a tanti pericoli, non mi sentirei sicura.
Che tipo di clienti vengono da te?
Persone normalissime, di quelle di cui non si sospetterebbe mai. Soprattutto imprenditori, avvocati, impiegati. Ma anche mariti insoddisfatti dalle proprie mogli, persone ossessionate dal sesso che non ottengono “particolari prestazioni” dalla compagna.
Cosa ti chiedono?
Di tutto, dalla semplice marchetta a cose più sofisticate…E’ ovvio che più cose pretendono più il prezzo sale.
Quanto prendi per cliente?
Anche qui dipende dalla prestazione: dai 50 euro, ai 300-400 euro a cliente. In un giorno incontro anche 5/6 persone. Alla fine del mese arrivo a guadagnare anche 6/7mila euro, ma le spese, tra annunci economici e anticoncezionali, sono tante: più di 600 euro al mese solo per farmi pubblicità su giornali e siti web, 550 euro al mese di affitto dell’appartamento, e poi devo sempre dare il 50% dei miei guadagni alla mia padrona.
Non hai paura di incontrare persone violente?
La paura c’è sempre, bisogna imparare a convivere con essa. Fortunatamente ho un’ampia scelta: in un giorno ricevo più di cento chiamate e se sento stranieri o persone maleducate, evito fin dall’inizio di incontrarle. E’ capitato una volta un cliente ubriaco: nel farlo mi ha messo il gomito sul collo. Credevo di soffocare. Sono riuscita a buttarlo giù dal letto e mandarlo via, che paura!
Conosci altre ragazze che fanno il tuo mestiere?
Sì, molte. Ma bisogna differenziare. Le italiane di solito lo fanno per scelta, vogliono fare la bella vita, comprarsi la casa in poco tempo. Le straniere, invece, sono quasi totalmente sfruttate e picchiate. Arrivano in Italia con l’inganno, il desiderio di un lavoro normale e una vita felice. I protettori vanno a cercarle nei loro paesi fingendosi innamorati di loro, e una volta in Italia le minacciano e le obbligano a prostituirsi.
Come ti senti, come giudichi la tua vita?
Prendo la vita con filosofia, sorridendo ogni istante che passa. Quando ti trovi in una situazione come la mia è l’unica via d’uscita per resistere. Tornerei a fare una vita normale se potessi, ma voglio essere sincera: se dovessi lavorare per mille euro ed avere tutte le spese che ho, beh, non so se tornerei indietro.

Dalla casa chiusa alla ragazza on-line
Dalla casa chiusa alla ragazza on-line
L'evoluzione dell'industria del sesso prima e dopo la legge Merlin

Nel corso degli ultimi anni molti hanno avanzato proposte per l'apertura di “Eros Center”, ossia quartieri a luci rosse, in città con più di 50.000 abitanti; tutto ciò ha sempre fatto molto discutere e la cosa non stupisce: mettere in discussione la legge Merlin dopo 50 anni, lo vediamo in questi giorni, ha del rivoluzionario.

COM’ERANO LE CASE CHIUSE
Il loro nome era dovuto alla legge che vietava di aprire le persiane, per evitare visioni indecenti ai passanti. Erano dette anche case “di tolleranza”, perché tollerate dallo Stato. Le prime notizie storiche riguardo le “case di prostitute” risalgono all’epoca di Caligola. In Italia invece la legge che regola l’esistenza delle case di tolleranza è del 1883, sotto il governo Crispi. Per aprire un bordello era necessaria una licenza e i tenutari dovevano pagare le tasse. Erano fissati per legge anche i controlli medici da effettuare sulle “pensionanti”, come erano state ribattezzate le prostitute, per evitare la piaga delle malattie veneree. Il tenutario (più spesso la tenutaria, una ex-prostituta) prendeva sempre il 50% sulla tariffa delle ragazze. Anche all’interno delle case esisteva la figura del pappone, detto “collocatore”, in genere colui che aveva condotto la ragazza all’interno della casa e che per questo tratteneva una parte dei suoi guadagni. Per cui non si può certo affermare che le ragazze non fossero sfruttate: però le visite ginecologiche avvenivano periodicamente, su disposizione delle autorità.

CON LA MERLIN
Con la legge Merlin si punisce il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non si configura la prostituzione come reato e di conseguenza chi la esercita non può essere schedato, facendo venir meno la schedatura sanitaria. Attualmente il codice penale in Italia punisce l’adescamento, il favoreggiamento della prostituzione, l’incitamento e lo sfruttamento ma il problema rimane per strada. Per questo la proposta di aprire gli Eros Center guarda all’Europa più “liberal” e, allo stesso tempo, alla comodità e alla discrezione delle case di tolleranza del XIX secolo.

VIA DALLE STRADE
L’esigenza primaria, per i sostenitori della proposta, è proprio quella di far sparire dalle strade lo spettacolo indecoroso delle prostitute e dei loro clienti. In secondo luogo, l’Eros Center, si sostiene, sarebbe molto più sicuro a livello sanitario e, non ultimo, le prostitute pagherebbero le tasse come ogni cittadino. Riaprire le case chiuse mettendo in regola chi decide liberamente di svolgere questa attività restituirebbe anche rispetto e dignità alle ragazze e darebbe la possibilità di controllare chi controlla la prostituzione. Con un intervento di legalizzazione si ridurrebbero drasticamente racket ed illegalità. Dall’altra parte, si punta il dito contro la ghettizzazione e si accusano i fautori della proposta di voler semplicemente “nascondere” il mercato nero del sesso agli occhi del cittadino senza risolvere il problema vero, anzi rendendolo redditizio in modo legale.

