Chiara (il nome è d’invenzione, l’interessata preferisce l’anonimato per ovvi motivi) ha 35 anni ed è laureata in Giusprudenza. Da dieci anni lavora in un ufficio del tribunale di Reggio Emilia. «Sono entrata quasi per caso, durante l’università. Sono una ex Lsu, un “Progetto socialmente utile”: doveva essere un contratto a progetto di dodici mesi, una cosa temporanea, poi diventata un contratto a tempo determinato di un anno. Da allora non è mai cambiato: ce li rinnovano di anno in anno».
Ci si sente sulla punta del badile?
«No, ormai sono così abituata che non ci bado nemmeno più. Ma è ovvio che se vuoi chiedere l’aspettativa non hai diritto, né hai diritto ai permessi studi. Abbiamo gli stessi doveri degli altri dipendenti, ma non gli stessi diritti».
Com’è cambiato il clima?
«Di recente ho partecipato a Bologna a un corso sulla gestione delle tensioni con i colleghi, tenuto da due psicologhe e rivolto a dipendenti pubblici provenienti da tutta la regione. Li ho trovati tutti stanchi e demotivati, per le stesse ragioni: perché assumono sempre meno, la mole di lavoro è aumentata e soprattutto l’organizzazione è uno sfacelo, con dirigenti che non sanno fare i dirigenti: il problema principale sono le persone sopra di noi, che tra l’altro prendono tanti soldi, ma di fatto non si assumono responsabilità, non sanno gestire i problemi, preferiscono non fare scelte e delegare le grane ai sottoposti».
Ecco, i dirigenti: perché sono così carenti?
«Nel mio ufficio si sono avvicendati una serie di dirigenti rimasti al massimo uno o due anni, di passaggio o vicini alla pensione: nessuno ha mai preso in mano la situazione, non gli conveniva. Ora ho un dirigente di 55 anni che ci sta provando, a modo suo. Di certo, la mia sensazione è che il clima sia cambiato da almeno due anni, ben prima di Brunetta».
Cosa è cambiato?
«Nei confronti del personale, c’è più severità. Ad esempio, sull’assenteismo il mio dirigente applica le regole da tempo: se io sto a casa anche un solo giorno, ricevo la visita fiscale subito, il giorno stesso. La terza volta in un anno che vai in malattia, devi andare all’Ausl a farti fare un certificato. Prima di Brunetta è capitato che dipendenti in malattia non siano stati trovati in casa e hanno avuto provvedimenti disciplinari».
Casi di fannulloni?
«Beh c’è chi ha fatto errori gravi e ne ha pagato le conseguenze. Ma si tratta di due casi su un totale di trenta, nel nostro ufficio».
Cosa dicono i cittadini che arrivano da voi?
«Gli avvocati sanno com’è la situazione e sono pazienti. I privati cittadini invece si scandalizzano. Mi chiedono: “Com’è possibile che una denuncia per furto presentata dieci mesi fa non è ancora stata registrata?”. Vaglielo a spiegare...Oppure arrivano già arrabbiati, perché sono stati rimbalzati da un ufficio all’altro: “E’ il terzo giro che faccio!”, e magari la colpa è di alcuni colleghi menefreghisti....».
Le ultime assunzioni che hanno fatto?
«Hanno assunto qualche giovane laureato in giurisprudenza: una novità positiva, la maggior parte dei dipendenti ha la terza media. Assunzioni che risalgono al 2004-2005: da allora più nulla. Per ora ce la facciamo. Molti uffici si reggono sulla buona volontà dei singoli».
Lo stipendio è cambiato?
«Non è aumentato, ma nemmeno diminuito. Il mio livello è uno dei più bassi, in media 1.300 euro al mese per 36 ore, con rientri due giorni alla settimana per poter stare a casa il sabato».
Il mito del posto fisso nel pubblico impiego esiste ancora?
