Credere nell'Europa
europa giovani politici
Inchiesta pubblicata il 05-10-2008 a cura della redazione di Europa dei Diritti, del quotidiano telematico 4minuti.it e del quotidiano "Il Giornale di Reggio"
vignetta europa
Se i giovani ci credono l'europa deve essere generosa
Umberto Bonafini

Non sono affatto meravigliato dal fatto, sottolineato anche dal ministro per le Politiche Comunitarie Andrea Ronchi nell’articolo scritto appositamente per il nostro “speciale”, dei risultati dell’inchiesta promossa dall’ambasciata britannica fra i giovani inglesi e italiani dai quali si evince la loro convinzione che, per tutta una serie di materie riguardanti il progressi civile dell’Europa, essi guardino all’Unione Europea con interese e fiducia. Vengono a compensare quel tanto di euroscetticismo che in questi ultimi anni sembra aver contagiato molte parti della società italiana. Di certo, soprattutto dal punto di vista strettamente politico, l’Unione Europea non ha tenuto in questi ultimi anni comportamenti esaltanti. E’ sembrata indecisa, dubbiosa e scarsamente unita nelle sue decisioni. Molte volte le identità nazionali si sono sovrapposte a una visione univoca dei problemi e ciò ha finito per provocare sconcerto e scetticismo. Soprattutto viene rimproverato al sistema politico europea l’incapacità di darsi una struttura politica forte e condivisa. Ci avevano provato con una commissione che avrebbe dovuto elaborare un progetto di costituzione europea che prevedeva il superamento degli attuali organi legislativi ed esecutivi e tale da dar vita a un vero e proprio governo europeo. Quella commissione, presieduta dall’ex presidente della Repubblica francese Valery Gistard d’Estaing e di cui erano vicepresidenti i nostri Gianfranco Fini e Giuliano Amato, ha elaborato un testo sul quale avrebbero dovuto misurarsi i singoli governi dell’Unione. Alcuni scelsero la strada della ratifica parlamentare - tra cui l’Italia - altri invece decisero di ricorrere all’istituto referendario. Ed è stata questa decisione che sostanzialmente ha affossato il progetto riportando l’Europa allo stato ante elaborazione della Costituzione europea. Il referendum fu bocciato prima da francesi e olandesi e, ultimamente, anche dagli irlandesi. Per cui il futuro politico dell’Europa è ancora sostanzialmente legato al buon funzionamento degli organismi esistenti - Commissione e Parlamento Europeo - ma soprattutto all’intelligenza e alla buona volontà degli operatori politici. Se l’unità politica resta ancora da costruire, l’Europa regge invece alla tempesta finanziaria originata dalla crisi degli Stati Uniti. Proprio in questi frangenti non possiamo non rilevare il fatto che l’intuizione di unificare il sistema monetario europeo stretto attorno all’euro si sia rivelata scelta oculata e intelligente. L’intero sistema finanziario ha retto all’urto e, salvo alcuni casi sporadici, gli stati sono stati in grado di rassicurare i propri cittadini e soprattutto i piccoli risparmiatori che i loro capitali, grandi o piccoli che siano, possono essere ben protetti. Lo hanno detto, a turno, il presidente del Consiglio Berlusconi, il ministro dell’Economia Tremonti e il governatore di Bankitalia Draghi. Solo i possessori di mutui a tasso variabile sono sottoposti alla gogna degli Euribor, ma qui non sono di certo responsabili i politici, bensì il ruolo dalle banche che in Italia, in Europa e negli Stati Uniti si sono rese protagoniste di rapporti poco chiari con la propria clientela. Tutti gli sguardi degli operatori europei sono fissati sul presidente della Banca Centrale Europea al quale , in coro, chiedono di ridurre il tasso d’interesse oggi fermo al 4,25 per cento. Ma Trichet, pur lasciando aperto uno spiraglio all’ipotesi, non si decide a prendersi questa responsabilità, sensibile com’è al fluttuare del tasso di inflazione. Resta comunque la convinzione che il sistema finanziario europeo possieda al proprio interno tutti quegli anticorpi che gli consentiranno di affrontare con sufficiente sicurezza gli sviluppi della crisi mondiale. Uno degli aspetti dell’economia europea e per il quale si aspettano decisioni “politiche” acconce è il rallentamento della produttività con effetti abbastanza rilevanti e preoccupanti per quel che riguarda la crescita dei nostri Paesi. C’è chi cresce poco e chi, purtroppo, non cresce nulla. Dagli organismi europei non è che arrivino indicazioni sufficienti non solo per capire quali sviluppi avrà l’economia europea soprattutto per continuare a mantenere alto quel tasso di competitività che l’ha contraddistinto sino a oggi. Mentre scrivo queste note a Parigi, invitati da Sarkozy, presidente di turno dell’Unione Europea, sono riuniti Berlusconi, Gordon Brown e Angela Merkel. All’ordine del giorno come affrontare le eventuali ripercussioni che avrà sul nostro continente la crisi americana. Ci vogliono nuove regole e soprattutto nuovi strumenti in grado di garantire eticità e trasparenza al nostro sistema economico. Meno stato e più mercato non sembra essere più uno slogan alla moda. Il mercato resta il motore che fa muovere tutto il nostro sistema economico. Ma non può essere lasciato libero, privo di briglie che governino l’azione. Se negli Stati Uniti, la nazione più liberista del mondo, il governo deve intervenire per salvare il sistema bancario messo in crisi dal fallimento di importanti istituti finanziari, l’Europa non può lasciare al mercato la briglia sciolta. Occorrono regole, ma soprattutto come dice Tremonti occorre ripristinare quel senso dell’etica che deve dare agli affari il senso del loro essere cardine del progresso dell’Europa e, per converso, quello del nostro Paese. Ma ritorniamo al discorso sui giovani. Molto probabilmente ad attrarli verso un camminio europeista non sono certamente le cultura emerse sin dati tempi della rivoluzione francese. Non avrenno certamente mai letto, nè alcun professore gliene avrà mai parlato dei saggi di Saint-Simon, oppure di Proudhon o di Franz. Ne sarà mai stato spiegato loro che fra gli europeisti più convinti vi fossero Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo, e forse non avranno mai sentito parlare del famoso “Manifesto di Ventotene” redatto nel 1943 da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Eppure quell’europeismo che vanno ricercando nel contatto con i loro coetanei ,attraverso i viaggi di studio, ha radici antiche, la qualcosa soprattutto, seppur inconsapevolmente, ne giustifica l’intersse. Il mondo si è rimpicciolito, la globalizzazione ha ridotto il pianeta ad una sorta di scala di condominio, dove i condomini ci sono, ma non si conoscono. E così i nostri giovani sognano un mondo aperto, moderno perchè vissuto. Sfuggono ai racconti: vogliono vedere, sperimentare, sentirsi coinvolti. Ed allora tocca a noi far si che quest’Europa, alla quale guardano con crescente interesse, si dimostri viva, accogliente, generosa. Ne va dello sviluppo della nostra società, così bisognosa di uscire dal provincialismo che ne ha caratterizzato l’esistenza sino a pochi anni fa. I contatti ora si sono fatti concreti: Le nuove tecnologie ti consentono di interagire in tempo reale. Ecco i confini entro i quali costruire un nuovo liberalismo: quello dei contatti personali, del confronto costante, della verifica concreta. Questi giovani che oggi hanno dell’Europa una visione concreta e speranziosa non possono essere delusi, Ecco quindi che sviluppo economico, creazione di nuova ricchezza, apertura di moderni orizzonti culturali costituiscono un impegno forte per una classe dirigente che all’Europa non può guardare solo come a un’opportunità per fare affari, ma anche aprire le coscienze. Quando Giulio Cesare sconfisse Vercingetorige e conquistò la Gallia, alzò gli occhi e vide la Bretannia. Lo fermarono alle Idi di Marzo, ma lui la visione dell’Europa l’aveva avuta giusta.

