«Il problema delle intercettazioni esiste, il fatto è che se ne parla solo quando gli intercettati sono i potenti...». L’avvocato Vainer Burani, a parte questa considerazione “politica”, esprime sull’argomento un parere prevalentemente tecnico, da legale che si trova molto spesso a discutere cause sulla base di intercettazioni. «Da tempo - dice - quasi tutti i processi per spaccio di droga si basano sulle intercettazioni. Questi strumenti di indagine sono indubbiamente utili, a volte sono gli unici che consentono di scoprire determinati reati, e penso sia scandaloso proibirle per i reati di corruzione o ai danni della pubblica amministrazione. Sono però strumenti molto invasivi, che entrano nella privacy delle persone. Per questo vanno usati con molto equilibrio, in modo motivato da effettive esigenze». Continua Burani: «Un giudice generalmente agisce in modo molto responsabile: trovo perciò inutile il “terzetto” che il disegno di legge prevede per l’autorizzazione alle intercettazione, che dovrebbe essere data da tre giudici e non da uno solo. Un giudice monocratico, nella sua normale attività, da solo assume spesso decisioni molto più pesanti. Quel che non vorrei è che l’autorizzazione sia data, come è avvenuto, su moduli prestampati. Occorre sempre una valutazione attenta». «C’è poi il problema dei possibili fraintendimenti. Se si ha in mano solo una semplice trascrizione delle conversazioni intercettate - osserva Burani - può diventare impossibile il patteggiamento, occorre fare un processo normale per rifare la trascrizione con tutte le garanzie. Se poi gli intercettati sono stranieri, cosa frequente nella mia attività, bisogna vedere se la traduzione è corretta. Ad esempio, nel caso di quattro Tamil arrestati a Reggio per terrorismo, uno di loro, secondo la traduzione, avrebbe detto “bisogna costringere questi a versare i soldi”, mentre per il mio assistito significa qualcosa come “dobbiamo convincere questi lavoratori, che già hanno poco, a dare il loro contributo”. Non un ordine, ma una constatazione, detta con rammarico». Ma, nel campo dello spaccio di droga, ci sono anche frasi criptiche, che però si autosvelano. «Ad esempio - dice Burani - quello che diceva “Le due bottiglie te lo ho messe sotto la targa”. Insomma, sono uno strumento delicato, da usare con cautela ed evitando che i processi finiscano col basarsi solo sulle intercettazioni». C’è poi la questione delle pesanti pene per i giornalisti e gli editori. «Non dimentichiamo che anche un imputato ha dei diritti e che spesso le intercettazioni sono state pubblicate in modo scandalistico e come strumenti di lotta politica, ma dovrebbero essere i giornalisti ad opporsi a questi usi. Non mi sembra giusto gettare la croce addosso a loro».
IPOTIZZIAMO di volerci dedicare una giornata tutta per noi: commissioni, acquisti e magari un incontro riservato, in barba alla moglie e al datore di lavoro. Saremo veramente nella totale privacy? Seguitemi in questo viaggio immaginario: da Modena, ove risiedo, voglio andare in centro a Reggio Emilia, a 25 chilometri di distanza, dove incontrerò un’amica che non vedo da tempo. In azienda e a casa racconterò che mi aspetta un cliente importante a Milano. Me la spasserò?
Telepass, autovelox e tecnologia urbana
Il mio percorso comincia al casello della A1 in direzione Milano, dove il telepass registra la mia posizione e l’orario di accesso e uscita dalla rete autostradale. Poco male, mi aiuta ad evitare code in ingresso e mia moglie non saprà nulla: l’auto è aziendale e a parte la mia segretaria (e tutto l’ufficio contabilità dell’azienda in cui lavoro!) nessuno ha accesso ai dati dei miei trasferimenti. Viaggio a velocità moderata per evitare l’insensibilità degli autovelox: ti fotografano incuranti delle tue necessità di privacy. Meno male che oggi la foto non viene più recapitata a casa, ma resta disponibile presso il comando che ha notificato la contravvenzione. Ho saputo che in alcune aree della rete autostradale sono attivi apparecchi che calcolano la velocità media registrando la posizione iniziale del veicolo e quella del punto di rilevamento finale; se superi la velocità consentita sei fregato, a meno che non fai i duecento e poi ti concedi una pausa di un’ora in area di sosta. Un’auto della Stradale mi affianca e improvvisamente un bagliore laterale mi dà l’impressione di essere stato “fotografato” con un flash. Una sensazione terribile, ma poi la corsa prosegue senza intoppi, si tratterà di un controllo di routine in cui la tecnologia supera la fantasia: ho letto che l’auto delle forze dell’ordine è in grado, tramite un dispositivo collocato sul mezzo, di riprendere e registrare le targhe di tutte le automobili che la circondano. Le informazioni sono elaborate in tempo reale e l’eventuale presenza di auto rubate o sospette è segnalata immediatamente. Tra elucubrazioni varie arrivo a Reggio. Il transito nella viabilità principale è stato scrutato da alcune telecamere posizionate agli incroci principali (il cui scopo è quello di “pescare” chi viola il codice della strada). Meglio non infrangere le regole. Mi addentro in centro e subito mi accorgo di altre telecamere posizionate all’ingresso della zona a traffico limitato. Mi conviene fare il bravo e parcheggiare prima, altrimenti l’intercettazione della targa e la conseguente multa recapitata a casa riveleranno la mia scappatella. “Sì, cara, fra 5 minuti ci vediamo al bar. Ciao”.