LE PROSTITUTE ON-LINE
Un fenomeno in larghissima diffusione, in tutti i paesi occidentali, è quello della prostituzione su Internet. L'economia e il commercio, si sa, vanno di pari passo con le tecnologie e il sesso, ovviamente, non è da meno. Le belle di giorno (e di notte) si chiamano oggi escort, hostess, accompagnatrici, o più semplicemente “girl”. Giovani, spesso straniere con la propria home page sui siti dedicati, si offrono per massaggi e incontri e ricevono soprattutto in casa, ma anche in hotel. Su internet le immagini parlano chiaro e per sfogliare un catalogo on line basta qualche clic.

I PORTALI DEL SESSO
Sono tanti i portali del sesso, non virtuale, a pagamento. Come ci si arriva? Se non si conoscono direttamente gli indirizzi, basta inserire in un motore di ricerca le parole “escort, hostess” e il nome di una città. Le pagine trovate saranno moltissime. Una volta entrati, dopo aver letto il tradizionale “disclaimer” che informa sul fatto che si tratta di siti vietati ai minori di 18 anni, ecco le foto delle ragazze, spesso con il viso oscurato, quasi sempre completamente nude. Sotto l'immagine di ogni ragazza, spesso c'è una frase ammiccante e un numero di cellulare. Rispondono direttamente loro. Cento euro è la tariffa minima, ma si può arrivare anche a mille per una notte e oltre per un weekend. Fra le avvertenze più frequenti, quella di non chiamare con un cellulare con il numero nascosto.

ANNUNCI MASCHILI
Non mancano, anche se sono sicuramente più rari, gli annunci di uomini, di gigolò. Le immagini in questo caso sono più castigate e mostrano giovani palestrati, qualche volta a viso scoperto: “Appetibile 25enne alto livello culturale dolce e romantico per sole donne”.

I VOTI E I COMMENTI
Ma il voyerismo più spinto si raggiunge con le recensioni dei siti di escort. Alcuni propongono le proprie schede per i siti di accompagnatrici, con tanto di voto: «Jessica, escort, strip tease e lap dance private! Un sito vetrina semplice e diretto. Foto esplicative e navigazione intuitiva. La ragazza è particolarmente interessante, e quello che può interessare sono sia i servizi classici (lap dance, massaggi ecc.) che quelli "speciali"». Non mancano neppure le stroncature, magari condite con un certo humor: «Una paginetta striminzita per una donna che si definisce brasiliana. Vende anche gli indumenti. Deve essere veramente alle strette. Aiutatela». E non mancano, come sempre, nemmeno le truffe. Per esempio: nelle pagine di un sito specializzato si pubblicizzavano ragazze disponibili per incontri e la metà del compenso doveva essere anticipata con un vaglia. Ottenuto l'anticipo, dai 500 ai 2000 euro, sembra che le ragazze sparissero improvvisamente e che i numeri di telefono indicati sul sito risultassero irraggiungibili: più di ottanta persone sono cadute nella trappola. A fronte di un fenomeno tanto vasto alcuni si chiedono se sia colpa della rete se gli annunci di sesso a pagamento online hanno bypassato i divieti della legge Merlin; in realtà però non è così: in fondo molti fra i maggiori quotidiani e periodici (italiani e stranieri) pubblicano annunci di “massaggiatrici”, e lo fanno da anni. Da prima che internet esistesse.

L’INDUSTRIA DEL SESSO
Spesso si parla di “industria” del sesso e/o della prostituzione: in effetti, a leggere questa notizia, c'è da crederci. Come non definire “industria” qualcosa a cui si applica non più solo il concetto di “vendita” (la vendita per eccellenza, la più antica del mondo...) ma anche quello ben più moderno di “marketing”? L'ex direttrice di un'agenzia olandese di accompagnatrici si è lanciata nella didattica. Forte della sua esperienza pluriennale, Elene Vis ha appena aperto una scuola per insegnare alle prostitute il modo per aumentare il loro giro d'affari. Per esercitare la professione non basta più la vocazione, ci vuole anche un po' di marketing. Ormai anche il più antico mestiere del mondo si affida alle moderne tecniche di vendita, esattamente come qualsiasi altro prodotto o servizio. Reduce dalla pubblicazione di un'autobiografia che l'ha resa popolare in Olanda, la signora Vis ha voluto fare le cose in grande: in una lussuosa casa su un canale di Amsterdam ha inaugurato un “centro educativo” che darà nuovo vigore e lustro all'attività delle lucciole. Nei Paesi Bassi,dove le case chiuse sono legali e le lavoratrici del sesso pagano regolarmente le tasse, la prostituzione costituisce un'attività di grande impatto economico con un fatturato ragguardevole. La competenza della direttrice è fuori discussione. Per circa vent'anni ha gestito un'agenzia che forniva servizi di accompagnamento con splendide hostess e aitanti giovanotti. Stando alla sua testimonianza, i suoi impiegati potevano guadagnare fino a 6mila euro al mese per 40 ore di lavoro. Altro che salario minimo. Le premesse per il buon successo dell'iniziativa ci sono tutte e sono già 10 gli iscritti, mentre fioccano le chiamate per chiedere informazioni. «Dovete vendere e poco importa se si tratta del vostro corpo o di aspirapolvere. Il principio è esattamente lo stesso» è una delle massime della 43enne Elene Vis. A chi pensa che pagare 450 euro per mezza giornata di corso sia eccessivo, bisogna ricordare che si tratta di un investimento e non di soldi buttati al vento. Le lezioni si avvalgono di efficientissimi supporti didattici quali internet, videocamere e l'insostituibile esperienza della docente. Tra gli extra c'è anche la possibilità di specializzarsi su come accalappiare un milionario. «Con dieci minuti di sesso non si possono fare molti soldi - sostiene la signora - ma non bisogna dimenticare che se un uomo vuole fare sesso, farà qualunque cosa pur di ottenere ciò che vuole. A questo punto i guadagni lievitano». Parola di Vis.