"Mi sono battuto per i prodotti Dop"
"Mi sono battuto per i prodotti Dop"
L'esperienza al Parlamento europeo di Giulio Fantuzzi:"Oggi è più difficile"

Giulio Fantuzzi è stato europarlamentare dal ’89 al ’99, dapprima nelle file del Pci ed infine per i Ds.
Come funziona il Parlamento Europeo?
«Il Parlamento svolge un ruolo attivo nell'elaborazione di provvedimenti legislativi che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, ad esempio in materia di protezione dell'ambiente, diritti dei consumatori, pari opportunità, trasporti e libera circolazione dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci. Condivide, inoltre, con il Consiglio dei ministri, il potere di adottare il bilancio annuale dell'Unione europea. La funzione principale è quella di dare dei pareri sulle proposte di regolamento e direttiva provenienti dalla commissione europea. Le decisione del Consiglio dei Ministri vengono prese in base al parere del Parlamento. Oggi, l'importanza del lavoro del Parlamento europeo è dovuta anche al fatto che in molti settori le decisioni sulle nuove leggi sono assunte congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri, che rappresenta gli Stati membri».
Di cosa si occupava esattamente in Europa?
«Venni eletto al Parlamento Europeo quand'ero ancora sindaco di Reggio. I primi due anni fu difficile conciliare le due diverse attività. Nel '91 decisi di dimettermi da sindaco per occuparmi a tempo pieno dell’impegno europeo. In Europa mi sono dedicato di politiche agricole: all'epoca, era uno dei settori più importanti e di maggiore impegno; pensiamo solo al fatto che oltre il 60% del bilancio della comunità europea era destinato all'agricoltura. All'epoca, in ambito agricolo, il Parlamento dava un parere obbligatorio ma non vincolante. Nelle due legislature, mi sono soprattutto battuto per l’affermazione, la protezione e la valorizzazione dei prodotti tipici Dop (Parmigiano Reggiano, prosciutto...). Oggi, tale tutela appare scontata, ma allora non era così. Nella concezione dell’epoca il mercato doveva essere lasciato completamente libero di decide, de-regolarizzato. Dopo anni di lavoro, ottenni il regolamento comunitario Dop e Igp. Oggi, grazie a questi strumenti, l’agricoltura italiana può tutelare i propri prodotti tipici con strumenti giuridici adeguati».
Che difficoltà ha incontrato?
«Se riguardo agli impegni in ambito agricolo ero riuscito a costruire un buon sistema di alleanze, ho riscontrato maggiori difficoltà nell’attività di mediazione tra i rappresentanti dei diversi stati membri. Talvolta si lavorava per mesi a delle ipotesi che sembravano di interesse comune, poi, al momento del voto, si veniva battuti perché gli interessi delle singole delegazione nazionali votavano secondo l’interesse nazionale. Questa, a mio avviso, potrebbe essere una delle chiavi di lettura corrette per comprendere i problemi dell’Europa di oggi: la difficoltà di concililiare la visione nazionale con quella europea».
Che valore ha Reggio in Europa?
«Reggio ha dato un importante contributo allo sviluppo delle politiche comunitarie: nel settore agricolo, ma anche nelle politiche di solidarietà sociale, dell’infanzia, della salute...La nostra città rappresenta un esempio importantissimo ed efficace di collaborazione tra pubblico e privato. Quando, per esempio, è scoppiato il caso “mucca pazza”, in Parlamento ho potuto verificare che per quanto riguarda la politica di tutela sanitaria dei prodotti alimentari, in Italia, eravamo già molto attrezzati e avanzati. Nel Regno Unito, al contrario, il sistema sanitario pubblico era ancora molto carente».
Cosa deve imparare Reggio dall’Europa?
«In genere all’estero sono più capaci di fare gioco di squadra. Se si tratta di dover prendere delle decisioni che riguardano l’interesse nazionale, le differenze politiche interne scompaiono per lasciar spazio al buon senso. A Reggio, e più in generale in Italia, si deve fare ancora molta strada in questo senso».
In Italia si parla tanto di “casta”. Com’è la situazione in Europa?
«Il vento dell’anti politica c’è un po’ dappertutto. Nella mia avventura in Europa ho avuto a che fare con le lobbies e devo dire che di caste ne ho visto tante. Anche se all’estero sono regolamentate, la difesa dell’interesse particolare rispetto a quello generale è particolarmente forte. Il ruolo dell’Ue, all’epoca, era molto importante. Il mondo stava cambiando: era da poco crollato il muro di Berlino e con esso un’intera idea di società. L’Europa è sempre stata un terreno di forte competizione. Ho avuto la fortuna di partecipare alla fase costruttiva dell’Ue. Il modello europeo che si è costruito in quegli anni ha creato tanto, ed è stato accompagnato da importanti politiche sociali».
La burocrazia italiana è lenta e macchinosa: è così anche in Europa?
«Se devo fare un confronto, in Italia c’è ancora molta strada da recuperare in termini di efficienza e funzionalità. La forza della Commissione europea si nasconde, a mio avviso, tra il senso di gerarchia tipico della cultura tedesca e l’efficienza dello stato francese. In Italia occorre recuperare un po’ di senso di autorità ed investire sulla modernizzazione di una macchina pubblica ormai troppo lenta e non più competitiva».
Un paragone tra la sua Europa, l’Europa di oggi e di domani.
«Come ho già detto io ho vissuto il periodo felice di costruzione dell’Europa. Oggi dobbiamo affrontare un momento più difficile, dove i contrasti tra i singoli paesi, l’insicurezza conseguente alla crisi economica e la paura del confronto hanno portato a diverse incomprensioni. Pensiamo solo alla retifica dei trattati o al rifiuto della costituzione europea. L’Europa di domani dev’essere in grado di rispondere alle sfide della globalizzazione. Dev’essere l’Europa dei giovani che, con una stessa cutura, si sentono davvero europei. Vedo un grande contrasto tra la mia idea di Europa dei giovani, della scuola e della ricerca per far crescere un senso di comune cittadinanza, con le politiche del Governo Berlusconi che proprio sulla scuola interviene con forti tagli. Come ha detto Veltroni, “non ci possiamo permettere il lusso di tagliare il fututo dell’Italia”».