Bancomat e telecamere esterne
Pensare che mia moglie è piuttosto gelosa: se sapesse di questo incontro sarei rovinato. Ma tanto a Reggio Emilia, 30 km da casa, non mi conosce nessuno.
Per comodità prelevo contanti al Bancomat, dove una telecamera scruta e archivia inesorabilmente ogni mio movimento, mentre il computer registra data e ora del prelievo che ovviamente sarà riportata nella documentazione bancaria dei movimenti. Ormai mi sono incasinato, ma non posso tornare indietro. Butto la ricevuta per evitare di scordarla distrattamente nei pantaloni (lo svuotamento delle tasche prima del lavaggio è ormai un’operazione della mia meticolosa consorte). Nei pressi della banca, giustificate da ovvi motivi di sicurezza, scorgo altre due telecamere che registrano il passaggio di tutti coloro che transitano nei presi del bancomat, pur non svolgendo alcuna operazione. Sono stato registrato indelebilmente, comincio a pensare come potrei giustificare a casa la mia presenza qui, anche se sono certo che le immagini registrate non saranno certo a disposizione di una moglie gelosa. Una passeggiata e mi accorgo che anche gli occhi curiosi di telecamere nei pressi degli uffici postali mi tengono d’occhio. Mi rendo conto solo ora che ogni volta che transito nei pressi di un portone di ingresso di un’abitazione, la mia immagine può essere catturata dalla telecamera di un videocitofono. Decido di crearmi un piccolo “alibi” domestico ed entro in un negozio per acquistare un regalino alla moglie.
Pubblici esercizi, perquisizioni e bande magnetiche
Nei pressi degli scaffali, un cartello mi avvisa che le telecamere di sicurezza scrutano ogni mio movimento. Meno male che il titolare del negozio è scrupoloso, perché non tutti sono così ligi ad indicare la presenza di telecamere nel proprio esercizio, per quanto la legge lo imponga.
Ad una cliente meno fortunata di me, il personale di servizio del locale chiede di ispezionare la borsetta. La signora, in preda a totale imbarazzo, acconsente per evidenziare la sua estraneità a qualsiasi malefatta. In realtà poteva rifiutare, dal momento che la richiesta non perveniva da un rappresentante delle forze dell’ordine, ma non è informata dei propri diritti e la “divisa” del personale di sorveglianza del negozio fa il suo effetto. Le sorrido per rassicurarla e mi avvio alla cassa. Pago con bancomat o con carta di credito? Poco importa, oggi i contanti sono quasi banditi, un po’ per comodità e un po’ perché la disponibilità di troppa carta in tasca puzza di “nero”. La credit card scivola inesorabilmente nel lettore magnetico, ma Il regalo finirà in casa, quindi nulla di cui dovermi giustificare, tranne la capatina al di fuori della percorrenza di cui tutti erano informati, giustificata dall’acquisto.
Cellulari spia… Allegria!
Comincia ad assalirmi un senso di angoscia, che cresce ogni volta che un passante mi punta addosso il proprio cellulare. A ben pensarci, solo dieci anni fa tutto ciò non poteva accadere: il telefono era solo un telefono.
Squilla il mio, di telefonini: è mia moglie. Perché mi fa tutte queste domande? Guardo il cellulare nuovo che mi ha regalato pochi giorni fa e mi viene in mente un servizio andato in onda di recente sui “cellulari spia”: si acquistano in internet; li puoi regalare a chi vuoi. Quando chi li usa non è impegnato in conversazioni telefoniche si trasformano in potenti microspie ambientali: basta chiamarli con un numero telefonico che in precedenza è stato “caricato” da un tecnico nella loro memoria e loro, senza squillare e senza lampeggiare, permettono all’intruso di essere in linea con il possessore del telefono, a sua totale insaputa, e di ascoltare ogni parola di una conversazione privata fatta in auto, in ufficio o al bar. Sono telefoni normalissimi, di molte marche diverse, modificati da tecnici e poi rivenduti a chiunque tramite la rete, con un discreto sovrapprezzo. Lo spengo. Sarà sufficiente oppure ho fatto autogoal? Alcuni modelli, infatti, si trasformano in microspie proprio da spenti, quando il proprietario pensa di essere al sicuro da orecchie indiscrete. Il loro uso è illegale, ma la vendita sembrerebbe libera: del resto potrei utilizzare questi apparecchi per monitorare, nell’interesse della sicurezza della mia famiglia, ciò che avviene in casa mia o nella culla di mio figlio. Si stava meglio quando si stava peggio?