Dalla vampira alla contessa, storia ordinaria di un casino guastallese
Dalla vampira alla contessa, storia ordinaria di un casino guastallese
Racconto di un sopravvissuto dei bei tempi andati

A chiamavano “la Vampira” perché operava vestita di nero con delle maniche laghe che quando allargava le braccia sembrava davvero un pipistrello. Sul comò della sua stanza aveva in bella mostra il berretto di un ufficiale tedesco. Era giocoforza chiederle di chi fosse quel cimelio. Lei ti guardava fisso negli occhi e rispondeva “Era di Rommel: ho lavorato nell’Africa Korps”. La sua specialità era la fellatio a testa in giù e gambe all’aria. La “pertga dal lof” come si dice in gergo guastallese. Sì, perché sto parlando del casino di Guastalla (provincia di Reggio Emilia) sito in via San Ferdinando 18, quella che il popolo chiamava “strada longa”. Era lì da sempre, tanto che durante la Repubblica di Salò vi si riuniva il Cln guastallese. La sua storia è ricca di personaggi e di aneddoti. Ricordo - dato che ne ero un frequentatore assiduo tanto da falsificare la carta di identità per andarvi prima dei 18 anni prescritti - personaggi come “la Contessa”, che lavorava in abito lungo e parlava sempre in italiano. C’era poi la Daniela, una bresciana formosa e gentile, appassionata di musica che scambiava prestazioni con lezioni di chitarra. Poi c’erano quelle abitudinarie che venivano a Guastalla una quindicina sì e una no. Qualcuna addirittura si è fatta sposare da qualche anzianotto locale. Varrà la pena ricordare che il casino di Guastalla era l’unico, oltre a quelli di Reggio, che ha funzionato indefessamente sino al 20 settembre 1958. Non è vero che abbia chiuso prima. E’ sempre stato in quel luogo sin dai tempi della “Siura Maria” ed era frequentato da tutti i “pistard” della Bassa Reggiana e di quella Modenese, dato che a Modena i casini erano stati chiusi nel 1946, primi in Italia, sull’onda dell’abolizione dei bordelli in Francia. Sono mille gli episodi di cui sono stato testimone fin da ragazzo. Il più eclatante fu quello della primavera del 1946. Nell’aprile di quell’anno si tennero le prime elezioni amministrative. I comizi si susseguivano ogni sera ed erano una buona occasione, per cui alla fine molti degli spettatori facevano un “giro di pista” in casino. Accadde che il comizio finale fu tenuto dalla “compagna Estella”, al secolo Teresa Noce Longo, storica prima moglie di Luigi Longo. Ad accompagnarla verso il teatro era un dirigente locale del Pci, che era anche il proprietario dello stabile del casino. Prima di entrare in teatro i due sostarono presso il Caffè Nazionale gestito da Ennio Righini e ordinarono, forte, “due caffè”. Al banco era appoggiato un mediatore di formaggio, certo Ugo Negri, scapolo impenitente e dotato di un forte senso dell’ironia. Sentendo l’ordinazione gli venne naturale voltarsi e vista la Noce Longo, la cui bruttezza era seconda solo a Golda Meir, gli venne naturale esclamare “Quindzina magra, questa”. Naturalmente fu una risata generale tra i presenti. Personaggio storico del casino guastallese è stata la maitresse, quella che noi chiamavano la Loris. Sedeva, sempre elegantissima, in poltrona con un gatto in grembo. Il suo compito era quello di far circolare i clienti. “Ragazzi su, in camera” era il suo ritornello. Aveva i suoi preferiti che chiamava i “nipotini”. Ero tra quelli. Avevamo il privilegio di non pagare le dieci lire della cagnotte. Era sempre carica d’oro, dato che possedeva molti anelli e catenelle, e quelli che non indossava li teneva in una scatola da scarpe immersi nella cenere dato che, diceva, ne conservava la brillantezza. Quando morì, pochi mesi prima dell’entrata in vigore della Legge Merlin, volle che il suo funerale passasse per Strada Gonzaga. C’erano Padre Paolino con il chierichetto che reggeva la croce e dietro al carro tre “signorine” di stanza. Ai cordoni del carro c’erano quattro nipotini, tra i quali il sottoscritto. Non c’erano altre persone. O meglio: c’era tutta Guastalla, chi nascosto dietro le finestre e chi, apparentemente disinteressato, sui marciapiedi. Posso solo dire che per due anni venni letteralmente scansato dalle signorine “bene” guastallesi e che mia madre, saputa la cosa, mi fece consacrare a Santa Rita, protettrice di casi impossibili.