«Resiste. Mio padre, quando gli dico che voglio cambiare, mi dice “sei matta, con la crisi che c’è in giro”. E’ chiaro che fa comodo uno stipendio sicuro, ma dall’altra parte della bilancia per me c’è l’insoddisfazione, il fatto che non vedi prospettive di miglioramento ma solo di peggioramento. Premetto che è una percezione molto soggettiva. Io però sono decisa a cambiare lavoro, sto mandando il curriculum ovunque».
Torneresti nel pubblico?
«No, il pubblico lo vorrei evitare. Da quel poco che ho sperimentato, nel privato c’è una dinamicità e una voglia di fare che non c’è nello statale».
Il ministro Brunetta ha affermato di avere dalla sua il 95% degli italiani, ma la sua percentuale non sembra tanto esagerata. Tutti i reggiani intervistati, dal più moderato che afferma “Non tutti sono fannulloni” al più convinto che esclama “Licenziateli tutti”, mostrano di approvare la normativa recentemente attuata. «Certi dipendenti dovrebbero provare a fare gli artigiani e a lavorare in proprio per capire cosa si prova a fine mese - esordisce il signor Francesco. Oggi le raccomandazioni e i “cucci” sono talmente tanti che per i giovani che hanno voglia di lavorare non c’è più spazio». E chiosa: «Chi non ha voglia di lavorare oggi non ce l’avrà neanche domani». Dello stesso parere anche Abu: all’inizio un po’ spaesato, perchè lui della legge Brunetta non sapeva molto, alla fine ha commentato «E’ giusto così, se uno fa finta di star male deve essere pagato di meno». Molti rimangono in linea col noto proverbio “Non fare di tutta l’erba un fascio”. Domenico Ugolini si spiega: «Se la legge è giusta? Tutto dipende dal ministro, se vuole punire tutti o solo chi sta male per finta. La normativa può essere giusta, ma servono controlli per non coinvolgere chi ha problemi seri». Crede sia giusto premiare i più meritevoli? «Assolutamente sì». Anche Nicolò Codeluppi è della stessa idea: «Il problema sta nel fatto che è impossibile fare distinzioni tra chi non ha voglia di lavorare e chi deve davvero assentarsi. Però sarebbe una buona idea punire gli assenteisti, più che altro per lasciare spazio a chi ha davvero voglia di fare: che abbia diciott’anni o ottanta, è giusto farlo lavorare». Andrea Di Maio è figlio di un dipendente statale: «Tanti colleghi di mio padre stanno spesso a casa, e nessuno sa se i motivi siano seri. Alcuni, però, potrebbero essere davvero ammalati, ed è sbagliato punire tutti senza guardare ai casi particolari. Servirebbe un po’ più di senso civico da parte di ogni lavoratore». Nessuna opinione contraria riguardo al premiare i meritevoli: «E’ ragionevole che venga ricompensato chi si impegna di più. L’idea da cui è scaturita la legge è buona, ma la normativa è irrealizzabile», commenta B.P.. Dice la sua anche una diretta interessata. La signorina, che preferisce rimanere anonima, lavora nel mondo scolastico, e della normativa di Brunetta pensa che sia troppo generica. «Bisogna darsi una regolata, ma un eccesso di zelo potrebbe andare a svantaggio di chi si assenta dal luogo di lavoro per malattie gravi o a decorso lungo. L’idea può essere giusta, ma bisogna calare la sua attuazione nella vita reale, che è diversa da come viene dipinta in Parlamento».
I fannulloni non abitano qui. E se ci sono, sono visti peggio che la peste. Tra i funzionari premiati dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta c’è anche Luciano Pellegrini, da 15 anni direttore generale del Comune di Correggio (Provincia di Reggio Emilia).
Direttore, le crea imbarazzo, posta la guida di centrosinistra del Comune in cui lavora, il fatto di essere stato riconosciuto nel suo lavoro da un ministro di centrodestra?
Affatto. Brunetta ha colto un sentimento che c’è nella popolazione. Il criterio meritocratico utilizzato è più che valido. Anche se alcuni eccessi ci sono.
Quali?
Il cavalcare in un certo senso il mito della pubblica amministrazione fatto spesso da luoghi comuni.
Per esempio?