Comincio a sudare, col cuore in gola decido di rientrare. Il mio appuntamento salterà: utilizzo una vecchia cabina per avvisare l’amica. Non ci entravo dentro da anni (nella cabina): che effetto che fa! Se passasse mia cognata in questo momento non riuscirei mai a trovare una giustificazione plausibile al fatto di armeggiare con una cornetta, sudaticcio e con aria sospetta, inscatolato tra i quattro vetri. Tra l’altro non trovo l’amica e alcuni pretendenti della cabina cominciano a mostrare agitazione. Mi sento osservato da umani, tutto sommato è quasi meglio che dalle lenti delle telecamere e dai microcircuiti elettronici. Basta! Salgo in auto in preda al panico e mi dirigo verso casa tramite la via Emilia. Ci pensa il satellitare! Con la coda dell’occhio scruto la mappa a colori che scorre sul piccolo monitor: ogni mio movimento, con precisione millimetrica, è mappato inesorabilmente. La mia auto comunica, secondo per secondo, la mia posizione ad un satellite. Alla mia cara metà basterebbe avere installato un secondo trasmettitore satellitare sull’auto e in questo momento, con un apposito software e un semplice PC, si godrebbe il mio percorso in tempo reale. Questo tipo di utilizzo è chiaramente illegale, ma questi apparecchi si trovano tranquillamente in internet e sono convinto che, in ogni caso, qualche agenzia investigativa sarebbe disposta a rischiare un po’ pur di incassare un congruo compenso. Sono finiti i tempi in cui ricontavi a casa di una cena di lavoro! Oggi dal salotto può essere controllato metro per metro ogni spostamento dell’automobile.
La prossima volta noleggio un’auto e vado tranquillo. Dimenticavo: nessuna società di autonoleggio mi consegnerà mail le chiavi dell'auto senza una carta di credito, il cui numero viene depositato in garanzia e utilizzato per la transazione. Tornando all’idea del trasmettitore, che mi assilla: per installare un apparecchietto del genere (dimensioni di un pacchetto di sigarette) occorrerà un esperto? Mi viene in mente che la settimana scorsa mia moglie ha portato l’auto in officina. Mi snodo la cravatta per respirare, accosto e comincio una perquisizione del mezzo. L’auto è pulita, ma prima di rimettermi alla guida con due chili in meno di peso mi assale un ultimo scrupolo: scorro il paraurti con la mano, dal basso, e m’inceppo in una scatoletta calamitata alla carrozzeria posteriore. Una calamita, capite? Non serve neppure un esperto per installare questo apparecchio malefico che mi sta rovinando la vita!
Le intercettazioni e poi tutti sul giornale
A questo punto sono certo che anche le mie conversazioni sono state oggetto di ascolto. Tutto illegale, certo, ma sarà mio l’onere di dimostrare chi è il colpevole di questa grave invasione della mia privacy. Mi pervade un senso di impotenza: ricordo di avere fatto apprezzamenti telefonici poco eleganti su una soubrette dello spettacolo con un amico che lavora in televisione. E se il suo telefono fosse intercettato in modo ufficiale, intendo dalle forze dell’ordine, per motivi che non conosco? I miei apprezzamenti riservati, le mie “storie” inventate per pavoneggiare una presunta virilità irresistibile rischiano di finire in verbali ufficiali e conseguentemente sul giornale? Erano storielle inventate al telefono, “innocue” ma sboccate e di cattivo gusto. Ai Giudici non fregherà nulla, ma vallo a spiegare a milioni di italiani! Spero che le nuove regole introdotte dal Governo mi vengano in soccorso, ma ammetto di non avere capito molto, se non che i giornalisti reclamano la loro libertà di pubblicare, pubblicare, pubblicare… tra l’altro se la signorina su cui mi sono inventato una bella storiella (roba da troncarle la carriera) volesse querelarmi per diffamazione sarebbe disarmata: io quelle cose, anche se non vere, le ho raccontate in forma riservata ad un amico e quindi non sono querelabile. Se poi sono finite su tutti i giornali non è colpa mia: andatevela a prendere con chi fornisce ai giornalisti atti riservati che fanno parte di indagini. Fotografati dall’alto Non ho il coraggio di rincasare.
Il gran finale, a sorpresa!