Excursus sulle vie malfamate nella Reggio Emilia del tempo che fu
Excursus sulle vie malfamate nella Reggio Emilia del tempo che fu
"Quelle donnine" di Angela Pietranera rievoca usi e costumi

Il tema della prostituzione - oggi più che mai attuale anche grazie alle recenti dichiarazioni e proposte del Ministro delle pari opportunità Mara Carfagna - ha solleticato per diversi anni la curiosità e l’interesse di Angela Pietranera, autrice del recente libro “Quelle Donnine”. Un’indagine storica su una Reggio che non esiste più, una Reggio in cui - ricorda l’autrice - «esistevano alcune strade malfamate nelle quali da bambina non potevo accedere, nelle quali, al calar del sole, vedevo a passeggio donne truccate e dalle quali sentivo i bisbigli e i commenti dei passanti». Angela Pietranera ha ricostruito volti, ambienti, luoghi e atmosfere di quel tempo; ha trovato donne e uomini che hanno raccontato quei momenti.
Angela, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
«E’ stato il desiderio di scoprire e capire quali fossero le motivazioni di tante ragazze che, talvolta per scelta talvolta per necessità, si sono ritrovate a praticare il mestiere più antico del mondo».
Cosa è emerso dalla tua ricerca storica?
«Ho scoperto una Reggio che non esiste più, una città formata da quartieri poveri e popolari come Borgo Emilio, nell’attuale Porta Santa Croce, dove le donne, per bisogno, esercitavano “il mestiere”, ma anche quartieri come via Cavagni, verso Porta San Pietro, ricchi di case di tolleranza di alto borgo. Ho scoperto canzoni popolari, poesie e racconti che per molto tempo sono rimasti nascosti, ma che appartengono alla nostra storia».
Raccontavi una curiosità che, nel tuo lavoro di ricerca, ti ha particolarmente affascinato.
«Soprattutto nei quartieri più poveri, i clienti, spesso, non avevano o non volevano utilizzare il profilattico. Le ragazze, come metodo anticoncezionale, utilizzavano delle spugne o degli stracci imbevuti nel succo di limone: un metodo che, pensate, risale a quello utilizzato dagli accompagnatrici degli antichi egizi».
Alla luce della tua indagine, quali riflessioni o conclusioni hai tratto?
«Credo che il fenomeno della prostituzione esisterà per sempre. Decisioni politiche potranno nasconderlo, evitare le ragazze per strada, ma di certo non cancellarlo. Per quanto mi riguarda, né ho la pretesa di dare giudizi né di analizzare il fenomeno a livello sociologico; il mio è un viaggio nella storia di Reggio in cui - come qualcuno ha detto - “la poesia è finita”».

A Reggio Emilia i cittadini favorevoli alle case chiuse
A Reggio Emilia i cittadini favorevoli alle case chiuse
"Così ci sarebbe più igiene e pagherebbero le tasse". Ma molti difendono i clienti

Il nome di Lina Merlin non è stato dimenticato. La senatrice che, nel 1958, chiuse le case di tolleranza, ha dato il nome alla legge che ancora oggi è al centro di discussioni. Via le prostitute dalla strada, dice oggi il ministro Carfagna. Multe e carcere sia per le donne che per i loro clienti, aggiunge. E rimpatrio per le minorenni, con pagamenti salatissimi che saranno inflitti a chi le sfrutta. Il decreto di legge ha creato scompiglio in Parlamento, e unanimità non si trova nemmeno nelle opinioni della gente comune. «Arrestare i clienti? Sono solo le prostitute a dover finire in cella - esordisce L. F. - Loro si fermano perché le donne sono sul bordo della strada: la colpa non è dei clienti». E dei papponi, che costringono le ragazze a fare i soldi in questo modo ignobile, cosa ne pensa? «Io sono convinto che la polizia conosca l’identità di tutte queste persone». E conclude: «Da cinque a quindici giorni? Io le prostitute le terrei dietro le sbarre per più tempo. Decreto di legge giusto, ma lo renderei ancora più severo». A. N. , invece, si schiera con le associazioni che tentano di salvare le ragazze dal marciapiede. Don Ciotti, dell’Abele di Torino, ha fatto sapere che le case chiuse renderebbero più difficoltoso il compito di chi le vuole aiutare. «Sarebbe più complicato trovarle - conferma A. N. - Finché le ragazze sono sulla strada è più semplice avvicinarle e convincerle a denunciare i loro padroni. Ho saputo che diverse migliaia sono state salvate in questo modo. Ma se finiscono per chiudersi in qualche appartamento o condominio la musica cambia». Riguardo al rimpatrio delle minorenni? «Può essere una soluzione», chiosa. Quattro giovani ragazzi, non appena sentono che l’argomento è la prostituzione, scherzano goliardicamente. «Ma no, se le tolgono dalla strada tu come fai?», ridacchiano, rivolti all’amico». Poi si mettono seri, perché l’argomento, serio, lo è davvero. «Credo che le case chiuse siano meglio che il marciapiede», afferma Denis Morlini. Il suo amico Maicol Cagossi, completamente d’accordo con lui, completa: «In un appartamento forse ci sarebbero più attenzione all’igiene e più controlli medici». Annuisce anche Fabio Catellani: «Le forze dell’ordine sarebbero al corrente delle zone in cui le case di tolleranza verrebbero aperte. Potrebbero tenerle sotto controllo meglio». E la colpa, chiediamo, di chi è? Delle prostitute o dei clienti? Chi si merita il carcere? «La colpa non è né dell’uno né dell’altro - risponde Luca Bucci, e gli altri tre amici approvano - Sono gli sfruttatori che organizzano i giri di prostituzione, e sono loro che controllano che le ragazze stiano sul marciapiede. Gli sfruttatori sono i primi a dover essere puniti». Denis prende ancora la parola, e la sua frase risulta una similitudine pensata sul momento ma perfettamente azzeccata: «La prostituzione è come la droga. Le case chiuse possono costituire una soluzione, ma è comunque impossibile farla scomparire». Le opinioni delle signore non si discostano tanto da quelle dei quattro ragazzi: «Il decreto di legge della Carfagna è un inizio. Il discorso però è complesso: si dovrebbe guardare soprattutto alla tutela delle prostitute, e un occhio particolare dovrebbe andare anche all’igiene», afferma C. P. , che conclude: «Io aggiungerei la fiscalizzazione». S. R. annuisce, e completa: «Per le minorenni, però, il rimpatrio non serve. Dovrebbero essere affidate a un assistente sociale».