Il posto garantito, gli orari di lavoro etc...
Invece?
Le cose non stanno proprio così. Almeno da noi.
Ci spieghi.
Credo che spesso siano le stesse amministrazioni che condannano uno ad essere fannullone. A cominciare dai ministeri e dai dirigenti.
Che cosa avete fatto a Correggio?
Abbiamo cercato di darci degli obiettivi con misure concrete... Un punto di svolta fu la creazione nel 1996 dell’Urp, che fornisce ancor oggi servizi per il 90% dei bisogni dei cittadini su un orario di circa 50 ore la settimana.
E il merito?
Abbiamo iniziato a riconoscere economicamente chi ha lavorato per ottenere questi risultati, ma anche socialmente.
Che significa?
Che il nostro valore aggiunto è il pubblico. Ciò che si fa va a vantaggio di tutti. E questa dovrebbe essere la prima motivazione.
Un esempio?
In passato avevamo 80 famiglie scoperte da servizi educativi o all’infanzia. Abbiamo trovato il modo di far scattare la molla del coinvolgimento del personale.
E i premi sono arrivati...
E’ interessante notare come la logica che sta attuando Brunetta sia simile a quella che abbiamo messo in atto noi. Il nuovo concorso dice in sostanza: “Caro Ente, datti un obiettivo di miglioramento in un ambito particolare, dimostrami che l’obiettivo è serio e che l’hai raggiunto e io ministero ti aiuterò a pagare meglio chi ha lavorato per raggiungere questo risultato”. Giusto non trova?
Fila...
Come trovo giustissimo le politiche per favorire il ricambio generazionale.
Come la mettete con i riottosi? Anche voi avete dovuto licenziare dei dipendenti?
Abbiamo avuto molti percorsi di turn over. Non mi scandalizzano i licenziamenti, ma è bene che il cittadino sappia che i licenziamenti iniziano dai dirigenti, non dagli operai.
Ne avete avuti molti?
Bè, diciamo che alcuni ce ne sono stati, ma direi che è tutto fisiologico.
In questa logica, i sindacati sono ostacoli?
I sindacati fanno il loro mestiere. E’ logico che preferiscono l’appiattimento cercando di non favorire il riconoscimento. Ma il problema principale è il contratto nazionale che è fatto in modo che la contrattazione aziendale sia faticosa e imbrigliata a vantaggio dei meno bravi. Il nocciolo è: perché dobbiamo pagare alla stessa maniera tutti?
Come è cambiata l’amministrazione in questi anni?
Le cito alcuni numeri: siamo passati da 280 dipendenti a 200 dipendenti.
Un calo considerevole...
C’è di più: conti che la diminuzione di personale si è avuta a fronte di un aumento della popolazione, da 20mila abitanti e 24mila.
Il quadro sembra roseo. Non trova difficoltà?
Abbiamo avuto certo molte resistenze, soprattutto quelle di chi ha dovuto nell’imparare un mestiere nuovo. Ma la vecchia cura del bastone e della carota funziona sempre. E Brunetta l’ha capito.
Mai più premi distribuiti a pioggia. Ora verranno assegnati solo a chi realmente se lo merita, ai più bravi. Scatta la "fase 2" della riforma della pubblica amministrazione. Dopo il "bastone" contro i fannulloni, il ministro Brunetta introduce la carota per i meritevoli.