Come funzionano deputati e organi politici direttivi
Come funzionano deputati e organi politici direttivi
Il presidente dura in carica due anni e mezzo

Questa l’organizzazione del Parlamento Europeo

IL PRESIDENTE E LE SUE FUNZIONI

Il Presidente del Parlamento europeo è eletto per un periodo rinnovabile di due anni e mezzo, pari a metà legislatura. Egli rappresenta il Parlamento all'esterno e nelle relazioni con le altre istituzioni comunitarie. Assistito da 14 vicepresidenti, il Presidente dirige i lavori del Parlamento europeo e dei suoi organi (Ufficio di presidenza e Conferenza dei presidenti), nonché le discussioni in Aula. Dodici tornate si svolgono a Strasburgo e sei supplementari a Bruxelles. Il Presidente verifica il rispetto del regolamento del PE, assicurando in tal modo, mediante il proprio arbitraggio, il buon funzionamento di tutte le attività dell'Istituzione e dei suoi organi. Il Presidente rappresenta il Parlamento nelle questioni giuridiche e i rapporti con l'esterno. Egli si pronuncia, in particolare, su tutti i grandi temi internazionali e propone raccomandazioni destinate a rafforzare l'Unione europea. In apertura di ogni riunione del Consiglio europeo, il Presidente del Parlamento esprime il punto di vista e le preoccupazioni dell'Istituzione sui temi specifici e i punti iscritti all'ordine del giorno. Con la sua firma, il Presidente rende esecutivo il bilancio dell'Unione europea dopo che quest'ultimo è stato votato dal Parlamento europeo in seconda lettura.
I deputati
Il Parlamento europeo è composto da 785 deputati eletti nei 27 Stati membri dell'Unione europea allargata. Dal 1979 i deputati sono eletti a suffragio universale diretto per una periodo di cinque anni. Ogni Stato membro stabilisce autonomamente le modalità dello scrutinio, applicando tuttavia regole democratiche identiche: diritto di voto a diciotto anni, parità tra uomini e donne e segretezza del voto. Va rilevato che le elezioni europee presentano di già un certo numero di regole comuni: il suffragio universale diretto, la regola della proporzionalità e la durata quinquennale del mandato parlamentare. La ripartizione dei seggi è di norma proporzionale alla popolazione di ogni paese. A ogni Stato membro è assegnato un numero fisso di seggi, con un massimo di 99 e un minimo di cinque. Per quanto riguarda la parità uomo-donna, si è assistito a un continuo aumento della rappresentanza femminile in seno al Parlamento europeo; circa un terzo dei deputati sono donne. L'attività dei deputati europei si svolge a Bruxelles, a Strasburgo e nelle circoscrizioni elettorali. A Bruxelles partecipano alle riunioni delle commissioni parlamentari e dei gruppi politici, nonché alle tornate supplementari e a Strasburgo alle sedute plenarie delle dodici tornate regolari. Parallelamente a queste attività principali, i deputati europei devono ovviamente dedicare tempo anche alle proprie circoscrizioni elettorali. I deputati al Parlamento europeo sono raggruppati in funzione delle loro affinità politiche e non in base alla nazionalità. Essi esercitano il loro mandato in maniera indipendente. Dotati di poteri sempre più ampi, i deputati europei influiscono su tutti i settori della vita quotidiana del cittadino: ambiente, protezione dei consumatori, trasporti ma anche istruzione, cultura e sanità.
Status dei deputati
I deputati al Parlamento europeo percepiscono attualmente la medesima retribuzione dei deputati del paese in cui sono eletti. Tuttavia, nel settembre 2005 è stato approvato uno Statuto dei deputati al Parlamento europeo, che eliminerà le disparità di trattamento e assicurerà una maggiore trasparenza delle retribuzioni. Lo Statuto entrerà in vigore all'inizio della prossima legislatura nel 2009.
I gruppi politici
I deputati si riuniscono in gruppi politici non in base alla loro nazionalità ma in funzione delle loro affinità politiche. Attualmente vi sono 7 gruppi politici al Parlamento europeo. I gruppi politici provvedono alla loro organizzazione interna ed eleggono un presidente (o due copresidenti nel caso di alcuni gruppi) e un ufficio di presidenza, dotandosi altresì di una segreteria. In Aula i seggi sono assegnati ai deputati in base alla loro appartenenza politica, da sinistra a destra, previo accordo con i capigruppo. Un gruppo politico è composto da un numero minimo di 20 deputati e rappresentare almeno un quinto degli Stati membri. Un deputato non può aderire a più gruppi politici. Alcuni deputati non appartengono a nessun gruppo politico e in questo caso sono definiti non iscritti. Prima di ogni votazione in Aula, i gruppi politici esaminano le relazioni elaborate dalle commissioni parlamentari e presentano emendamenti.

Commissione e Consiglio
Commissione e Consiglio
Con chi si rapporta

La commissione europea, guardiana dei trattati e organo esecutivo della Comunità, lavora in stretta collaborazione con il Parlamento europeo. Essa presenta, illustra e difende le sue proposte legislative dinanzi alle commissioni parlamentari e deve anche tener conto delle modifiche richieste dal Parlamento. La Commissione partecipa a tutte le sedute plenarie del Parlamento e deve rendere conto dei propri orientamenti politici ogniqualvolta un deputato lo richieda. La Commissione è inoltre tenuta a rispondere alle interrogazioni scritte e orali dei deputati.
Il Consiglio dell'Unione europea, l'altro organo legislativo dell'Unione, è composto dai ministri degli Stati membri e partecipa ai lavori del Parlamento europeo. La Presidenza del Consiglio è esercitata a turno da ciascuno Stato membro per un periodo di sei mesi. Il Consiglio, rappresentato dal suo Presidente, può intervenire durante tutte le discussioni in Aula. All'inizio di ogni presidenza, il Presidente del Consiglio dell'Unione europea presenta il suo programma all'Aula del Parlamento europeo e instaura un dibattito con i deputati. Alla fine del semestre di presidenza, il Presidente del Consiglio traccia un bilancio politico dinanzi al Parlamento europeo. I capi di Stato e di governo dell'Unione europea si riuniscono fino a quattro volte all'anno, insieme al Presidente della Commissione, in seno al Consiglio europeo, il quale stabilisce gli orientamenti politici generali dell'Unione..