Lega Nord: occorrerebbe la legalizzazione di fatto
Lega Nord: occorrerebbe la legalizzazione di fatto
Intervista a Carolina Lussana, Vice Presidente della Commissione Giustizia

Europa dei Diritti ha raccolto l’opinione dell’onorevole Carolina Lussana, apprezzata consulente legale del bergamasco, iscritta al gruppo parlamentare Lega Nord, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera e segretario della Commissione speciale per l’esame dei disegni di Legge di conversione di decreti-Legge.
Quale è la sua opinione, e quella del suo partito, in merito al disegno di legge Carfagna che affronta il problema della prostituzione? E' chiaro che noi sosterremo il ddl Carfagna-Maroni-Alfano per il contratto della prostituzione, che ha alcuni meriti fondamentali: il primo è quello di evidenziare come oggi la prostituzione, in modo particolare la prostituzione in strada, troppo spesso sia legata a fenomeni di sfruttamento e a fenomeni di violenza che impattano fortemente anche in quella che è la situazione delle nostre città e delle nostre comunità locali; quindi questo disegno di legge cerca di soddisfare quelle esigenze di ordine pubblico, di sicurezza dei cittadini, di ripristino del decoro urbano che più volte sono state evidenziate dai cittadini stessi nonchè da molti amministratori locali. Giudico positivamente il divieto di prostituzione in strada e specifico che io ed anche il mio partito abbiamo una visione estremamente pragmatica del fenomeno della prostituzione; non voglio esprimere in questo caso giudizi etici: penso che la prostituzione sia un fenomeno sicuramente difficile da debellare e occorre in una certa maniera regolamentarlo; occorrerebbe andare oltre il disegno di legge Carfagna: io penso che si debba approcciare il fenomeno della prostituzione non con il buonismo ma, torno a ribadirlo, con il pragmatismo: io stessa sono stata rappresentatrice di una proposta di legge che vorrebbe regolamentare a tutti gli effetti la prostituzione, di fatto legalizzandola.
Mi pare di capire che il limite del provvedimento sia da lei ritenuto quello di non prendere un esame in modo organico la materia. E' Così? Anziché parlare di limiti, direi che il disegno di legge ha questi obiettivi fondamentali: l'ordine pubblico, la sicurezza ed il contrastare in modo più efficace lo sfruttamento della prostituzione, il racket e, in modo particolare, la lotta alla prostituzione minorile. Ritengo sia l'unica strada per attuare la "riduzione del danno", l'unico modo cioè per far passare in Italia una legge che contrasti il fenomeno della prostituzione o che almeno eviti la prostituzione in strada. Sono 8 anni che dibattiamo sul tema e molte sono le resistenze tra chi vorrebbe soluzioni diverse. Molto forte è anche la posizione della Chiesa che non accetta una regolamentazione della materia la quale, di fatto, porterebbe ad una legalizzazione della prosituzione. Da parte nostra avremmo affrontato il fenomeno attraverso la regolamentazione, la legalizzazione, il pagamento delle tasse da parte delle prostitute, la possibilità di esercizio in luoghi non adibiti ad altro uso (i cosiddetti “Eros Center”), ed i controlli sanitari obbligatori. Ritengo comunque il disegno di legge Carfagna un ottimo punto di partenza.
Dal punto di vista giuridico, cosa ne pensa delle sanzioni previste dal decreto legge? Saranno efficaci oppure, all'italiana, le sanzioni detentive rimarranno alla fine lettera morta? Ne approfitto per dire che con questo disegno di legge nessuno vuole criminalizzare la prostituzione. Con il decreto diventa reato solo la prostituzione in strada. In merito alle sanzioni adottate, che riguardano sia il cliente che la prostituta: sono daccordo con la sanzione di tipo penale ma credo che meriti una riflessione la sanzione dell'arresto. Preferirei, ma lo si vedrà meglio nel dibattito in aula, una sanzione che prevedesse magari una multa più elevata piuttosto che l'arresto, in particolare in relazione al cliente. Magari, ma questa è un’opinione personale, lascerei la pena detentiva solo in caso di reiterazione del reato, cioè in sostanza solo nei casi di recidiva.