Immaginando la scena che mi aspetta, mi scorrono davanti agli occhi le immagini di “Google Earth” con cui ho a lungo giocato in ufficio: i satelliti oggi hanno schedato tutto il globo. In ogni computer, da ogni parte del mondo e in modo completamente gratuito, l’immagine della mia abitazione è scrutabile da chiunque, dall’alto, con risoluzione impressionante. Ho scelto così, l’estate scorsa, l’hotel delle mie vacanze ai Caraibi! Immagino che riguarderò presto la foto della casa in cui abitavo, quando mia moglie mi inviterà gentilmente ad accomodarmi in albergo. I satelliti, google a parte, riescono a perlustrare il territorio e a fotografare con ottima definizione la targa di un automobile, forse anche le scritte della copertina di un libro. Mi chiedo come possa essere ancora libero Osama Bin Laden! Licenziamento per giusta causa Per fortuna il mio caso non ha rilevanza per i servizi segreti, ma solo per la mia tranquillità familiare. Mi dirigo verso l’azienda, per rimuginare un alibi credibile prima di rincasare. L’arrivo in sede è simile a quello che riceverò tra le mura domestiche: “Ma non eri a Milano per un appuntamento importante con un cliente?” Rispondo che sono riuscito a chiudere un affare e a liberarmi presto. A sorpresa il responsabile di settore mi chiama: gli lascio un rapporto sui miei (falsi) spostamenti e sull’esito dell’incontro (altrettanto inesistente) con il cliente a Milano.
In realtà il capo è al corrente di ogni mio movimento. Non ammetterà mai di avermi infilato il trasmettitore in macchina e di avere violato la mia privacy, ma “casualmente” aveva tre testimoni che mi hanno visto in giro per Reggio negli orari in cui ho dichiarato di essere a 120 chilometri di distanza. Mi viene contestato l’uso improprio dell’auto aziendale e di avere minato il rapporto fiduciario con l’azienda.
Il matrimonio è salvo, almeno fino a quando mia moglie saprà che ho perso il lavoro.
Ecco un'altra situazione di vita quotidiana nel corso della quale i cittadini sono sempre più spesso soggetti a controlli a propria insaputa (pur in nome della superiore esigenza della sicurezza stradale, ci mancherebbe). Gli autovelox, a prescindere dal fatto che siano a funzionamento radar, laser, a fotocellule o a ripresa tv, sono oramai presenti nell’ordine di diverse centinaia, in funzione ogni giorno su tutto il territorio nazionale (con alcune eccezioni): alcuni in postazione fissa, altri in postazione variabile (i programmi settimanali di controllo della Polizia di Stato, va detto, vengono diffusi ufficialmente anche via Internet). La quasi totalità degli utenti della strada li contesta e non ne approva l'impiego ma, lo ribadiamo, la reticenza degli Italiani al rispetto dei limiti di velocità sulle strade non giustifica il processo incondizionato a questi strumenti, che svolgono peraltro un’importante funzione preventiva già solo per il fatto di esistere. In verità, forse, i limiti di velocità dovrebbero essere fissati in funzione delle caratteristiche della strada che si sta percorrendo, dei flussi di traffico esistenti nel momento di percorrenza, del mezzo sul quale si sta viaggiando e secondo quanto dettato dal buon senso. La personalizzazione del limite è forse un’utopia. Nella realtà fantozziana di oggi, invece, accade spesso che a dispetto della “effettiva” sicurezza stradale, su talune arterie di grande flusso vengano fissati limiti di velocità che sarà impossibile rispettare nella pratica. E’ soprattutto in queste occasioni che l'uso dell’autovelox per multare le auto in transito fa scattare l’astio dell’automobilista. Un’altra doverosa riflessione va posta nel fatto che, sempre a dispetto della “effettiva” sicurezza stradale, mentre i più veloci ed pericolosi automobilisti sfrecciano (pur multati) indisturbati, l'autovelox pattugliato se ne sta dietro il cespuglio a scattare indisturbato a loro, ma anche a tanti altri, centinaia di fotografie che si trasformano poi in salatissime contravvenzioni a settimane o mesi di distanza.
Il Garante della Privacy, nella propria relazione del luglio 2007 riguardante l'attività svolta nel corso dell'anno 2006, ha posto in evidenza come garantire un'adeguata protezione dei dati sia, ogni giorno di più, una condizione essenziale per il corretto funzionamento della Democrazia e l'effettivo godimento delle libertà e dei diritti fondamentali. Essere sicuri che i nostri dati sono protetti e tutelati, per esempio, attraverso le reti, è essenziale per evitare che le nuove tecnologie non diventino una minaccia. Il quadro che emerso dalla relazione del Garante è stato a dir poco preoccupante. Sostiene infatti il Garante che l'esperienza del 2006 abbia «dimostrato quanto giustificato fosse l'allarme» già espresso in precedenza. Il fenomeno della penetrabilità delle grandi banche dati da parte di chi agisce illegalmente, senza incontrare barriere adeguate, è esploso con modalità e dimensioni preoccupanti. Le forme indebite di ricorso all'uso di videocamere, videotelefonini e, in generale, a tecniche ingannevoli per acquisire e trattare dati anche delicatissimi, sono cresciute a dismisura. Il furto di informazioni colpisce allo stesso modo la gente comune e i personaggi pubblici. In Italia c'è una emergenza nella protezione dati che ha assunto una dimensione pari ad altre nostre emergenze nazionali, quali quella ambientale, quella energetica, quella infrastrutturale, che tanto negativamente incidono anche sull'immagine del Paese.