SODDISFAZIONE DEL CLIENTE E AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ
«La prossima settimana - ha detto il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta -, avremo il regolamento di un concorso per chiedere a tutti gli uffici che hanno un progetto di miglioramento, riduzione costi, soddisfazione del cliente e aumento della produttività di conoscerlo. Saranno valutati ed eventualmente finanziati. E questo d’ora in poi sarà il criterio per l’erogazione della risorse della contrattazione integrativa». Nel frattempo, a titolo esemplificativo, il ministero ha messo on line sul sito i casi di eccellenza. Storie di successo già in archivio che già sono state valutate; se ne potranno poi visionare altre e così via fino ad arrivare a mille a fine anno. Solo allora sarà possibile anche fare una graduatoria, avendo il quadro più completo. «Apriamo, dunque, una corrispondenza: chi ha in corso un progetto di miglioramento si mostri, ce lo faccia sapere», ha spronato Brunetta. «Essere al lavoro è il minimo! - Dunque, niente più premi per il solo fatto di essere presenti: è il minimo!», ha affermato il ministro spiegando che il solo obiettivo non era la campagna di moralizzazione del lassismo, seppure necessaria, ma ora va premiata la gente che lavora “bene, con coscienza e che fa gli interessi dei cittadini che sono i clienti finali”. I premi saranno individuali e d’ufficio. Guardia alta sul lassismo Nel frattempo proseguirà anche “il bastone”: continua, infatti, il monitoraggio sull’assenteismo. «Ci saranno nuovi dati entro la prima decade di ottobre riferiti a settembre e - ha osservato - ne vedremo delle belle». E prosegue pure la lotta contro gli sprechi: sono stati pubblicati sempre on line i dati sulle consulenze 2007. Il nuovo meccanismo premiale partirà dal 2009, nell’ambito del rinnovo contrattuale, così come la class action.
OPERAZIONE VERITÀ SUI MEDICI (e sugli altri dipendenti pubblici)
Un ulteriore progetto del ministro Brunetta è quello legato, per ora, solo alla classe medica. Il ministro ha dichiarato: «Ho lanciato un altro sasso nello stagno. Ma vedrete che i primi a essere d'accordo saranno quelli bravi. Avranno tutto l'interesse a mettersi su internet». Stavolta non annuncia una nuova crociata contro chi non fa. Ma contro chi fa male. Chirurghi in testa. «Se devo farmi operare ho il diritto di sapere se il mio medico è un macellaio oppure una persona efficiente. Se ammazza o salva le vite», insiste il ministro. Pare che il progetto del ministro sia di rendere pubblici, a partire dal prossimo anno, i curriculum e gli score (cioè i risultati) dei camici bianchi: in realtà però, il metodo potrebbe essere applicato a numerose altre categorie di dipendenti pubblici. «Voglio mettere in rete i risultati di tutti i professionisti, non solo della sanità ma anche maestri, funzionari... Se posso sapere tutto su yogurt e merendine non capisco perché non dovrei poter valutare chi mi metterà le mani addosso », insiste chiarendo di non aver nulla di personale, di non essere stato vittima della cosiddetta malasanità. Ha un moto di sconforto Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e odontoiatri, la Fnomceo: «La nostra professione dà molto alla società e ora essere trattati con questo vocabolario truculento ci ferisce. Tuttavia siamo pronti a collaborare». Si sente offeso Roberto Tersigni, presidente della società italiana di chirurgia: «Il ministro è davvero andato sopra le righe. Essere paragonati allo yogurt. E perché non i curriculum dei politici?». Carlo Lusenti, segretario nazionale del sindacato medico Anaao, contesta i termini, non i contenuti: «La nostra attività non deve avere segreti». Tutti però ritengono di difficile applicazione il metodo dei punteggi. Secondo l'ex ministro della Sanità Elio Guzzanti, grande tecnico e studioso di sistemi sanitari (a partire dal nostro), allo stato attuale «non ci sono le basi per attivare gli score. È già complicato valutare i centri, figuriamoci i singoli operatori. Ci vorrebbero tecniche di valutazione molto raffinate. Non è detto che un chirurgo col 5% di mortalità dei pazienti sia peggiore del collega con l'1%. Potrebbe significare che opera i casi più gravi». In linea con il ministro è Lorenzo Menicanti, cardiochirurgo del Policlinico San Donato: «Un'anagrafe di chirurghi? Assolutamente condivisibile. Un cittadino deve sapere come lavoriamo, però dubito si trovi un metodo corretto. La medicina non è matematica».