Il caso di Reggio Emilia: il pericolo è giallo
Il caso di Reggio Emilia: il pericolo è giallo
Le cinesi lo fanno senza preservativo e a soli 20 euro

La via Emilia verso Parma (piazza Martiri di Tien-An-Men e la laterale via Disraeli, via Vico a Cella, via Prati Vecchi a Corte Tegge), ponte Enza a Gattatico, via Emilia a Masone vicino al distributore Tamoil: sono le direttrici, note da tempo, della prostituzione in strada. Per quanto riguarda il “ricevimento” in appartamento, le cinesi esercitano in via Vecchi e nelle parallele di via Melato, nonché in via IV Novembre e nella zona stazione, dove coabitano con le africane; le sudamericane nel quartiere di Santa Croce; le albanesi e le ex jugoslave, “sfrattate” dalla strada dalle rumene, si sono ritirate nelle palazzine periferiche. Ma il sesso a pagamento in appartamento è ormai ovunque, a macchia di leopardo anche nel centro storico. «Censire la prostituzione al chiuso è molto difficile, perché il fenomeno è completamente sommerso - spiega Domenico De Iesu, il dirigente della squadra Volante della questura - anche perché noi ci muoviamo quasi esclusivamente in base alle segnalazioni dei cittadini, come era successo ad esempio per la palazzina di fronte al tribunale dove esercitavano delle dominicane». L’etnia più pericolosa, secondo l’opinione unanime delle forze dell’ordine, sono le cinesi: arrivate sul “mercato” da circa due anni, le ragazze del Sol Levante hanno abbattuto i costi con una concorrenza spietata. Se prima una prestazione in casa si avvicinava ai 100 euro, con le cinesi bastano addirittura 20 euro: e ad esse si rivolgono soprattutto le categorie più sensibili al prezzo, come gli extracomunitari clandestini. Con una aggravante: le cinesi lo fanno senza preservativo. «Dai controlli abbiamo appurato che non solo dove ci sono loro il tasso di prostituzione aumenta, ma che, non usando presevativi, aumentano anche le malattie ormai scomparse nel mondo occidentale, come la tubercolosi. In più le ragazze usano medicinali cinesi, di provenienza e con fini a noi sconosciuti. Dal punto di vista dell’ordine pubblico e dal punto di vista sanitario, le cinesi sono le più pericolose». L’altra etnìa che ha rivoluzionato il mercato, nel 2007 con l’entrata nella Ue della Romania e della Bulgaria, sono appunto che le romene che, in quanto cittadine europee, non possono essere espulse. Le strade appartengono alle romene, che secondo i dati delle forze dell’ordine costituiscono l’80% delle lucciole - l’altro 20% è uruguaiano e brasiliano, “specialisti” soprattutto nella transessualità e che rispondono alla domanda in aumento in questo senso. Le romene sono gestite da organizzazioni senza scrupoli, di romeni o slavi (specializzati anche in rapine in villa o furti violenti), sulle quali si sa ben poco. «Tutte dicono di lavorare da sole - prosegue De Iesu - non è mai vero». Come ha insegnato l’arresto, pochi giorni fa a Bologna, di un albanese residente a Reggio: “affittava” tratti di marciapiede a un protettore romeno per la modica cifra di 50 euro a ragazza a notte. Le prostitute europee hanno reso ancor più complicato il lavoro delle forze di polizia, che possono fare poco più che identificarle. In attesa che il nuovo decreto legge targato Carfagna passi lo scoglio del Consiglio dei Ministri, attualmente non esiste una uniformità nel contrasto alla prostituzione: ogni ente locale ha adottato stratagemmi diversi per scoraggiare le lucciole. A Reggio, dove non si è fatto ricorso al potere del sindaco di emetttere ordinanze ad hoc (come è accaduto a Roma ad opera di Alemanno e a Parma ad opera di Vignali, con multe medie di 500 euro ai clienti), la questura ha utilizzato finora le sanzioni amministrative, ripescando un codicillo ancora in vigore della legge Merlin (l’art.5 comma 1 e 2 legge 75 del 20/02/1958) che punisce con una multa da 30 euro - comminabile più volte nella stessa sera alla stessa persona - per «invito al libertinaggio in luogo pubblico o aperto al pubblico in modo scandaloso o molesto». «A Reggio non abbiamo adottato uno strumento che a mio avviso sarebbe utile, vale a dire l’intralcio al traffico (multe da 150 euro per i clienti), utilizzato invece a Modena che ha una lunga esperienza nel campo», chiosa De Iesu. Quando mettiamo in dubbio l’utilità di comminare multe così irrisorie (4109 multe nel 2007, solo 40 nel 2008), il dirigente replica: «Le multe, ai cittadini europei, arrivano nel Paese d’origine, creando una “rete”. Le faccio un esempio. Venerdì scorso, durante i consueti controlli insieme al Reparto Prevenzione Antricrimine, abbiamo fermato otto lucciole: una di queste, romena, aveva una nota di rintraccio dell’Interpol perché, i genitori avevano sporto denuncia di scomparsa quand’era minorenne. Abbiamo chiesto alla ragazza, ora maggiorenne, se potevamo dare il suo indirizzo e cellulare ai genitori, che la cercavano da anni». Anche così le famiglie si riuniscono.

Pugno duro contro la prostituzione
Pugno duro contro la prostituzione
Il ministro Carfagna:"Uno schiaffo al mercato del sesso"

Dopo tanti anni di confronti e discussioni, di polemiche più o meno arroventate (o meglio, "scottanti" stante la natura del tema in questione...), alla fine ci siamo: il consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sulla prostituzione messo a punto dal ministro Mara Carfagna. Vendere il proprio corpo, in un luogo pubblico (si badi bene, non all'interno delle mura domestiche) deve essere considerato fenomeno di "allarme sociale e come tale è reato e va punito", perfino col carcere, senza distinzione fra chi esercita e chi, a vario titolo, si avvale della prostituzione.