Intercettazioni sì. Intercettazioni no. Il dibattito tra chi sostiene sia giusto limitarle e chi crede che questo creerà seri problemi nelle indagini future è acceso. Ma come si fanno le intercettazioni? Come operano gli agenti addetti alla codifica delle telefonate? Dove stanno fisicamente ad ascoltare le conversazioni? Lo abbiamo chiesto a un ex agente di polizia che preferisce rimanere anonimo. Per otto anni ha fatto parte delle forze dell’ordine, e cinque di questi li ha trascorsi nel reparto investigativo utilizzando le intercettazioni in 50 casi.
Le intercettazioni venivano usate spesso nelle indagini?
Sì, ma erano sempre accompagnate da un lavoro investigativo sul campo. Spesso erano gli ultimi arrivati al reparto investigativo a lavorarci, mentre gli agenti più esperti venivano utilizzati per le investigazioni vere e proprie.
Che tipo di apparecchiature vengono utuilizzate?
Fino a qualche tempo fa si usavano gli Rt 90: registratori con le cuffie. Oggi gli strumenti utilizzano la tecnologia digitale.
Quindi le telefonate vengono registrate e possono essere ascoltate anche in un secondo momento?
Esatto. Dipende dai reati però. Nei casi che riguardano l’omicidio si resta in ascolto anche 24 ore. Per quelli meno gravi c’è la possibilità di registrare e riascoltare dopo.
Dove avviene fisicamente l’intercettazione?
Di solito ci sono delle apposite salette all’interno del tribunale. Spesso sono divise per divisione investigative: una per la polizia, una per la guardia di finanza e una per i carabinieri. Questo per evitare che tutti i corpi sappiano delle indagini svolte da uno solo di loro. A volte però è capitato che ci trovassimo nella stessa stanza a intercettare ognuno un reato diverso.
Quali sono i reati per cui si usano con maggiore frequenza le intercettazioni?
Droga e criminalità organizzata su tutti. Poi vengono i grossi reati finanziari.
Come fate tecnicamente a intercettare la telefonata?
Il Gip dà il via libera all’intercettazione che viene richiesta dal Pm. Poi si comunica il numero da tenere sotto controllo alla casa telefonica. A questo punto Wind, Tim, Omnitel o chi per loro portano in tribunale un apparecchio che serve a intercettare la linea.
Quanto tempo un agente passa con le cuffie in testa?
In teoria ci si dovrebbe alternare in turni: tipo da 4 a 6 ore. In realtà può capitare che un agente debba stare in saletta anche per un giorno intero.
Le è capitato allora di consumere i pasti nella saletta del tribunale?
Certo. Ho mangiato diverse pizze ascoltando le conversazioni dei sospetti.
C’è solo un agente alla volta che ascolta?
Di solito sì, anche se i telefoni sotto controllo in un’indagine possono essere molti. Il problema è che non si possono tenere 10 agenti in saletta sottraendoli alla strada.
Che differenza c’è tra intercettazioni telefoniche e ambientali?
Per quelle ambientali si usano microspie inserite all’interno del luogo d’indagine, di solito un appartamento o un’auto. A differenza di quelle telefoniche però, il canale delle intercettazioni ambientali resta sempre aperto.
E cosa prevede il protocollo nel caso venga commesso un crimine durante l’ascolto ambientale?
In presenza di un reato abbiamo l’obbligo di intervenire anche rischiando di compromettere l’obiettivo finale dell’indagine.
Le intercettazioni devono essere trascritte?
Certamente. L’operatore deve capire quali siano i “colloqui utili” ai fini dell’indagine. Le trascrizioni sono molto importanti perché poi andranno al Pm e faranno parte dell’impianto accusatorio durante il processo.
E’ difficile decifrare il linguaggio in codice usato da chi pensa di essere ascoltato?
All’inizio non è semplice. Poi, una volta segnate le parole ricorrenti, si riesce a capire molto di più sui dialoghi. Inoltre le indagini, che nel frattempo vengono svolte sul campo, ci aiutano a fare chiarezza.
Nella sua esperienza in quanti e quali modi ha sentito gli spacciatori parlare di droga?
Gli pseudonimi sono talmente tanti che fatico a ricordarli. La droga veniva chiamata in ogni modo: da candela a oro.
E come fate quando dovete intercettare persone straniere?
In saletta con noi vengono fatti entrare dei traduttori che sono ausiliari di polizia giudiziaria. Sono loro a dettare agli agenti cosa trascrivere.