Dell'esperienza dei parlamentari di casa nostra non v'è traccia
Dell'esperienza dei parlamentari di casa nostra non v'è traccia
Alessandri: basta leggere i giornali dell'epoca

«E’ una macchina, oggi come oggi, completamente inutile». Questo è il giudizio, chiaro e immediato, di Angelo Alessandri, deputato di Lega Nord, riguardo all’utilità e all’efficacia del Parlamento europeo. «I parlamentari europei trascorrono mesi e mesi a discutere e approvare provvedimenti superflui e controproducenti che, nella maggior parte dei casi, si trasformano in assurdi vincoli e restrizioni per le persone. Oggi dell’Europa resta solo una utopica idea sulla carta, in concreto irrealizzabile e di fatto inutile. E’ un’immensa macchina burocratica che, anche alle tasche dei reggiani, costa troppo denaro, senza avere nulla di positivo indietro». «Per farci un’idea dell’improduttività del Parlamento europeo, basta osservare e valutare cosa è stato concretamente realizzato in passato dagli europarlamentari reggiani: della loro presenza a Strasburgo non è rimasta traccia, e questo anche a causa dell’inconsistenza di un congegno decisionale superfluo e inefficace. Dal ’99 al 2004, alla presidenza della Commissione Europea c’è stato Romano Prodi - rincara Alessandri - vi invito ad andare a leggere i quotidiani esteri dell’epoca per comprendere quanto la sua politica veniva poco apprezzata e spesso derisa». Secondo Alessandri, «L’Unione Europea è troppo lontana dai problemi della gente. E’ già complicato restare a contatto con le persone a livello provinciale, regionale o nazionale: a livello europeo è praticamente impossibile e la conseguenza è la sfiducia, oggi tangibile della gente, nei cofronti dell’Europa stessa. Dopo il recente ingresso nell’Ue di Romania, Slovenia e Bulgaria, si sta pensando di allargare l’alleanza alla Turchia e alla Repubblica Macedone. Mi sembra una decisione illogica ed irrazionale: è già difficile confrontarsi e giungere a delle conclusioni tra i tanti paesi già membri, culturalmente ed economicamente molto diversi tra loro». «A Reggio tanti strumentalizzano il tema Europa, ma il vero problema è l’impossibilità di guardare all’Ue quando a casa propria non si sono ancora risolti gravi e importanti problemi. Come Lega Nord, al Parlamento europeo, ci stiamo battendo e stiamo affermando la nostra posizione in temi come l’immigrazione, la sicurezza o il diritto di voto. Abbiamo trovato forti e produttive alleanze con gli altri movimenti autonomisti europei, partiti che lottano concretamente per l’interesse delle persone».

Gli organi politici del Parlamento
Gli organi politici del Parlamento
Le 20 commissioni risiedono per due settimane a Bruxelles

Per preparare il lavoro del Parlamento europeo in Aula, i deputati si suddividono in commissioni permanenti, ciascuna delle quali è specializzata in determinati settori. Attualmente ve ne sono 20. Le commissioni parlamentari sono composte da un minimo di 28 a un massimo di 86 deputati e ciascuna di esse è dotata di un presidente, di un ufficio di presidenza e di una segreteria. La loro composizione politica rispecchia quella dell'Aula. Le commissioni parlamentari si riuniscono una o due volte al mese a Bruxelles e le loro discussioni sono pubbliche. In seno alle commissioni parlamentari, i deputati europei elaborano, modificano e votano proposte legislative e relazioni di iniziativa. Esaminano le proposte della Commissione e del Consiglio e, se del caso, redigono una relazione che sarà presentata in Aula. Il Parlamento europeo può infine creare delle sottocommissioni e delle commissioni temporanee che si occupano di problemi specifici, come pure commissioni d'inchiesta nell'ambito delle proprie competenze di controllo. I presidenti di commissione coordinano i loro lavori in seno alla Conferenza dei presidenti.

LE DELEGAZIONI

Le delegazioni del Parlamento europeo intrattengono rapporti con i parlamenti di paesi terzi, cioè che non sono membri dell'Unione europea. Contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo del ruolo dell'Unione europea nel mondo. Attualmente vi sono 34 delegazioni, ognuna delle quali è composta da circa 15 deputati. Si possono distinguere quattro categorie di delegazioni. Delegazioni interparlamentari, che sono incaricate di intrattenere rapporti con i parlamenti dei paesi terzi e dei paesi che non sono candidati all'adesione. Commissioni parlamentari miste, che curano le relazioni con i parlamenti dei paesi candidati all'adesione all'Unione europea o con i parlamenti di Stati associati alla Comunità. La delegazione del Parlamento europeo all'Assemblea paritetica ACP-UE è composta da deputati europei e da parlamentari provenienti da paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico. La delegazione del parlamento europeo all'Assemblea parlamentare euromediterranea. I presidenti di delegazione coordinano i loro lavori in seno alla Conferenza dei presidenti di delegazione.

GLI ORGANI POLITICI

A) Conferenza dei presidenti
La Conferenza dei presidenti è composta dal Presidente del Parlamento europeo e dai presidenti dei gruppi politici. Essa definisce l'organizzazione dei lavori parlamentari e tutti gli aspetti relativi alla programmazione legislativa:

  • Calendario e ordine del giorno delle tornate; composizione delle commissioni e delle delegazioni e suddivisione delle competenze tra di esse; programmazione legislativa.
  • La Conferenza dei presidenti svolgere altresì un ruolo di rilievo per quanto riguarda le relazioni del Parlamento europeo con le altre istituzioni comunitarie, i paesi terzi e le organizzazioni extracomunitarie.

B) Ufficio di presidenza
L' Ufficio di presidenza è composto dal Presidente del Parlamento europeo, dai 14 vicepresidenti e dai sei Questori, in qualità di osservatori, eletti dall'Aula per un periodo rinnovabile di due anni in mezzo. L' Ufficio di presidenza si occupa il funzionamento interno del Parlamento, tra cui :

  • lo stato di previsione delle entrate e delle spese del Parlamento europeo; l'organizzazione amministrativa e finanziaria; il Segretariato e i suoi servizi.

C) Questori
I Questori sono responsabili, su indicazione dell'Ufficio di presidenza, delle questioni amministrative e finanziarie che interessano direttamente i deputati. I sei Questori hanno un ruolo consultivo in seno all'Ufficio di presidenza. Essi verificano che i deputati dispongano dell'infrastruttura necessaria all'esecuzione del loro mandato.