La crociata contro i fannulloni è cominciata il pomeriggio dell'8 maggio, al Quirinale. Quel giorno, nel salone degli Specchi, il governo Berlusconi giurò fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica e un secondo dopo Brunetta, mentre lasciava il salone, consegnò ai microfoni il suo piano per rendere efficiente l'amministrazione pubblica. E mettere sotto scacco i fannulloni. Già l'effetto annuncio è stato micidiale e nel periodo maggio-giugno è stato registrato un calo del 15 per cento delle assenze per malattia rispetto all'anno scorso nel periodo maggio-giugno. Maggio - in neppure venti giorni - ha registrato un calo di assenze dell'11 per cento. A giugno la misurazione era schizzata al -20 per cento. Percentuali che tradotte in giorni di lavoro significavano 13.700 persone in più al lavoro nei due mesi, 250 mila invece che 212 mila. Il 25 giugno è entrato in vigore il decreto (appena convertito dal Parlamento) e il fatidico articolo 71, quello che regola il nuovo regime delle assenze per malattia in buona parte già anticipato da una circolare del ministro Brunetta. E quindi: taglio allo stipendio per ogni giorno di malattia, certificati obbligatori e non del medico curante "dopo il terzo evento di malattia nell'anno solare", obbligo della visita fiscale anche per un giorno solo di assenza e anche nei festivi. Titoloni sui giornali, servizi sui TG e casi esemplari: Palazzo Vecchio, ad esempio, sede del comune di Firenze, dove improvvisamente non ci sono state più assenze per malattia. Dimezzate, in un colpo solo. Per non parlare delle inchieste, denunce e pedinamenti alle uscite secondarie dei vari palazzi e uffici alla caccia di assenteisti e lavativi e pause caffè lunghe mattinata. Ma cosa dice effettivamente l'ormai celeberrimo art. 71? I punti fondamentali dello stesso, che di seguito riportiamo, sono in particolare i commi n° 2 e n° 3:
Comma 2
Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica.
Comma 3
L’Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, e’ dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi. In base al monitoraggio ordinato dal Ministro Brunetta per misurare l'effetto reale del primo mese di vita del decreto anti-assenze vi è stato un crollo verticale del 37,1 per cento di malati e di relative assenze nell'unico settore del pubblico impiego. Il dato corrisponde a circa 25mila presenze in più dietro lo sportello o in ufficio a luglio 2008. Insomma, diventiamo un paese più efficiente. E anche più sano, dove le persone, nella fattispecie i dipendenti pubblici, si ammalano meno. "Risultati sorprendenti" aveva sostenuto il ministro presentando il dato che fotografa le presenze negli uffici nel luglio 2008 rispetto al luglio 2007. Dati che secondo il dicastero si traducono in 25 mila persone in più al lavoro e, quindi, "più servizi e maggiore qualità delle prestazioni". Nelle ultime settimane sono più di cento le denunce per truffa e peculato di impiegati pubblici assenti dal posto di lavoro mentre risultavano presenti grazie ai trucchi più banali come la duplicazione del badge di ingresso: 30 dipendenti del museo archeologico di Marsala, 27 della provincia di Agrigento, un intero reparto della Asl 1 di Napoli e poi assenteisti beccati in flagranza a Trani, Aosta, Messina, Caserta.
I RISULTATI
Sono settanta le amministrazioni che hanno partecipato alla rilevazione fornendo i dati sulle presenze. Molti enti locali, comuni province e regioni ma anche enti previdenziali e di ricerca e ministeri. Assenti giustificati dal monitoraggio ospedali, scuola e università. I risultati sono in effetti sorprendenti: se un anno fa erano circa venti le giornate non lavorate per motivi di malattia, quest'anno sono dieci. La metà esatta che significa 25 mila persone in più al lavoro. Sarà solo l'effetto dei primi mesi? E poi gli assenteisti troveranno l'inganno una volta fatta la legge? Il ministro promette che "il monitoraggio sarà costante" e che "l'obiettivo è ridurre in tre anni il divario esistente tra i tassi di assenteismo del settore pubblico e quelli del settore privato".