Lei ha mai avuto problemi con i dialetti italiani?
In effetti sì. Quando intercettavamo telefonate in dialetti sconosciuti utilizzavamo i colleghi della regione corrispondente come traduttori. Una volta però, non avendo agenti sardi, abbiamo dovuto chiamare dall’esterno una persona che conoscesse quel dialetto.
E’ capitato che l’intercettato si sia accorto di esserlo?
Qualche volta sì. Diciamo che oggi chi fa cose illecite se lo aspetta e cerca di stare attento a quello che dice al telefono. Nonostante questo succede che a volte si lasci andare e commetta piccoli errori. Lì deve essere bravo e reattivo l’agente che è dall’altra parte del filo.
Quali sono le maggiori difficoltà che si presentano a chi deve tenere sotto controllo le telefonate di un sospetto?
Oggi intercettare è più difficile di un tempo perché i sospetti cambiano spesso la scheda telefonica e di conseguenza il loro numero.
Che fare in questi casi?
L’unica possibilità è aspettare che il sospetto richiami un altro telefono controllato nella stessa indagine. In quel caso l’agente verrà a conoscenza del numero della nuova scheda.
Se i punti caldi della città sono troppo sorvegliati, il crimine trasloca in altre zone, facendole a sua volta diventare calde. Resa ormai “blindata” la stazione e la zona di via Turri da una novantina di telecamere, e quella del Parco del Popolo e via Roma da altre 87, la città si ritrova squilibrata: forte concentrazione di videosorveglianza da una parte e praticamente assente in una altra: il rischio di crearsi di zone franche si concretizzerebbe pensando al trasloco del crimine. «Quella delle forze dell’ordine è la stessa lettura che danno anche i residenti», spiega Claudio Bassi, presidente della I circoscrizione. Bassi chiarisce che «pur non essendo quella delle telecamere la soluzione secondo me più ottimale, credo che in centro storico si stanno creando molte zone franche anche perché polizia e carabinieri di quartiere, non sono certo in quantità tali da garantire una copertura di tutto il territorio». Secondo Bassi spesso si tratta di fatti sgradevoli, che non vengono nemmeno denunciati ma che danno l’impressione di come da queste parti molti fatti vengano completamente lasciati a se stessi. «Maggiore presenza di forze dell’ordine - precisa - ma anche evitare lo squilibrio tra le zone ad alta e quella a bassa concentrazione di video sorveglianza».
Se i punti caldi della città sono troppo sorvegliati, il crimine trasloca in altre zone, facendole a sua volta diventare calde. Resa ormai “blindata” la stazione e la zona di via Turri da una novantina di telecamere, e quella del Parco del Popolo e via Roma da altre 87, la città si ritrova squilibrata: forte concentrazione di videosorveglianza da una parte e praticamente assente in una altra: il rischio di crearsi di zone franche si concretizzerebbe pensando al trasloco del crimine. «Quella delle forze dell’ordine è la stessa lettura che danno anche i residenti», spiega Claudio Bassi, presidente della I circoscrizione. Bassi chiarisce che «pur non essendo quella delle telecamere la soluzione secondo me più ottimale, credo che in centro storico si stanno creando molte zone franche anche perché polizia e carabinieri di quartiere, non sono certo in quantità tali da garantire una copertura di tutto il territorio». Secondo Bassi spesso si tratta di fatti sgradevoli, che non vengono nemmeno denunciati ma che danno l’impressione di come da queste parti molti fatti vengano completamente lasciati a se stessi. «Maggiore presenza di forze dell’ordine - precisa - ma anche evitare lo squilibrio tra le zone ad alta e quella a bassa concentrazione di video sorveglianza».
CHE cosa si intende veramente per "intercettazione"?
Secondo la Cassazione vi è intercettazione solo quando:
a) i soggetti comunicano tra loro con l?inequivocabile intento di escludere estranei dal contenuto della comunicazione e con modalità tali da tenere la stessa riservata (non sarebbe tale la manifestazione di pensiero rivolta ad un soggetto ma tale da renderla percepibile a terzi, magari con strumenti tecnici);
b) si avvalgono di cautele che richiedono, per la captazione, l'uso di strumenti tecnici di percezione particolarmente invasivi ed insidiosi, in quanto idonei a superare le cautele, che dovrebbero garantire la libertà e segretezza del colloquio;
c) il soggetto captante sia del tutto estraneo al colloquio.
Questi parametri consentono di considerare ormai certi, nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, alcuni punti fondamentali, che possono chiarire le idee al cittadino e ai non addetti ai lavori sul tema delle intercettazioni, di cui si è molto discusso negli ultimi giorni.