IL SEGRETARIATO GENERALE

Il Parlamento europeo è assistito da un Segretariato generale. Posti sotto l'autorità del Segretario generale, circa 5000 funzionari, selezionati mediante concorsi in tutti gli Stati membri dell'Unione, sono al servizio del Parlamento europeo. I gruppi politici dispongono dei propri collaboratori e i deputati si avvalgono di assistenti parlamentari. Il Parlamento europeo si differenzia dalle altre organizzazioni internazionali in quanto è obbligato ad assicurare un regime plurilingue integrale. Esso lavora infatti in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea, ossia in 23 lingue dopo l'ingresso di Bulgaria e Romania e in seguito al riconoscimento della lingua irlandese come linguaufficiale dell'ue nel 2007. Tutti i documenti esaminati in Aula devono essere tradotti in 21 di queste lingue, una derogazione parziale si applica infatti all'irlandese e al maltese - solo alcuni documenti dovranno essere tradotti in queste due lingue. Il Parlamento europeo garantisce inoltre un servizio di interpretazione affinché ogni deputato possa esprimersi nella propria lingua materna. Ciò fa del Parlamento il più grande datore di lavoro al mondo per interpreti e traduttori, che rappresentano un terzo dell'organico dell'Istituzione. Il Segretariato generale ha sede a Lussemburgo e a Bruxelles.

I giovani credono nell'Europa
I giovani credono nell'Europa
Articolo in esclusiva del Ministro Andrea Ronchi

Ho letto nei giorni scorsi i risultati di uno studio condotto sui giovani italiani e inglesi, commissionato dall'Ambasciata britannica in Italia. Il dato che ne emerge è per alcuni versi sorprendente. La ricerca rivela che viene riposta maggiore fiducia per la soluzione dei problemi che riguardano l'economia, l'ambiente, i diritti dei cittadini, nell'Europa piuttosto che nei propri Paesi. Un rinnovato europeismo che emerge anche dai giovani britannici, tradizionalmente più diffidenti dei coetanei italiani nei confronti dell'Unione. I Giovani, meglio di altri, comprendono immediatamente che in un'era caratterizzata dalla globalizzazione dei mercati e dall'evoluzione tecnologica così accelerata, risposte efficaci alle grandi sfide ambientali, infrastrutturali, energetiche possono arrivare soltanto a livello europeo.

Se pure l'identità nazionale rappresenta un valore su cui non è possibile transigere, è incontestabile che solo un'Europa unita e in grado di assumere decisioni con rapidità può assicurare ai cittadini europei un futuro migliore. I fatti di queste ultime settimane lo stanno a dimostrare: dalle vicende relative all'immigrazione, alla crisi internazionale apertasi in Georgia fino ad arrivare al crollo dei mercati finanziari. E' soprattutto nelle emergenze che l'Europa misura la propria credibilità, dimostra la capacità di affrontare i problemi con protagonismo e senso di responsabilità. E solo un'Europa più coesa e integrata, potrà assolvere a questo ruolo con decisione ed efficacia. Spesso si rimprovera all'Unione Europea di essere un contenitore ancora privo di una vera dimensione politica. Purtroppo i tentativi di accelerare un processo di maggiore integrazione hanno incontrato spesso complessi ostacoli. Il recente referendum irlandese che ha bocciato il nuovo Trattato europeo (meglio noto come Trattato di Lisbona), ha aperto di fatto una crisi politica e un dibattito istituzionale da cui non sembra ancora emergere una soluzione concreta. Eppure il Trattato di Lisbona ha il pregio di accelerare quel processo di rafforzamento politico indispensabile per permettere alle istituzioni europee di lavorare con efficacia. Questo certamente non basta. Un maggiore coinvolgimento dei popoli nella vita dell'Unione è un passaggio indispensabile. Che i cittadini europei scelgano, ad esempio, direttamente il loro Presidente è una ipotesi che dovrà prima o poi essere valutata. Renderebbe più riconoscibile e responsabile l'azione dell'Europa, consentirebbe di parlare davvero con una sola voce nel mondo e, soprattutto, potrebbe rappresentare un modo per riaccendere un nuovo entusiasmo europeista. Un'esigenza tanto più sentita visto che siamo ormai alla vigilia del rinnovo del Parlamento europeo, un appuntamento che coinvolgerà 500 milioni di cittadini il prossimo anno.

I poteri e il ruolo politico del Parlamento Europeo
I poteri e il ruolo politico del Parlamento Europeo

Il potere legislativo

Come ogni parlamento, il Parlamento europeo esercita tre poteri fondamentali: il potere legislativo, il potere di bilancio e il potere di controllo. Esso svolge un ruolo

politico crescente in seno all'Unione europea. Il potere legislativo Il Parlamento vota le leggi europee unitamente al Consiglio La procedura legislativa normale è la codecisione: posti su un piano di parità, Consiglio e Parlamento europeo approvano congiuntamente la legislazione proposta dalla Commissione.

L'accordo finale del Parlamento europeo è indispensabile. Il potere di codecisione è un potere essenziale del Parlamento che rafforza la sua capacità di influire sulla legislazione europea. La codecisione si applica a numerosi settori:

libertà di circolazione dei lavoratori, realizzazione del mercato interno, ricerca e sviluppo tecnologico, ambiente, protezione dei consumatori, istruzione, cultura, sanità, ecc. Essa ha permesso al Parlamento europeo di ottenere, ad esempio:

 

. che gli Stati membri possano imporre la diffusione televisiva in forma non criptata, nel loro territorio, di taluni importanti eventi sportivi;

. che siano applicate norme anti-inquinamento più severe in materia di qualità dei combustibili e degli oli motore;

. che la Commissione possa applicare d'urgenza misure di salvaguardia concernenti l'alimentazione degli animali;

. che gli avvertimenti relativi alla nocività del tabacco sui pacchetti di sigarette siano più severi e più visibili;

. che, per eliminare i rottami di automobili in maniera ecologica, i metalli pesanti -piombo, mercurio, cadmio ecc. - siano vietati negli autoveicoli a partire dal 2003;

. che i costi del riciclaggio degli autoveicoli fuori circolazione siano sostenuti dai fabbricanti;

. che, inoltre, le attrezzature elettriche fuori uso siano riciclate meglio.

 

Benché la procedura di codecisione rappresenti la norma, esistono ancora oggi ambiti legislativi non trascurabili nei quali il Parlamento europeo esprime un semplice parere, come ad esempio in materia fiscale o in ordine alla fissazione dei prezzi agricoli. Oltre a rafforzare il potere di codecisione del Parlamento europeo, il Trattato di Amsterdam ha altresì sancito il suo potere di iniziativa politica. Il Parlamento spesso approva, su proposta di una delle sue commissioni, relazioni volte ad orientare la politica dell'Unione europea e ad invitare la Commissione europea a prendere iniziative.