LA CURA BRUNETTA, UFFICIO PER UFFICIO
Quali risultati ha avuto la "cura" del ministro Brunetta? Molto buoni, a giudicare dai dati disponibili relativamente a settante pubbliche amministrazioni controllate per verificare l'efficacia della cura “anti-fannulloni”. Ed anche molto graditi dall'opinione pubblica se si pensa che, in base ad un recente sondaggio del "Corriere della Sera", il Ministro Brunetta è l'esponente del Governo che gode del maggior consenso con oltre il 65% di indice di gradimento. I dipendenti del Cnel, Consiglio nazionale dell'economia del lavoro, devono aver provveduto a farsi dei gran vaccini perchè improvvisamente e per fortuna non si ammalano più. Stesso destino per i loro colleghi dell'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, in pratica il legale rappresentante degli statali sul fronte dei contratti: da quando è in corso la campagna antifannulloni non si ammalano più. Restano invece di salute un pò cagionevole i dipendenti del ministero dell'Ambiente: Brunetta o no, negli ultimi tre mesi si sono ammalati più che negli stessi tre mesi dell'anno scorso. Ma sono davvero l'unica eccezione fra tutte le settanta amministrazioni controllate. Le 74 pagine del Dossier sulle assenze nascondono la classifica degli uffici più o meno virtuosi. Quelli che non si sono più ammalati grazie, si presume, all'effetto Brunetta che ha prodotto un crollo di assenze, sono intorno al quaranta per cento. Guida la speciale classifica il Cnel dove il crollo delle malattie è quasi verticale con il 77 per cento in meno: erano 71 gli assenti malati nel luglio 2007; sono stati 16 nel mese appena passato. Una diminuzione costante da maggio a adesso con il picco di giugno quando si sono ammalati solo 55 persone contro le 136 dell'anno passato. Al secondo posto l'Aran dove le giornate di assenza per malattia sono crollate (-71%) passando da 66 (luglio 2007) a 19. Seguono il comune di Torino (-60%) con "soli" 3.942 giorni di assenza per malattia contro gli 8.864 dell'anno passato e la regione Liguria (-55%) dove le giornate perse sono state 411 contro le 925 dell'anno scorso. Tra i ministeri il più virtuoso è stato quello dell'Istruzione dove le malattie sono crollate del 54 per cento (621 giorni di malattia contro i 1341 dell'anno scorso) seguito da quello dell'Economia (-44%, 9.891 i giorni di malattia a luglio 2008 contro i 17.344 del luglio 2007) e dal Lavoro (-42 per cento). Virtuosi e di salute meno cagionevole anche l'Enea (-50 per cento di giorni di malattia), Cnr (-44%) e Inpdap (-43%). Più che le percentuali colpiscono i dati assoluti che raccontano di uffici pubblici enormi con migliaia di dipendenti dove in un mese si possono ammalare migliaia di persone. Malattie leggere, per fortuna, perchè quando si passa alle cose serie - la voce malattia con certificati superiori ai 10 giorni - le cifre crollano a due numeri. Resta, come accennato, il caso del ministero del ministero dell'Ambiente, l'unico dei 70 uffici interpellati che conferma anzi aumenta tutte le sue malattie: 726 giornate di malattia contro le 711 del mese di luglio dell'anno scorso. Nel ministero diretto da Stefania Prestigiacomo i dipendenti non hanno "risentito" dell'effetto-annuncio ne dell'effetto-decreto. Continuano ad ammalarsi come e più di prima. Stando alla cura Brunetta dovrebbero avere la visita del medico fiscale. Certo è dura controllare a casa nello stesso giorno più di settecento persone… In generale nel 96% delle 70 amministrazioni intervistate il numero delle assenze per malattia è in calo. In ben 53 amministrazioni le assenze si riducono di oltre il 30%, con punte che vanno oltre il 75%. Significa che a luglio negli uffici pubblici hanno lavorato 25 mila persone in più. Che forse ci sono state un po' meno code e un po' più di efficienza. La domanda a questo punto è: quanto durerà la cura? Gli effetti saranno duraturi o solo sporadici? Una terapia- spot per strappare titoli sui giornali? O il primo passo verso una organizzazione più razionale della cosa pubblica?