Cosa rientra nelle intercettazioni
E' equiparata alla conversazione tra presenti o telefonica la conversazione o comunicazione effettuata con altri strumenti di telecomunicazione, anche se si tratta di flussi di comunicazione tra sistemi informatici o telematica. Pertanto la posta elettronica e il fax, per esempio, rientrano nei mezzi di trasmissione per i quali si può parlare di intercettazione. Sono illegali l'ascolto e la registrazione, da parte di un coniuge, delle comunicazioni riservate dell?altro coniuge, che avvengano con gli strumenti sopra evidenziati; Oltre a quanto appena visto, in base alla nuova disposizione dell'art. 240 del codice di procedura penale, pare che il concetto di intercettazione vera e propria sia da riferirsi anche alle forme di intrusione mediante acquisizione di dati sul traffico telefonico e telematico illegalmente acquisiti; in altri termini i dati dei tabulati telefonici e del traffico telematico (per esempio traffico internet, email, ecc...).
Cosa non rientra nelle intercettazioni
Non si considera intercettazione quella relativa alle conversazioni a mezzo di impianti radio elettrici ricetrasmittenti (giusta l?impossibilità di escludere estranei dall?ascolto); Non è considerata intercettazione il tracciamento della posizione del soggetto controllato mediante utilizzo del sistema satellitare Gps. (Global Position System), che è un sistema, a volte utilizzato nell?ambito delle intercettazioni ambientali, in base al quale è possibile conoscere l?esatta posizione di un determinato oggetto sul quale è stato apposto un apposito segnalatore. Secondo la Corte di Cassazione la sola localizzazione di una persona (o di un oggetto) in movimento non può, infatti, essere considerata una attività di intercettazione, trattandosi di una modalità tecnologicamente avanzata di pedinamento, che, come tale, non necessita neppure di un decreto autorizzativo da parte del Pm., diverso discorso, ovviamente, se alla localizzazione si accompagna il rilevamento, con altro strumento, del contenuto dei dialoghi del soggetto controllato. Nella definizione di intercettazione non rientra la registrazione di conversazioni da parte di colui che vi partecipa: si fa riferimento alla spontanea registrazione di conversazioni da parte di uno degli interlocutori, che non costituisce intercettazione in senso tecnico, ma che si risolve in una particolare forma di documentazione che può violare in altro modo, semmai, i diritti dell'interlocutore.
La normativa attuale sulle intercettazioni
La segretezza delle comunicazione come diritto costituzionalmente protetto è, o dovrebbe essere, un diritto che appartiene alla categoria delle libertà inviolabili, specificamente protetto da una norma della Costituzione, l'art. 15, che preclude anche alla polizia, riservandola così solo al controllo del giudice, la possibilità di qualsiasi intervento limitativo, a differenza di quanto avviene per altri diritti della persona come quello alla libertà personale e quello alla inviolabilità del domicilio. Esistono numerose norme speciali nel nostro ordinamento che si occupano di intercettazioni ma una delle più importanti è senz'altro quella che di recente si è occupata delle intercettazioni illegali in senso stretto: è il Decreto Legge del 22 settembre 2006 n. 259, che si riferisce alle intercettazioni eseguite senza autorizzazione dell?autorità giudiziaria e che introduce una nuova figura delittuosa che si aggiunge a quelle previste dagli articoli 617 , 617 bis e 617 ter del codice penale, che riguardano rispettivamente: la fraudolenta attività di cognizione di una altrui comunicazione o conversazione telefonica o telegrafica; l'istallazione di apparecchi di intercettazione delle comunicazioni altrui e l' alterazione o falsificazione del contenuto di queste comunicazioni.
Nell'attuale stato della legislazione i requisiti per l'intercettazione "legale", ovvero i presupposti del provvedimento di intercettazione da parte delle autorità, sono tre: che si proceda per determinati reati, espressamente indicati dalla legge; che sussistano gravi indizi di reato; che l'intercettazione sia assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini (per i reati di terrorismo e di criminalità organizzata è sufficiente che l'intercettazione sia necessaria).
SE ricevo telefonate anonime con numero del chiamante “criptato”, posso ottenere dal fornitore del servizio telefonico, o dalle autorità, informazioni sull’abbonato che le ha effettuate?
All’abbonato non è consentito ottenere informazioni. Tuttavia, può ottenere tutela per le telefonate di disturbo che in futuro potrebbe ricevere che può richiedere al gestore della linea telefonica di rendere temporaneamente inefficace la criptazione della linea chiamante, conservando i dati relativi.
Posso videoregistrare un colloquio ad insaputa del mio ospite?
No, in quanto, in base al nuovo “provvedimento generale sulla sorveglianza” i soggetti privati devono previamente informare, per poi ricevere il consenso dell’interessato che deve essere espresso e documentato per iscritto.