 

L’iter legislativo:

Sul piano legislativo, i lavori parlamentari sono organizzati, in generale, nel modo

seguente:

 

. il Parlamento europeo viene consultato in merito ad una proposta legislativa presentata dalla Commissione europea;

. una commissione parlamentare, competente per il merito, è incaricata di elaborare una relazione e nomina un relatore;

. una o più commissioni possono essere consultate per esprimere pareri che vengono approvati e trasmessi alla commissione competente per il merito;

. i deputati - e le commissioni consultate per parere - possono presentareemendamenti al progetto di relazione elaborato dal relatore, che successivamente è

approvato, eventualmente con modifiche, dalla commissione competente per il merito;

. la relazione è esaminata dai gruppi politici;

. la relazione è infine discussa in seduta plenaria: ad essa possono ancora essere apportati emendamenti, presentati dalla commissione competente per il merito, dai

gruppi politici o da un certo numero di deputati;

. mediante una votazione, il Parlamento stabilisce la sua posizione.

 

La codecisione

La procedura di codecisione comporta una, due o tre letture. Essa ha l'effetto di moltiplicare i contatti tra il Parlamento e il Consiglio - colegislatori - nonché con la

Commissione europea. La Commissione europea propone un testo legislativo. Sulla base di una relazione della sua commissione competente per il merito, il

Parlamento europeo adotta la sua posizione: il caso più frequente è che esso modifichi la proposta della Commissione apportandovi alcuni emendamenti. Questa è

la sua prima lettura. Il Consiglio dei ministri accoglie gli emendamenti del Parlamento - e in questo caso la proposta legislativa è approvata - oppure li modifica adottando una "posizione comune". Sulla base di una raccomandazione della commissione parlamentare competente, il Parlamento europeo si pronuncia in seconda lettura: alla maggioranza assoluta dei suoi membri (314 voti), esso approva, respinge o modifica la posizione del Consiglio. La Commissione spesso tiene conto degli emendamenti del Parlamento e trasmette al Consiglio dei ministri una proposta modificata. Il Consiglio può approvare tale proposta modificata deliberando a maggioranza qualificata, ma può modificarla soltanto deliberando all'unanimità.  In caso di disaccordo tra il Parlamento e il Consiglio, è istituito un Comitato di

conciliazione che riunisce, per un periodo massimo di sei settimane, i membri del Consiglio e una delegazione del Parlamento europeo. Tale delegazione, formata da

15 membri che riflettono la composizione del Parlamento, è presieduta da un Vicepresidente. Essa comprende in ogni caso il relatore. Nella grande maggioranza dei casi le due parti pervengono ad un accordo, sotto forma di progetto comune. In occasione della terza lettura, il Parlamento è chiamato a confermare tale accordo. In mancanza di accordo, la proposta di "legge" comunitaria è considerata non approvata.

 

Il potere di bilancio

Il Parlamento europeo e il Consiglio sono i due rami dell'autorità di bilancio, vale a dire che essi condividono il potere in materia di bilancio così come condividono il

potere legislativo. Le decisioni del Parlamento sono preparate dalla sua commissione per i bilanci, in collaborazione con le altre commissioni parlamentari.

Esercitando il suo potere di bilancio, il Parlamento europeo esprime le proprie priorità politiche. Ogni anno, in dicembre, esso stabilisce il bilancio dell'esercizio successivo, il quale entra in vigore soltanto dopo essere stato firmato dal Presidente del Parlamento europeo. Dal 1986, le spese annuali sono iscritte in una programmazione pluriennale - le cosiddette "prospettive finanziarie" - approvata di comune accordo dal Parlamento e dal Consiglio. Nel quadro del bilancio annuale, il Parlamento ha l'ultima parola sulla maggior parte delle spese: quelle destinate alle regioni meno favorite, alla lotta contro la disoccupazione eccetera. Per quanto riguarda le spese agricole, il Parlamento europeo può proporre modifiche, ma è il Consiglio ad avere l'ultima parola. Il Parlamento e il Consiglio effettuano due letture (tra maggio e dicembre) delle proposte di bilancio presentate dalla Commissione europea, al fine di mettersi d'accordo sull'ammontare e sulla destinazione delle spese.

Il Parlamento ha anche la facoltà di respingere il bilancio, se ritiene che non risponda alle esigenze dell'Unione. In questo caso, la procedura di bilancio deve ricominciare. Esso ha respinto il bilancio in passato, ma non ha più utilizzato quest'arma da quando definisce congiuntamente con il Consiglio una programmazione finanziaria pluriennale.

 

Il potere di controllo

Il Parlamento europeo esercita un controllo democratico sull'intera attività comunitaria. Questo potere, che in origine verteva unicamente sull'azione della Commissione, si è esteso anche al Consiglio e agli organi preposti alla politica estera e di sicurezza. Per agevolare tale controllo, il Parlamento europeo può istituire commissioni temporanee d'inchiesta, cosa che ha fatto a più riprese, in particolare a proposito del morbo della "mucca pazza": questa iniziativa è sfociata nella creazione di un'Agenzia veterinaria europea, con sede a Dublino. Analogamente, il Parlamento europeo ha ottenuto la creazione dell'Ufficio europeo per la, lotta contro le frodi in materia di bilancio.

Masini a Strasburgo? Dipende
Masini a Strasburgo? Dipende
I rapporti della Provincia con la Commissione europea