I PUNTI PRINCIPALI DEL DISEGNO LEGGE
1) Prostituirsi nei parchi, nelle strade, in campagna sarà quindi vietato. Per i trasgressori, sono previsti l’arresto da 5 a 15 giorni e un’ammenda da 200 a 3 mila euro.
2) Vengono inasprite anche le pene riguardanti la prostituzione minorile: chi compie atti sessuali con minori in cambio di denaro, anche senza pagamento e anche solo promesso, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 1.500 a 6 mila euro.
3) Il provvedimento poi punisce con la reclusione da sei a dodici anni e con il pagamento da 15 mila a 150 mila euro chi recluta o induce alla prostituzione minorile o chi trae profitto, anche solo nelle forme di favoreggiamento, dalla prostituzione di minori. Se il minore ha meno di 16 anni, la pena aumenta di un terzo a due terzi.
4) Vengono inoltre introdotte nuove norme (sarà emanato un regolamento entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge) per il rimpatrio di minori, non accompagnati, che si prostituiscono. L’obiettivo è il ricongiungimento del minore con la propria famiglia. Si tratterà di procedure accelerate e semplificate. Il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ha assicurato che "non saranno rimpatriati quei minori per i quali non c’è convinzione di accoglienza nel proprio paese".

IL MINISTRO CARFAGNA
Soddisfatta il ministro Mara Carfagna per la quale il ddl approvato di recente è «uno schiaffo durissimo al mercato della prostituzione. Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni - ha proseguito - la prostituzione mi fa rabbrividire. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga, e va contrastato». Il ministro ha tenuto a precisare che il provvedimento mira a contrastare la criminalità organizzata che sfrutta donne e minori e dà vita al triste fenomeno della tratta. Quello compiuto dall'attuale governo è il primo intervento dopo quello della senatrice Merlin. Il ministro Carfagna ha tenuto infatti a sottolineare che è dal 1958, dal varo appunto della legge Merlin, che si «interviene per la prima volta» in tema di prostituzione. L’impianto dell’odierno ddl pone la “priorità” sulla prostituzione di strada che permette di contrastare lo sfruttamento della stessa prostituzione e la criminalità organizzata. Resta esclusa la punibilità della persona che esercita la prostituzione perchè costretta da violenze o minacce.

GLI SCETTICI
«Il nuovo ddl sulla prostituzione finirà nel nulla, andrà in fumo come i precedenti. Non ho molta fiducia negli attuali frequentatori del Parlamento. I primi che voteranno contro saranno proprio quelli che lo sostengono e che fingono di averlo proposto». Così si è espressa Franca Cuonzo, nipote della senatrice Lina Merlin, la quale non si fa troppe illusioni sulla possibilità di varare nuove norme che aggiornino la legge promossa dalla zia ed approvata nel 1958, che abolì le “case chiuse”. «Alla fine - dice - l’interesse prevalente è che tutto rimanga come prima. La legge del 1958 che chiuse l'era delle case di tolleranza aveva anche una valenza internazionale: voleva dimostrare al mondo intero che il governo italiano non intende guadagnare sul commercio di carne umana. Una legge -continua Franca Cuonzo - peraltro mai applicata fino in fondo, proprio perchè c’è un interesse fortissimo a non regolamentare fino in fondo la materia». La legge Merlin riguardò3 circa 3.300 donne in attività nelle case di tolleranza mentre oggi le prostitute sono molte di piu. Lina Merlin «viene ricordata soltanto per quel provvedimento sulla prostituzione, approvato dopo dieci anni di lavoro e impegno. Ma è stata promotrice - ricorda Franca Cuonzo - di tante altre leggi. Pochi ricordano ad esempio che fu grazie a lei che si arrivò a far togliere la dicitura “figlio di n.n.” dai documenti relativi ai trovatelli».