Intercettazioni: i dati raccontano che in Italia siamo spiati da un milione e 300mila telecamere, una ogni 45-46 abitanti. La proliferazione di telecamere, in crescita del 17,7% in un anno, fa da contraltare alla percezione di insicurezza dei cittadini. E non a caso la videosorveglianza è un mercato in costante incremento che nel solo anno 2007 ha fatturato 440 milioni di euro. L’occhio elettronico è diventato il miglior alleato delle forze di polizia, ma ora si teme l'effetto Grande Fratello. Di recente sono stati concessi sgravi fiscali fino all’80% della spesa per esercenti e Pmi che installano impianti di videosorveglianza. La proliferazione di mezzi di videosorveglianza può essere già sufficiente a richiede nuove regole della Privacy. Spesso l'esigenza che motiva l'intercettazione è quella di una prestesa “sicurezza” e gli Stati Uniti sono maestri in questo campo, ma anche in Italia non siamo certamente da meno. Si domanda è: può la conoscenza degli spostamenti, delle “inclinazioni”, delle frequentazioni di tutti gli individui essere analizzata e messa in relazione con quelle degli altri in maniera preventiva per attuare una qualche forma di prevenzione del crimine? E, ammettendone la liceità, è giustificata una raccolta indiscriminata di dati relativi agli “stili di vita” dei cittadini sottoponendoli al “modello comportamentale” imposti da un governo? Queste domande si pongono anche per molti altri aspetti della vita privata del cittadino (telecamere-spia, carte di credito, telefoni, telepass, ecc.), pur nella consapevolezza che il terrorismo internazionale giustifica, almeno parzialmente, controllo e tracciatura degli utenti di internet, telefoni, aerei, carte di credito, autostrade, noleggio auto e quant’altro. Tutti possono essere spiati. Per esempio: esistono programmi di riconoscimento della voce (come quelli che i cittadini più evoluti usano già sul computer di casa per dettare un documento) che possono passare in rassegna la registrazione di una telefonata o di una conversazione alla ricerca di una parola ben precisa, come “bomba”. Utile per la prevenzione del terrorismo. Ma possono anche essere stilati dei profili di utenti sulla base dei loro gusti e delle abitudini: è ovvio che i titolari delle telefonate “monitorate” per usi commerciali debbano obbligatoriamente essere stati interpellati e avere fornito il proprio consenso. Ci ha già pensato una compagnia telefonica d’oltremanica: telefoni gratis, o a tariffe particolarmente contenute, se permetti ad un software di analizzare il contenuto delle tue conversazioni.
E vero che certe sostanze possono essere riconosciute dall'odore?
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E' vero che certe sostanze possono essere riconosciute dall'odore?
Vero. L’uomo di domani potrà contare anche su un “naso elettronico”. Certe sostanze, per esempio droghe o esplosivi, possono essere riconosciute anche dal proprio odore. Esistono dei "nasi" elettronici che percepiscono minuscole particelle di un composto e lo analizzano in pochi secondi. La polizia scientifica italiana usa alcuni di questi "nasi". Basta avvicinarli a una borsa per scoprire se all'interno sono presenti sostanze sospette. Nei prossimi anni i nasi elettronici potrebbero diventare tanto sensibili da identificare un esere umano in base al suo odore personale registrato in un database.
Al supermarket si può con l'impronta?
Niente più code infinite davanti alla cassa: la spesa diventa rapida, comoda e sicura. Nei Paesi Bassi si sta sperimentando il pagamento mediante lettura delle impronte digitali: si pone l'indice sull'apposito apparecchio il trasferimento è concluso. Poi, previa esibizione di un documento e di una carta di pagamento, verrà eseguita una scansione di due impronte delle mani e la contemporanea registrazione delle informazioni relative al nome, all'indirizzo e al conto corrente.
Esiste una telecamera a raggi T in grado di vedere cosa avete in tasca?
Esiste sì, e vede fino a 25 metri di distanza. L’azienda inglese ThruVision ha sviluppato una telecamera che può intercettare pistole, droghe ed esplosivi nascosti sotto i vestiti delle persone senza permettere la visione del corpo sotto gli abiti. Potrebbe essere molto utile in luoghi come i check point degli aeroporti, ma rischia di scatenare un’enorme violazione della privacy se dovesse essere utilizzata in altri luoghi. Ogni materiale emette un tipo particolare di onde terahertz: la telecamera, individuandolo, può stabilire la differenza tra la cocaina e la farina.
E possibile vedere attravero le pareti?
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E' possibile vedere attraverso le pareti?
Ci sono sensori che percepiscono le radiazioni di una particolare frequenza: quella compresa tra l'infrarosso e le microonde. Tutti i corpi caldi che contengono acqua emettono questo tipo di radiazioni e quindi anche il corpo umano. Invece, i materiali non conduttori, come i vestiti e i mattoni dei muri, sono del tutto trasparenti. Il segnale elettrico è trasmesso a un monitor su cui si forma la figura. Si riconosce il materiale di cui è fatto un oggetto dalla luminosità con cui appare la sua sagoma.