Il filo che lega la Comunità Europea alla presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini si fa sempre più teso. In un’intervista rilasciata Il Giornale di Reggio la Masini parla dei fondi comunitari ricevuti dall’amministrazione provinciale in questi anni, con un occhio di riguardo anche al suo futuro politico, come papabile candidata parlamentare alle prossime elezioni europee previste per il giugno del prossimo anno. «Non è assolutamente mia intenzione entrare nel merito di queste proiezioni». La Masini non nega: «Mi limito solo a dire che per qualcuno questo passo potrebbe essere visto come un mio allontanamento dalla realtà politica locale, mentre per altri potrebbe trattarsi solo di una promozione. Come tutte le situazioni, dipende dalla prospettiva in cui la si guarda». Entrando nel concreto, su quanto realizzato in territorio reggiano in questi anni grazie ai finanziamenti dell’UE, Masini assicura che «sono molti i fondi comunitari avuti attraverso la Regione: circa sei milioni annuali, che abbiamo voluto investire essenzialmente nei centri per l’impiego e di formazione professionale, in un’ottica di qualificazione del sistema economico e di miglioramento della qualità della vita». Nei progetti imminenti dell’amministrazione è presente anche un’attenzione particolare al settore della ricerca, spesso dimenticato, anche «anche se di volta in volta bisognerà guardare alle priorità correnti, come si è fatto fino ad ora, che possono consistere nell’acquisto di nuove tecnologie produttive, nella tutela ambientale, nei servizi e nella ristrutturazione di strutture nuove o esistenti, in servizi complementari al turismo, ambito che sta prendendo piede negli ultimi anni nella nostra Provincia, in ammodernamenti di attività commerciali». Esaminando i dati dell’ultimo periodo di programmazione, nel triennio dal 2005 al 2008, da quando si è insediato il nuovo ufficio delle Politiche comunitarie, sono stati approvati ben otto progetti, per un totale di 3.044 euro, mentre, complessivamente, le risorse assegnate alla Provincia sono state 377mila euro. Per quanto riguarda invece l’Fse (fondo sociale europeo), dal 2000 al 2006 le somme attribuite complessivamente a Reggio, attraverso la Regione, sono state di circa 82 milioni di euro, con una media di circa 11,7 milioni annui, ai quali vanno aggiunti circa altri 1,5 milioni di euro di fondi nazionali, in particolare per obbligo formativo. Almeno per il primo triennio 2007- 2009 l’assegnazione è stata ridotta e si aggira circa attorno a 8/8,5 milioni di euro di Fondo sociale europeo, cui vanno sommati 2,5 milioni di euro di fondi nazionali per la formazione di lavoratori occupati. «Tuttavia è forte l’impegno ad abbattere quelle barriere che a volte rappresentano un freno allo sviluppo del nostro territorio, rispondendo all’esigenza di miglioramento dell’ambiente e del paesaggio e di diversificazione della qualità della vita». La presidente assicura dunque che nella nostra città sia molto presente l’influsso della Comunità Europea. «Basti pensare alle normative Cee, i cui riflessi si avvertono correntemente nella vita di ogni giorno, nel loro regolamentare aspetti come l’elettricità, l’inquinamento e la tutela ambientale e nel settore agricolo ed alimentare». La Masini non ha alcun dubbio: «L’Unione Europea nella nostra città è un’entità vicina e locale, per nulla distante, che vive in diversi livelli nel nostro territorio, andando al di là delle parecchie iniziative culturali di respiro europeo che negli ultimi anni hanno animato la nostra città, richiamando artisti e personaggi di fama internazionale».

Strasburgo governa l'Europa
Strasburgo governa l'Europa
Qualsiasi cittadino dell'Unione può inviare petizioni

Il parlamento europeo è l'unico organo dell'Unione europea eletto direttamente dai cittadini. I suoi 785 deputati sono i rappresentanti scelti ogni cinque anni dagli elettori dei 27 Stati membri dell'Unione europea quali portavoce di 492 milioni di cittadini. Il Parlamento si avvale di un sistema di commissioni specializzate. L'importanza del lavoro del Parlamento europeo è dovuta anche al fatto che in molti settori le decisioni sulle nuove leggi europee sono assunte congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio dei ministri, che rappresenta gli Stati membri. Il Parlamento svolge un ruolo attivo nell'elaborazione di provvedimenti legislativi che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini, ad esempio in materia di protezione dell'ambiente, diritti dei consumatori, pari opportunità, trasporti e libera circolazione dei lavoratori, dei capitali, dei servizi e delle merci. Inoltre il Parlamento condivide con il Consiglio il potere di adottare il bilancio annuale dell'Unione europea.

IL PARLAMENTO EUROPEO E I DIRITTI DEI CITTADINI

Come presentare una petizione
Qualsiasi cittadino dell'Unione europea o residente di uno Stato membro può presentare una petizione al Parlamento europeo, individualmente o in associazione con altri, su una materia che rientra nel campo d'attività dell'Unione europea e che lo concerne direttamente. Il diritto di petizione, garantito dal trattato, è riconosciuto anche alle società, organizzazioni o associazioni con sede sociale nell'Unione europea. Una petizione può assumere la forma di una denuncia o di una richiesta e può fare riferimento a questioni d'interesse pubblico o privato. La petizione può contenere una richiesta personale, un reclamo o un'osservazione riguardo all'applicazione della normativa comunitaria o invitare il Parlamento europeo a pronunciarsi su una determinata questione. Queste petizioni offrono al Parlamento europeo la possibilità di richiamare l'attenzione su eventuali violazioni dei diritti dei cittadini europei da parte di uno Stato membro, di autorità locali o di un'istituzione.
Può presentare una petizione:

  • qualsiasi cittadino dell'Unione europea,
  • qualsiasi persona residente in uno Stato membro dell'Unione europea,
  • qualsiasi membro di una associazione, società o organizzazione (persona fisica o giuridica) con sede sociale in uno Stato membro dell'Unione europea.

Una petizione può vertere su temi che riguardano l'Unione europea o sono di sua competenza, quali ad esempio:

  • i nostri diritti in quanto cittadini europei ai sensi dei trattati
  • le questioni ambientali,
  • la protezione dei consumatori,
  • la libera circolazione di persone, merci e servizi e il mercato interno,
  • l'occupazione e la politica sociale,
  • il riconoscimento delle qualifiche professionali,
  • altre questioni connesse all'attuazione della legislazione dell'Unione europea.

Non vengono prese in considerazione dalla commissione per le petizioni semplici richieste d'informazione né osservazioni generali sulla politica dell'Unione europea.
La petizione deve essere redatta in una delle lingue ufficiali dell'Unione europea.
Se l'oggetto della petizione inviata riguarda uno dei settori di attività dell'Unione europea, la petizione è di norma dichiarata ricevibile dalla commissione per le petizioni, che prende una decisione sul seguito da darle, a norma del regolamento. Quale che sia la decisione adottata, la commissione per le petizioni ne informa senza indugio il firmatario. A seconda delle circostanze, la commissione per le petizioni può: chiedere alla Commissione europea di avviare un'indagine preliminare e fornire informazioni riguardo al rispetto della legislazione comunitaria pertinente, deferire la petizione ad altre commissioni del Parlamento europeo con richiesta di informazioni o di ulteriori azioni (una commissione parlamentare può ad esempio tenere conto di una petizione nell'ambito delle proprie attività legislative); in casi eccezionali, presentare una relazione al Parlamento da sottoporre a votazione in Aula o effettuare un sopralluogo informativo o compiere qualsiasi altro passo giudicato opportuno per risolvere un determinato problema. La commissione per le petizioni si riunisce di norma ogni mese, eccettuato il mese di agosto, quando il Parlamento è in vacanza. La commissione è assistita da una segreteria permanente che svolge un ruolo consultivo e prepara le riunioni della commissione. Se la commissione per le petizioni può richiedere la cooperazione delle autorità nazionali o locali di uno Stato membro nel tentativo di risolvere un problema sollevato dal firmatario di una petizione, essa non può tuttavia ignorare le decisioni adottate dalle autorità competenti degli Stati membri. Poiché il Parlamento europeo non è un'autorità giudiziaria, esso non può pronunciarsi sulle decisioni adottate dalle autorità giudiziarie degli Stati membri né revocarle. Le petizioni che perseguono tali obiettivi sono irricevibili. Le petizioni, corredate dei rispettivi numeri e autori, o dell'autore principale per le petizioni collettive, vengono iscritte in un registro nell'ordine in cui sono pervenute e annunciate durante le sedute plenarie del Parlamento europeo. Tali comunicazioni figurano nel processo verbale della rispettiva seduta. Si informano i firmatari delle petizioni che i processi verbali sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale e che pertanto taluni dati, tra cui il nome del firmatario e il numero della petizione, sono disponibili su Internet. I firmatari, in particolare, devono sapere che ciò ha delle ricadute sulla tutela dei dati personali. Qualora il firmatario desideri che il suo nome non sia reso noto, il Parlamento europeo ne rispetterà la privacy. Tale richiesta dovrà però essere indicata in modo chiaro ed esplicito nella petizione. Analogamente, se si desidera che la petizione venga trattata in via confidenziale, si indicherà chiaramente tale richiesta.