NUMERI E STATISTICHE
Come sempre cerchiamo di dare spazio ai numeri ed alle statistiche per capire meglio le opinioni degli italiani. Vediamo quindi cosa ne pensano della necessità di modificare la legge Merlin. Un approfondito esame del Centro Studi Anaci Nazionale ha prodotto risultati interessanti attraverso un'inchiesta a livello nazionale su cittadini residenti in edifici in condominio: va infatti evidenziato che è comunque è all'interno di locali condominiali che, nella stragrande maggioranza dei casi, viene esercitata la prostituzione e in ogni caso il ddl Carfagna riguarda unicamente la vendita del proprio corpo effettuata “su strada” per cui negli edifici residenziali il problema, al momento, continuerà a esistere in quanto non sono previste regolamentazioni specifiche dal disegno di legge. C’è da precisare che la trattazione dell'argomento è stata volutamente tenuta nell'ambito meramente tecnico e del condominio, evitando volutamente di esprimere giudizi morali o sconfinando in discussioni riguardanti ambiti sociali, culturali, ecc. atteso che ognuno deve poter continuare a poter decidere secondo i propri interessi, opportunità, convenienza e, soprattutto secondo la propria coscienza. Passando ai dati, dal sondaggio è emerso che:
1) Il 74% degli intervistati si è dichiarato contrario alla possibilità di locare gli appartamenti in condominio a luoghi di prostituzione. Il 19,6% si è dichiarato favorevole. La restante percentuale del 6,4 % è composta da coloro i quali non hanno voluto rispondere o non avevano un parere in proposito.
2) Il 75% si è dichiarato pronto ad attivarsi per far cessare l'attività di prostituzione esercitata in un appartamento del proprio condominio. Solo il 16,8 % non si preoccupa del problema. La restante percentuale segue quanto sopra.
3) Il 72,8% è favorevole a riconoscere all'Amministratore condominiale il potere di far cessare la prostituzione all'interno del condominio. Il 20,8% non vuole che l'Amministratore possa intervenire d'autorità. La restante percentuale segue quanto sopra.
4) Il 97,8% è favorevole a che sia modificato il Codice Civile laddove viene prevista la possibilità di sanzionare il mancato rispetto delle norme regolamentari condominiali con l'attuale pena pecuniaria di 5 centesimi di euro, ovvero vorrebbero pene pecuniaria molto elevate.
5)Il 98,6 % è favorevole a che sia risarcito il condominio in caso di mancato rispetto del divieto a prostituirsi nel condominio con pene pecuniarie, in media, di euro 50,00 per giorno. Il 32,4 % è addirittura favorevole allo spoglio della proprietà nei confronti del proprietario dell'appartamento ove viene svolta l'attività di prostituzione. Il 41,8 % non è favorevole ritenendo lo spoglio un provvedimento esagerato. Il restante 25,8 % non ha risposto. Lo studio ha inoltre individuato nel Nord Italia (51%) la fascia di condomini più tollerante a che si svolga all'interno del condominio l'attività di prostituzione. Il Centro ed il Sud parimenti con una percentuale del 24,5 % evidenziano una mentalità maggiormente inibita e legata a pregiudizi nei confronti del problema.
6) I giovani dai 18 ai 25 anni sono favorevoli alla prostituzione nel condominio in percentuale dell'11,2 %. Dai 26 ai 40 anni la media sale al 27,4 %. Dai 41 ai 55 scende al 25,4% dai 56 ai 65 la percentuale indica il 22,3 % e sopra i 65 anni la percentuale si attesta sul 13,7 %
7) Infine il 30,6 % degli sposati si è dichiarato favorevole, contro l'83,3% dei contrari, a che l'attività di prostituzione sia esercitata all'interno dei condomini. Per i non sposati la percentuale dei favorevoli indica il 69,4% ed il 16,7% per i contrari.

QUANTE SONO LE LUCCIOLE IN ITALIA
Dalle 50mila alle 70mila, secondo una recente indagine condotta dalla commissione Affari sociali della Camera. Di queste, circa 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni mentre oltre 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Il 65%, circa 30mila, lavora in strada, il 29,1% in albergo. Le altre ricevono i clienti in casa. Il 94,2% delle prostitute è rappresentato da donne, il 5% da transessuali, lo 0,8% da travestiti.

IN EUROPA
Ogni paese europeo, come si vedrà, regola in modo autonomo il fenomeno della prostituzione ed il panorama si presenta quindi piuttosto variegato dal punto di vista normativo in ogni suo aspetto: autorizzazioni, imposizione fiscale, esercizio all'aperto oppure in case private, esercizio in locali pubblici, ecc...Sono inoltre spesso previste e sanzionate in modo differente ipotesi di reato come l'adescamento, lo sfruttamento, il favoreggiamento. Sinteticamente il quadro può essere riassunto come segue:
In Austria la prostituzione è consentita nelle case chiuse ed è obbligatoria una registrazione di esercizio. All'aperto è tollerata in alcune aree urbane ed extra-urbane.
In Belgio le case chiuse sono proibite così come lo sfruttamento, il favoreggiamento e l'adescamento. La prostituzione è tollerata in club, bar, vetrine sulla strada. Non sono perseguibili le prostitute ne i clienti. Le prostitute pagano le tasse.
In Francia esiste il divieto per le case chiuse ma la prostituzione all'aperto, per strada è concessa. E' punito il favoreggiamento.
In Germania la prostituzione è regolamentata da una recente legge che, in pratica, la legalizza equiparandola ad una normale attività che consente l'apertura di case d'appuntamento. E' permessa la stipula di veri e propri contratti di lavoro che permettono di ottenere pensione e assistenza medica.
In Grecia chi esercita la prostituzione ha l'obbligo di iscriversi in appositi registi e deve sottoporsi periodicamente a visite mediche che autorizzano a svolgere il lavoro in veste ufficiale In Irlanda la prostituzione è reato. Non esistono case chiuse e sono previste ammende e arresto per le prostitute e i clienti.
In Olanda è sufficiente aver raggiunto la maggiore età per poter esercitare la prostituzione che è considerata una professione come qualsiasi altra. La prostituzione viene svolta in appartamenti ed esistono veri interi quartieri (distretti) a luci rosse. Vengono pagate le tasse sui proventi dell'attività. In Inghilterra la prostituzione non è reato ma lo sono invece il favoreggiamento, sfruttamento,pubblicità ed adescamento in luoghi pubblici. In Spagna esistono case chiuse e centri del sesso. E' reato solo lo sfruttamento.
In Svezia la prostituzione può essere esercitata ma sono previste ammende e pene per i clienti, per chi sfrutta, per chi affitta locali. Dalla disamina delle svariate situazioni sopra elencate si evince che l'Europa è poco compatta nell'affrontare una questione che riguarda non solo una mera questione legislativa ma un vero e proprio problema umano, sociale, culturale e morale.

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