Studenti informati: "Ma c'è ancora troppa burocrazia"
Studenti informati: "Ma c'è ancora troppa burocrazia"
Quasi tutti positivi i commenti degli universitari di Reggio Emilia e Modena

L’unione Europea è un’organizzazione di tipo sovranazionale e intergovernativo, che dal primo gennaio 2007 comprende 27 Paesi membri indipendenti e democratici. Da un anno, o forse di più, se ne sente parlare: mass media, digitali e cartacei, le hanno dedicato prime pagine, specialmente negli ultimi tempi. Siglata, come vuole il canone della generazione sms, in UE, per i giovani reggiani è - contrariamente alle aspettative, che vogliono una generazione insensibile a questo tipo di informazione - un argomento che avvertono abbastanza vicino. E dal cortile dell’Università i giovani individuano lucidamente i pro e i contro dell’istituzione. «Ho avuto modo di studiare il percorso storico che ha portato alla nascita dell’Unione Europea, a partire dagli albori del trattato di Roma del 12 marzo 1957; tuttavia credo sia una manovra politica strategica che viaggia sulla scia della globalizzazione». Posizione ferrea e salda quella di Antonio D. V., di Parma, che racconta come la sua città «è solita ospitare parecchi eventi culturali e in cui tira aria europea, come le numerose mostre a cui sono invitati artisti internazionali». Premesse positive, ma piccola precisazione in negativo dello studente. «E’ troppo precoce parlare già di processo di integrazione a livello burocratico, culturale e amministrativo-strutturale, soprattutto perché non sono ancora stati abbozzati documenti per usufruire di tutti i potenziali servizi in cantiere». Un po’ di scetticismo e di perplessità sul motto con cui l’Europa si è battezzata “unita nella diversità” sono sollevati anche da altri studenti. «Ogni Paese, ogni Stato ha le proprie tradizioni, la sua storia e le sue radici. Già noi, come Italia, siamo un Paese diviso; insomma parlare di spirito europeo che unisce nonostante le peculiarità di ogni membro, è difficile», dice Luca Cristofori, di Mantova, che vede nelle lunghe e un po’ confuse formalità burocratiche «il vero nemico di questa nuova pagina della storia, perché spesso questa burocrazia crea confusione più che regolamentare le situazioni». La soluzione, per lo studente, potrebbe essere «nell’accentrare il potere sull’esempio del federalismo americano, in cui la burocrazia ha un percorso molto più snello». Concorda con lui Thomas Bernini, che rimarca «l’importanza della salvaguardia dell’identità di ogni paese, da preservare anche quando si interagisce con gli altri». Gabriele Salami ha invece le idee confuse su quelle dodici stelle in cerchio che dovrebbero simboleggiare gli ideali di armonia, unità e solidarietà tra i popoli d’Europa. «Non si sa ancora bene cosa sia, c’è troppa vaghezza anche su quali sono i meccanismi e se sia sopra o sotto gli Sati. Forse funziona bene solo dal punto di vista economico». «Io ho vissuto a Parma e a Firenze, dove di stranieri ce n’erano abbastanza; negli ultimi tempi anche Reggio si sta “europeizzando”, a modo suo», racconta Prezioso Owusu, che definisce l’Unione Europea «un’arma a doppio taglio: positiva, perché dà la possibilità di essere omologati, senza divisione tra chi è al potere e chi non lo è, e quindi da appoggiare se ci si muove nell’ottica di salvaguarare i diritti dell’uomo. Qualora però i giochi si facciano in senso contrario, sarebbe solo una manovra di potere politico». Federica Forghieri si dichiara a favore. «Mi sento parte di questo spirito europeistico, inizio a sentirmi cittadina europea, che unisce i Paesi e pone degli standard; anche se forse economicamente all’Italia non ha giovato più di tanto». Federica si riferisce all’euro: nonostante i governi sottolineino i benefici dell’introduzione di un mercato e di una moneta unica, tra la gente non c’è chiarezza in proposito. «Cittadino europeo sì. Eppure io non mi sento rappresentato dai politici del Parlamento europeo, perché non sono stati eletti dal popolo» accusa Mauro Gazzani, giudicandola non democratica. L’apprezzamento maggiore viene da Nicola Bigi che sostiene: «Reggio, nelle sue iniziative locali, si macchia di europeismo: la settimana della fotografia europea, solo per dirne una. L’Unione europea ha aiutato 2 milioni di ragazzi a studare all’estero; sono sessant’anni che tra gli Stati membri non scoppiano guerre, si può di viaggiare e lavorare senza incombere in formalità burocratiche e di frontiera». Questi piccoli passi sembrano ben conosciuti dai ragazzi. «L’Unione è utile anche - puntualizza Pierpaolo Mugnaini - per contrastare lo strapotere della potenza compatta americana: siamo riusciti tenerle testa, al punto che oggi la nostra valuta è più forte della loro». Dei risvolti positivi «dal punto di vista economico e culturale» è convinta anche Elisa Artioli, di Modena, che però fa notare: «Anche ha permesso di compiere passi positivi, l’istituzione dovrebbe avere meno ingerenza nei diritti dei singoli Stati».

La scheda
La scheda

Le Commissioni Parlamentari

  • Affari esteri
  • Diritti dell'uomo
  • Sicurezza e difesa
  • Sviluppo
  • Commercio internazionale
  • Bilanci
  • Controllo dei bilanci
  • Problemi economici e monetari
  • Occupazione e affari sociali
  • Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare
  • Industria, ricerca e energia
  • Mercato interno e protezione dei consumatori
  • Trasporti e turismo
  • Sviluppo regionale
  • Agricoltura e sviluppo rurale
  • Pesca
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  • Libertà civili, giustizia e affari interni
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